Totò Diabolicus
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"Totò Diabolicus" 1962 di Steno. Soggetto Vittorio Metz, Roberto Gianviti. Sceneggiatura Vittorio Metz, Roberto Gianviti, Marcello Fondato, Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi. Produttore Gianni Buffardi, Titanus. Direttore della fotografia Enzo Barboni, Musiche Piero Piccioni, Montaggio Giuliana Attenni, Sceneggiatore Giorgio Giovannini, Direttore di produzione Egidio Quarantotto e Giancarlo Sambucini, Aiuto regista Mariano Laurenti. Interpreti: Totò (Galeazzo de Campo/monsignor Antonio/generale Scipione/prof. Carlo/Baronessa Laudomia/Pasquale Bonocore), Beatrice Altariba (Diana), Raimondo Vianello (Lallo), Mario Castellani (ispettore), Nadine Sanders (Donna Fiore), Luigi Pavese (commissario), Pietro De Vico (un paziente), Peppino De Martino (il notaio), Giulio Marchetti (investigatore privato), Franco Giacobini (un medico), Mimmo Poli (il postino), Paolo Ferrara (direttore del carcere), Gianni Baghino (Gigi lo sfregiato), Antonio La Raina (aiuto di Scipione), Consalvo Dell'Arti (maggiordomo), Steno (il giardiniere).
Trama: Un ricco nobile viene assassinato e sul suo corpo
l'assassino lascia la sua firma "Diabolicus". Vengono sospettati i quattro
fratelli eredi, ma uno di loro monsignor Antonino ha un alibi di ferro. |
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Critica: Il regista Steno interpreta un piccolo ruolo come giardiniere. La comicità di Totò raggiunge un diapason quando veste i panni della sorella plurivedova, nella sequenza del chirurgo miope che, mentre sta operando, perde gli occhiali. Totò è molto bravo nel caratterizzare il copione e gli offre scarsissime possibilità di andare al di la di una esteriore caricatura. Il Messaggero, Roma 7 aprile 1962.
Il film vuole essere una esplicita parodia sia
del genere giallo-poliziesco sia dei fumetti a sfondo violento, quali appunto "Diabolicus",
"Satanik", "Sadik" ecc. che ebbero all'inizio degli anni '60 una diffusione
molto elevata, soprattutto tra i giovani. La stessa satira la ritroviamo, per
esempio, nell'ultimo film interpretato da de Curtis nel 1967, "Capriccio
all'italiana", nell'episodio di Mario
Monicelli intitolato "La bambinaia", dove una governante tedesca (Silvana
Mangano), indispettita dal fatto che un gruppo di bambini legge con indifferenza
quel tipo di fumetti, si mette a raccontare alcune fiabe di Perrault,
esasperandone volutamente gli aspetti più macabri fino a farli piangere
disperati.
Tuttavia oltre alla parodia del giallo-poliziesco, già realizzata in opere
precedenti, quali "Le sei mogli di Barbablù", "I
tre ladri", "I ladri" e "Noi
duri", il film riprende il genere farsesco basato sul travestimento, come
era già stato "Totò terzo uomo", "Il
più comico spettacolo del mondo", "Miseria e nobiltà"
e, con grandissimo successo di pubblico, il più recente "Tototruffa
'62", dando la possibilità a Totò di interpretare più ruoli, tutti
fortemente tipizzati e di esilarante effetto comico e di sfoggiare ancora una
volta la sua abilità recitativa attraverso scenette separate dall'intreccio e di
forte sapore rivistaiolo. |
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