I tre ladri
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"I tre ladri" 1954 di Lionello De Felice. Soggetto "dal romanzo omonimo di Umberto Notari" 1921. Sceneggiatura Felicien Marceau, Franco Brusati, Filippo Sajust. Produttore Rizzoli Film (Roma), Francinex, Franco London Film (Parigi), Direttore della Fotografia Romolo Garroni, Musiche Roman Vlad e Antonio De Curtis, Montaggio Mario Serandrei, Sceneggiatore Virgilio Marchi, Direttore di Produzione Jacopo Comin, Aiuto Regista Marcello Baldi e Alain Roux, Fonico Kurt Doubrawsky. Interpreti: Totò (Tapioca), Jean Claude Pascal (Gastone), Gino Bramieri (Ornano), Simone Simon (sua moglie), Giovanna Ralli (la cameriera), Mario Castellani (l'avvocato), Memmo Carotenuto (il maggiordomo ), Lauro Gazzolo (il Pubblico Ministero), Camillo Pilotto (presidente del tribunale), Virgilio Riento (commissario), Carletto Sposito (un secondino), Laura Gore, Bice Valori e Dina Perbellini (tre amiche di Noris), Nino Milano (il vice commissario), Achille Majeroni (un industriale), Nico Pepe (un industriale), Claudio Ermelli (avvocato), Turi Pandolfini (un inventore), Salvo Libassi (il salumiere), Amalia Pellegrini (testimone), Adriana Bisaccia (una cameriera). Trama: Il ladro Tapioca (Totò) capita con Gastone in casa dell'industriale Ornano e di sua moglie Noris, alla quale Gastone estorce dei soldi per delle lettere compromettenti. Scoperto il ricatto Ornano fa arrestare Tapioca. Alla fine i tre uomini formano una società per lo sfruttamento delle lettere compromettenti. |
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Critica: Una satira, o meglio una farsa, senza molte pretese e , senza troppo sale, La ravvivano, qua e là, alcune battute saporite e qualche situazione poco peregrina. E la ravviva, naturalmente, l'interpretazione di Totò, tutta lazzi, smorfie, sberleffi, nelle vesti del ladro millantatore. La regia tenta qua e là cadenze di balletto: sovente con piacevole brio. Gian Luigi Rondi, "Il Tempo", Roma, 6 ottobre 1954.
Questa seconda coproduzione
italo-francese, tratta dall'omonimo romanzo di Umberto Notari,
pubblicato nel 1907, ebbe guai con la censura, soprattutto per
la scena in cui il maggiordomo Memmo Carotenuto va a trovare
Tapioca in prigione vestito da prete. La censura costrinse De
Felice a modificare l'abito, che divenne così uno strano vestito
nero indecifrabile. Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione |
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