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Dei due
aspetti dell'arte di Totò, non saprei quale preferire: la parte burattinesca, i fuochi
d'artificio, la commedia dell'arte, è una: componente della sua comicità di grande
valore, importantissima, soprattutto a ritroso; ci se ne accorge oggi meglio di quando,
mettiamo, io cominciai a lavorare con lui. C'era allora l'esplosione del neorealismo, e
quello che Totò faceva in teatro e aveva cominciato a fare in cinema con Palermi o
Mattoli sembrava un po' sorpassato, e si cominciarono a prendere per lui dei temi
neorealisti. Il Totò maschera, il Totò surrealista, il Totò marionetta, si trasformò
pian piano in una figura più umana, e neorealistica, conseguentemente a tutto l'indirizzo
del cinema italiano. Nessuno pensava che ci fosse in lui tanta carica di umanità, e tanta
precisione di sfumature psicologiche, e fu in questa nuova veste che egli ebbe alcuni
grandi successi. Il suo boom fu dovuto in gran parte al neorealismo e a questo tipo di
nuova comicità. Fu Pasolini a riprendere di nuovo il suo personaggio surreale, nei suoi
ultimi film. Pasolini s'innamorò di Totò, e fu uno dei pochissimi registi importanti e
di valore a occuparsi di lui, perché nessuno se n'era mai occupato. Lo usò su uno sfondo
di transizione neorealista, ma lo prese nelle sue caratteristiche più surreali, e ne fece
una figura diversa e piena di grazia.
La
tradizione comica di Totò, in cinema e in teatro, di prima e durante la guerra, era, come
abbiamo detto, marionettistica e surrealistica. Poi ci fu l'avvento del neorealismo e dei
personaggi ancorati alla vita quotidiana, quelli che rappresentavano l'italiano medio di
allora. Totò ne ha subito l'influenza e ha dovuto trasformare il suo tipo di comicità.
Il primo film neorealista come tematica che egli fece fu quello mio e di Steno Totò cerca casa. Si trattava precisamente, come dice
il titolo, della crisi degli alloggi. Totò doveva affrontare un personaggio che non aveva
mai affrontato prima, e il film infatti risente da tutti i punti di vista, da quello della
recitazione come da quello della regia e della sceneggiatura, di un certo squilibrio,
perché la tematica era spesso vecchio stile, di comicità burattinesca. lo ero convinto
che la vena che fosse da tirare fuori da lui fosse quella neorealista. Mentre giravo con
Totò, lui spesso mi dava dei suggerimenti a carattere un po' surreale, astratto, e io
glieli bocciavo quasi tutti. Ripensandoci, credo che molte volte avesse ragione lui, ma
allora...
Sempre
Steno e io, facemmo poi un film abbastanza buono sul varietà, Vita da cani con Fabrizi,
che allora era nel suo grande momento di attore e di personaggio. A Ponti venne un'idea
molto produttiva, quella di mettere insieme questi due personaggi, Totò e Fabrizi, e
tutto sommato fu un soggetto scritto su misura, da Flaiano e da Brancati, che poi
sceneggiammo facendone Guardie e ladri. La qualità, il tono del film, era diverso, anche
perché nasceva da una diversa scrittura. Totò si compiaceva se chi gli scriveva le
sceneggiature o i soggetti erano autori di nome, però credo che sul fondo non gli
interessasse molto. La grande passione, la grande nostalgia di Totò era il teatro, era il
contatto con il pubblico, era recitare la sera su un palcoscenico. Verso il cinema aveva
un atteggiamento non dico di disprezzo, questo no, ma comunque di disinteresse. Lo ha
fatto per venti anni e fatto soltanto quello, ma lo ha fatto per ragioni economiche,
però, il suo amore restava il teatro.
Il
passaggio definitivo al nuovo personaggio fu dunque
Guardie
e ladri sia per l'intervento di Vitaliano Brancati, che fece la sceneggiatura
e gli dette un'impronta particolarmente valida dal punto di vista psicologico e umano,
realistica e aggiornata per quello che era l'Italia di allora, sia per l'esperienza che
avevamo ormai dietro tutti quanti. E su questa scia si mossero
Totò
e Carolina,
Totò e i re di Roma, e
altri film. Totò e i re di Roma lo prendemmo, Steno e io, addirittura da Cechov.
Guardie e ladri ebbe un grossissimo successo. Vi
si mettevano quasi sullo stesso piano sia la guardia che il ladro, coi loro problemi,
ragione per cui avemmo parecchi guai con la censura, perché sembrava che questo fosse
rivoluzionario. Su quell'ambiente venne fuori anche l'idea di fare con Sonego un film su
un agente di PS che si trovava per le mani una ragazza che aveva tentato il suicidio e che
Totò doveva riportare al paese col foglio di via. Il film,
Totò
e Carolina, ebbe un mucchio di guai, e uscì dopo un anno e mezzo, perché
ebbe trentaquattro trentacinque tagli in censura
>>visualizza il documento di
censura della Presidenza del Consiglio dei ministri in originale in
formato PDF<<. Dovemmo cambiare parecchie battute, fu
proprio massacrato, e anche lì perché la guardia era fatta da Totò e già questo era
visto come un'offesa all'intero corpo della polizia, e poi perché aveva degli
atteggiamenti umani, si faceva convincere, non faceva il suo dovere fino in fondo per
ragioni umanitarie, e questo sembrava un'offesa ai corpi dello Stato.
Il
personaggio del Totò di quegli anni è tipico degli anni Cinquanta, un piccolo-borghese,
anzi nemmeno, un sottoborghese in combattimento sempre con lo stipendio, la fame, il
posto, la disoccupazione, con un'ideologia diciamo pure qualunquistica e quindi affamato
di notorietà, di sesso. Il Totò della prima maniera veniva dal pazzariello che va in
giro per le strade con una livrea e un bastone in mano, e i passanti, i bambini, lo
circondano e ridono alle sue mosse e alle sue battute. La sua comicità era senza dubbio
più immediata, proprio perché più infantile e diretta, spontanea. In questo c'era anche
un aspetto " intellettualistico ", surreale, che però non è affatto in
contrasto col mondo dei bambini e dell'immediatezza comica. Il personaggio comico
neorealista, era un personaggio di tutti i giorni, il sottoproletario e il diseredato o il
sottoborghese, e veniva mediato da altre esigenze, era meno diretto e immediato. Però era
altrettanto, se non forse più popolare. Il pubblico lo riceveva con la stessa facilità e
con la stessa partecipazione con cui riceveva il primo personaggio.
Le
donne poi nei film di Totò hanno poca consistenza di personaggi drammatici, sono messe
sempre come abbellimento, come oggetti, come divagazioni. La società era quella
repressiva di allora, piena di censure, non c'era l'apertura che ci siamo poi conquistata.
In fondo Totò rappresentava proprio questo tipo di italiano sottosviluppato, diciamo la
verità, perciò credo che il suo grande successo, la sua grande popolarità fossero dati
proprio da questo. A parte naturalmente le sue qualità eccezionali di attore, di mimo. Le
donne, nei film di Totò, servono solo per dare pimento, come una bella scenografia,
diciamo. Ma come personaggio che abbiano una loro umanità, in generale no, erano un
semplice ornamento. Di emancipazione della donna in quei film non se ne parla proprio!
Sono un oggetto, bellissimi oggetti che aiutano i film e i produttori a far entrare nei
cinematografi un po' più gente.
Poi,
più tardi, facemmo insieme
I soliti ignoti. Fu
un colpo di fortuna, perché I soliti ignoti nacque come un film in cui non doveva
entrarci Totò, ma siccome era il debutto nel film comico di Gassman, e Gassman era visto
allora dai produttori come il fumo negli occhi, soprattutto per una parte comica e di
protagonista, allora per avallare la presenza di Gassman fui costretto a prendere nelle
altre parti attori come Totò, come Mastroianni, Salvatori, ecc. , perché il pubblico si
divertisse con questi personaggi e non fosse oppresso dalla presenza di Gassman.
L'ultimo
film che ho fatto con Totò,
Risate di gioia,
non andò molto bene. Penso che intanto la coppia non fosse molto bene assortita, perché
avevano tutti e due una forte personalità, e tentavano di sormontarsi l'un l'altra. Poi
era probabilmente un po' sorpassato quel genere di film, quel soggetto. E c'era il fatto
che era un film ibrido, c'era dentro Ben Gazzara, che parlava in americano, mentre loro
due parlavano romano e napoletano italianizzati, e con l'altro si capivano fino a un certo
punto. E abbiamo dovuto doppiare il film completamente. Con la
Magnani si poteva fare, con
Totò era una cosa complicatissima e difficilissima.
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