Noi duri

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Film in B/N durata 98 min.  -  Incasso lire 361.000.000  (valore attuale € 8.006.198,34)  Spettatori 2.206.000   Video-clip 42 sec.

"Noi duri" 1960 di Camillo Mastrocinque. Soggetto Dino Verde, Leo Chiosso; Sceneggiatura: Dino Verde, Leo Chiosso, Oreste Biancoli. Produttore Ermanno Donati e Luigi Carpentieri per Athena Cinematografica - CEI INCOM, Direttore della fotografia Luciano Tresatti, Musiche Lallo Gori, Montaggio Roberto Cinquini, Sceneggiatore Piero Filippone, Direttore di produzione Piero Donati, Aiuto regista Giovanni Fago, Fonico Bruno Moreal.

Interpreti: Totò (l'Algerino), Fred Buscaglione (Fred Bombardone) Scilla Gabel (Jossette la sigaraia), Paolo Panelli (Robinot), Bice Valori (Genzianetta sua moglie), Mario Castellani (segretario dell'algerino), Linda Sini (Barbara), Lynn Shaw (Monique), Luigi Pavese (un doganiere), Gino Ravazzini (regista TV), Elio Pandolfi (Serafino), Giuseppe Porelli (il commissario Visky), Tony Ucci (sassofonista), Peppino De Martino (il segretario del ministro), Romolo Valli (Pat O guardia), Gianni Solaro (gangster), Graziella Tolusso (una spogliarellista), Giulio Marchetti (un poliziotto)

Trama: Fred, agente dell'FBI si fa assumere come musicista in un night, covo dell'Algerino, (Totò) che lo manda a ritirare una partita di droga a Casablanca. Al rientro Fred viene derubato della merce e l'Algerino sospetta di lui. Ma l'autrice del colpo e' la soubrette del locale, Jossette; alla fine arriva la polizia che arresta i cattivi.

Film completo: Noi duri

Critica: Questo film è un vero guazzabuglio di avventure improbabili pur nella loro stessa paradossalità, e rivela una cura non troppo attenta nel rendere una storia che una migliore sceneggiatura avrebbe potuto presentare sotto un aspetto più gradevole. La macchietta disegnata da Totò ricalca vecchi schemi del celebre comico. Alberto Albertazzi, Intermezzo, Roma, 31 marzo 1960.

E' una discreta parodia di certi film di Eddie Costantine giocata con una certa abilità da Fred Buscaglione, affiancato da un trio di belle pupe e da due attori comici assai popolari, il giovane Panelli e l'anziano Totò in un ruolo che ci ha ricordato un suo vecchio film "Totò le Mokò". Il Giorno, Milano, 12 marzo 1960.

Terzo film consecutivo e ottavo in assoluto nel quale Totò non è protagonista, questo men che mediocre "Noi duri" risulta essere il gradino più basso tra tutti gli undici film diretti da Camillo Mastrocinque, ed ha lo scopo dichiarato non solo di fare una parodia a Eddie Constantine, di Rififi e del genere "noir", ma soprattutto quello di far cantare a più riprese l'allora popolarissimo Fred Buscaglione (già presente ne "I ladri") e di filmare qualche castissimo spogliarello (il film infatti doveva intitolarsi "A qualcuno piace Fred"). Essendo evidente anche un certo richiamo a "Totò le Mokò", il film è quasi una parodia di una parodia.

Nulla è credibile in questo filmetto nato per quei pretesti e tutto si riduce alle sole esibizioni canore o alle gambe e ai generosi seni delle attrici.

È solo la presenza di Totò a rendere, però interessante un film che altrimenti letteralmente non esisterebbe. Egli interviene in sole sette scene, delle quali la prima, alla dogana, con Luigi Pavese e Mario Castellani, è in assoluto la più esilarante, anche se si fonda sul vecchio repertorio del teatro di rivista adattato al cinema, e l'ultima attinge a certo humour nero, con una macchina di morte, il cui funzionamento viene spiegato da Totò alle vittime. Le altre sono di raccordo e non contengono aspetti recitativi di rilievo.

Alcuni bisticci di parole, come sempre, e frasi ricorrenti accompagnano Totò nel ruolo dell'Algerino, che richiama fortemente "Un turco napoletano".

Al doganiere che corregge Totò che lo ha chiamato Capitano, questi risponde Non l'hanno fatto ancora capitano? E non ha reclamato? Se dipendesse da me la nominerei generale. E ancora: dov'era per dovere, inalfabeta per analfabeta, barattolo per baratto e, al nome arabo "Vidomàr", esclama cantando "vid' 'o mare quant'è bello..." (plagiandolo da "Totò sceicco") e fa la solita mossa con la bocca, con le labbra serrate e in fuori, dicendo "mosca". Ma niente di più, dunque: vecchissimo repertorio recitato con la solita bravura in un film che non esiste.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione

 

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