La legge è legge

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Film in B/N durata 95 min.  -  Incasso lire 354.000.000  (valore attuale € 8.842.954,54)  Spettatori 2.234.000   Video-clip 41 sec.

"La legge è legge" 1958 di Christian Jaque. Soggetto Jacques  Emmanuel, Jean Charles Tacchella; Sceneggiatura Christian-Jaque, Age, Furio Scarpelli, Jacques Emmanuel. Produttore Franco Cristaldi per Vides Cinematografica Roma, Les Films Ariane Filmsonor France Cinèma Parigi, Direttore della Fotografia Gianni Di Venanzo, Musiche Nino Rota dirette da Franco Ferrara, Montaggio Jacques Desagneux, Sceneggiatore Gianni Polidori, Direttore di produzione Alfredo Bini, Aiuto regista Alberto Cardone e Raymond Villette, Fonico Ovidio Del Grande.

Interpreti: Totò (Giuseppe La Paglia) , Fernandel (Ferdinando Pastorelli), Leda Gloria (moglie di La Paglia), Noel Roquevert (poliziotto francese), Nino Besozzi (il maresciallo), Jean Brochard (l'onorevole), Nathalie Newal (moglie di Pastorelli), Luciano Marin (Mario), Albert Dinam (capodoganiere francese), Anna Maria Luciani (Marisa), Henry Cremieux (suocero di Pastorelli), Renè Genin (l'oste), Henry Arius (il sindaco).

Trama: Giuseppe La Paglia piccolo contrabbandiere italiano, è costantemente perseguitato da una guardia di finanza francese, Pastorelli. Essi abitano ad Assola un paesino montano diviso in due dal confine italo-francese in una maniera alquanto bizzarra. Un giorno la guardia confida a La Paglia che lui è nato nella cucina italiana di un appartamento francese. Il piccolo contrabbandiere decide di vendicarsi rivelando alle autorità francesi questo particolare. Pastorelli perde con la cittadinanza il posto di lavoro, la sua divisa e la seconda moglie, non solo ma viene perseguitato anche dalle autorità italiane come apolide. Come impazzito si rifugia in montagna e con un fucile si mette a sparare sul paese. Lo salverà La Paglia scoprendo che al tempo della sua nascita la cucina era nel territorio francese.

Film completo: "La legge è legge"

Critica: Co-produzione italo-francese con Fernandel protagonista principale. Le riprese si fanno tra novembre '57 e gennaio '58 a Venafro nei pressi di Cassino, ma Totò preso dalla temperatura gelida interrompe le riprese e si ritira nella sua casa di Roma. Il film viene completato in fretta dalla sua controfigura "ufficiale", l'attore Dino Valdi. Scriveva Gian Luigi Rondi: "[..] Satira, farsa, parodia? Di tutto un pò. Il film porta la firma di Christian Jaque [..]

I suoi maggiori consensi comunque vanno agli interpreti: sia a Totò, sempre uguale, ma sempre divertente in quelle sue parti di ladruncolo affamato, capace solo di vivere d'espedienti, sia a Fernandel [..]". Un "vice" dal Corriere dell'Informazione: "Totò e Fernandel non si erano mai incontrati in un film; sul ring allestito da Christian Jaque per questa volta ha vinto il comico francese, e non perchè abbia superato in bravura il collega italiano, ma perchè il film è fatto per lui come tutti quelli che egli ha interpretato finora [..]".

Primo dei due film di Totò diretti da un regista straniero, il francese Christian Jaque, È certo che il capolavoro assoluto che fu "Guardie e ladri" ha sempre suscitato nei produttori e nei registi una grandissima attrazione, tant'è che sia questo "La legge è legge" sia "I tartassati" vi si ispirano, ed entrambi sono coproduzioni con la Francia, interpretate da attori francesi, Si aggiunga che Fernandel era diventato molto popolare in Italia a metà degli anni '50 grazie alla serie di film su "Don Camillo e l'onorevole "Peppone", e che la produzione italiana, per un ragionamento simmetrico, tentò, proprio in questo periodo, di lanciare Totò in Francia. Già con "Tempi nostri", "I tre ladri", "Totò, Vittorio e la dottoressa" e "Totò a Parigi" e poi con "Totò, Eva e il pennello proibito", "I tartassati", "Le belle famiglie", "La Mandragola", "Operazione San Gennaro" e "Le streghe" si cercò con tenacia di "esportare" Totò in Francia, ma l'operazione fallì, a riprova che il grande attore italiano era diverso da Fernandel o da Louis de Funes, che, doppiati in Italia, acquistavano.

Totò invece, doppiato in Francia, moriva. E questo è una prova assoluta e ulteriore del fatto che la grandezza di Totò sta nella recitazione parlata e non su quella mimica. Nel calco di "Guardie e ladri", Totò torna ad interpretare il ruolo di un povero diavolo truffaldino, costretto, per campare, ad arrangiarsi con piccoli furti, piccole truffe e varie violazioni alle leggi doganali, ruolo a lui assolutamente congeniale, nel quale emerge con chiarezza la sua maschera bonaria e simpatica, furbesca e anarcoide, qualunquista e un po' cinica, ma sempre generosa. Si ha tuttavia l'impressione che questo film, al fondo, voglia quasi essere non solo una ripresa di "Guardie e ladri", ma persino una sua parodia, con una fortissima satira della burocrazia e dell'ottusità delle guardie di frontiera, sia italiane che francesi e con un "embrassons nous" finale tra i due popoli "cugini".

L'incertezza anagrafica del povero Ferdinando Pastorelli è sempre risolta in chiave comica, ma con un fondo sentimentale che la rende più credibile. Il film non è privo di momenti felici, soprattutto in alcuni duetti tra i due comici e nella descrizione del loro vissuto familiare. Il regista non rinuncia ad una certa utilizzazione riduttiva di Totò, spesso còlto (senza tuttavia mai esagerare) nelle mossette e nel modo di camminare della prima maniera, ma la cosa più interessante è che ancora una volta, soprattutto se messo in coppia, Totò rivela il suo volto di clown Augusto. Spetta quindi a Femandel il ruolo di clown bianco.

Totò, al contrario del muto Charlot, non è esportabile, perchè sono assolutamente intraducibili le sue eccezionali capacità recitative, non riferibili al puro "significante" linguistico, ma radicate fortemente nel retroterra culturale (e quindi anche e soprattutto linguistico) dell'italiano e del dialetto.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione

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