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È diventato, diceva Volponi, una sorta di grillo del focolare per ogni famiglia e naturalmente è l'apparecchio televisivo ad aver sostituito il focolare. Non era focolare la sala d'avanspettacolo in cui era cresciuto artisticamente e aveva imparato a definire e controllare la propria comicità e il proprio stesso fisico fin quasi a negarne la pesantezza, nella snodata libertà dei movimenti - e non era focolare il teatro di lusso della grande compagnia di riviste messa su con Galdieri autore, la Magnani soubrette. Non erano focolare neanche le sale cinematografiche di seconda. E neanche quelle di terza visione, quelle delle periferie e dei paesini dove si radunava un pubblico festante, che lo adorava proprio per la sua libertà e diciamolo, per la sua "volgarità". La televisione è focolare perché sta in ogni casa; Totò non ha mai avuto tanto pubblico come in morte, grazie alla televisione. Ma il pubblico è cambiato, è più Io stesso, e la sintonia tra pubblico e maschera è cambiata. Quello di ieri era povero e frustrato, non aveva abbastanza cibo, sesso, libertà. Quello di oggi ha forse troppo cibo, molto più sesso ma non molto meglio gestito che un tempo, e soprattutto, ha davvero più libertà? Forse per questo Totò continua a esserci vicino, grillo del focolare che fischietta oggi in sordina il suo inno sregolato contro i limiti posti dalla società e dalla natura stessa delluomo. |
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Canzoni e poesie si possono considerare l'altra faccia di Totò, quella più malinconica, quella in cui dava sfogo alla sua vena romantica e sentimentale. Di Antonio De Curtis tutti conoscono "Malafemmena" ma pochi sanno o ricordano che ha scritto oltre cinquanta canzoni alle quali teneva moltissimo. Delle sue canzoni il grande attore scriveva parole e musica con straordinario senso musicale, dato che non sapeva suonare nessuno strumento, ma solo giocherellare con un dito al pianoforte. Quanto ai suoi versi - i primi apparsi nel 1953 in appendice al volume "Siamo uomini o caporali ?" di Esaù e Passarelli, Totò era solito scriverli su foglietti variegati o, negli ultimi anni, dettarli al magnetofono, come ricorda Franca Faldini, "spingendo e rispingendo il tasto per andare avanti, indietro, fermare, cancellare, perché il male alla vista gli impediva di scrivere ". Furono raccolte nel 1964 (e ripubblicate nel '71, da Gremese) in ", A Livella", mentre, dopo la sua morte, Franca Faldini fece pubblicare "Dedicate allammore" (1977, Colonnese Ed., Napoli). "Non c'è nessuna discrepanza tra la mia professione che adoro e il fatto che io componga canzoni e butti giù qualche verso pieno di malinconia - aveva detto Totò -. "Sono napoletano e i napoletani sono bravissimi a passare dal riso al pianto" - Parole che spiegano molto bene il valore che attribuiva loro. |
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Il risultato fu una particolare forma asimmetrica: il naso e il mento tendenti a destra, gli occhi allineati su due assi diverse e pronti ad agire indipendentemente la bocca costretta a seguire l'andamento del mento: parte bassa sulla sinistra, si impenna al centro e sulla destra disegna una punta parabolica Tre funerali Totò fu speciale in tutto, anche nella morte. Non ebbe, infatti, come tutti i comuni mortali. un solo funerale, bensì... tre. Il primo glielo fecero a Roma, dove abitava da tanti anni e morì- Il secondo a Napoli, la città in cui era nato, alla chiesa del Carmine, davanti a centinaia di migliaia di suoi concittadini. Il terzo a Napoli ancora, ma questa volta nel Rione Sanità, alcune settimane dopo e a bara vuota. Perché così volle il capo guappo del rione Sanità, dove da una folla immensa Totò nato, per riparare un torto. Si può dire che da questo funerale tris sia nato il revival di Totò che in questi trenta anni, lo ha portato ad essere considerato, a ragione, il più importante uomo di spettacolo che abbia avuto l'Italia in questo secolo. Superprincipe Quando nacque fu iscritto all'anagrafe come Antonio Clemente, con il cognome della mamma. Quando mori, nell'Elenco storico della nobiltà italiana, risultava iscritto come: "Focas Flavio Angelo, Ducas Comneno de Curtis di Bisanzio Gagliardi Antonio Giuseppe di Luigi Napoli, Principe Conte Palatino, Cavaliere del Sacro Romano Impero. Nobile Altezza Reale ". Alla faccia del bicarbonato di sodio, avrebbe detto l'immortale Principe. Ma come fu possibile una simile trasformazione, da figlio di padre ignoto ad erede al trono di Bisanzio? Resta tutto sommato un mistero nella biografia di Totò e dobbiamo accontentarci della spiegazione ufficiale che l'interessato consolidò nel tempo. Le cose erano andate così: Anna Clemente, di famiglia povera, s'innamora del marchesino Giuseppe De Curtis, spiantatissimo rampollo di un'antica casata decaduta. Dopo qualche amoreggiamento di nascosto fra i due avviene "o fatto". Anna rimane incinta mentre il marchesino, terrorizzato dalla proibizione del genitore, non si assunse l'onere della paternità. Così Anna aiutata dalla mamma e dai fratelli tira su il piccolo Totò come può, sognando per lui un avvenire come ufficiale di marina. Soltanto all'età di 30 anni Totò, già affermatissimo attore, quando aveva già avuto tutto dalla vita - fama, denaro e donne - ebbe la gioia di essere riconosciuto da suo padre. Totò finalmente lascia il cognome della mamma e diventa il marchese Antonio de Curtis. Ma non è contento - Per rafforzare il suo già altisonante cognome si mette alla caccia di anziani nobili senza prole da cui farsi adottare. |
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Visto da vicino
Cè chi lo ha conosciuto, chi ha lavorato con lui o lo ha solo ammirato sul grande schermo da ragazzo. Da tutti, comunque, parole di affetto e stima, ammirazione e riverenza. Ecco cosa ci dicono giovani e meno giovani personaggi dello spettacolo su Antonio de Curtis in arte Totò.
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CARLO CROCCOLO
"Era
un professionista rigoroso, con un'idea tutta sua dell'improvvisazione: e cioè non era
ammissibile nulla, né un gioco, né uno scherzo, a parte quelli che aggiungeva lui nel
copione. Severissimo con se stesso e con gli altri, un'ora prima di andare in scena ci
faceva provare nella sua roulotte le battute che aveva riscritto per noi. Poi tutto doveva
andare come stabilito.
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Solo il fatto di essere italiano e dialettale gli ha impedito il paragone con Chaplin all'estero. Forse è morto troppo presto..."
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Come si
sente a Napoli, città che ha dato i natali a Suo padre?
Qual è il Suo ruolo in questo spettacolo?
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