Totò sceicco

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Film in B/N durata 92 min.  -  Incasso lire 483.000.000  (valore attuale € 17.045.454,54)  Spettatori 4.660.000 -  Video-clip 34 sec.

"Totò sceicco" 1950 di Mario Mattoli. Soggetto e Sceneggiatura: Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age, Furio Scarpelli. Produttore Manenti Film, Direttore della Fotografia Mario Albertelli, Musiche Armando Fragna dirette da Felice Montagnini, Montaggio Giuliana Attenni, Sceneggiatore Piero Filippone, Direttore di Produzione Romolo Laurenti, Aiuto Regista Leo Catozzo, Fonico Kurt Doubrawsky.

Interpreti: Totò (Antonio Sapore), Aroldo Tieri (marchese Gastone), Ada Dondini (la marchesa madre), Kikì Urbani (una danzatrice), Cesare Polacco (Mohamed), Arnoldo Foà (il matto), Mario Castellani (il colonnello ), Riccardo Billi (un arabo), Ubaldo Lay (il maggiore della legione straniera), Carlo Duse (un beduino), Carlo Croccolo (cameriere), Ughetto Bertucci (Ludovico), Raimondo Vianello (un ufficiale), Giacomo Furia (un legionario), Aldo Giuffrè (un legionario), Tamara Lees (Antinea, regina di Atlantide), Laura Gore (Lulù), Lauretta de Lauri (Fatma), Pietro De Vico (un legionario), Eduardo Passarelli (l'ufficiale medico), Ubaldo Loria (Battista).

Trama: Totò è un maggiordomo che giunto in Africa viene scambiato per un principe arabo. Salva così la vita al suo padrone arruolato nella Legione Straniera. Dopo molte avventure i due finiscono nella città di Atlantide, dove rischiano la pelle. Si salvano fuggendo con la regina d'Atlantide e un'altra ragazza.

Film completo: Totò sceicco

Critica: Ormai con lo sfruttamento cinematografico di Totò siamo ad un punto morto: questo grande mimo non ha trovato la sua strada, le sue apparizioni cinematografiche si mantengono sulla stessa linea delle sue apparizioni teatrali, puntano cioè sul suo fascino personale sulla sua travolgente vis comica.

Per realizzare un film con Totò basta offrire alla sua fantasia uno spunto esilissimo che egli riveste con variazioni di irresistibile efficacia.

I soggettisti di Totò, anziché cercare di costruire un autentico soggetto comico, si limitano a suggerire vaghi spunti, presi in prestito dall’avanspettacolo. Mario Landi "Film d’oggi", Roma, 13 dicembre 1950.

E’ inutile raccontare le gag più divertenti, o raccontare la trama, basta dire che il film riesce a far ridere e che spesso riceve applausi dal pubblico. Totò non ha ancora raggiunto il massimo dalle sue capacità ma ha mostrato che può fare di più e che forse ha trovato la sua strada. "L’Unità" Roma, 7 dicembre 1950.

Ancora una parodia ispirata ai film d'avventura sia americani che europei, molto popolari negli anni '40, centrati sulla legione stranierara sul Marocco (come "Casa Banca"), il mondo arabo (come "Ali Babà e i quaranta ladroni", "Simbad il marinaio"), la casbah (come "Pepe le Mokò"), il deserto del Sahara ecc.

Questo film parodia fa il verso esplicitamente anche a "Il figlio dello sceicco" e a Rodolfo Valentino.

Il recupero parodistico attraverso Totò, con il suo conseguente sfruttamento, si sviluppa in tutte le direzioni possibili, dagli orfanelli derivati dal romanzo di Adolphe D'Ennery e Eugène Cormon (1942), alla jungla di Salgari, alla "plaza de toros" di Rouben Maumoulian (1941), alla Siviglia di Baumarchais, alla casbah di Duvivier (1936), al Tarzan di Weissmiiller (1932), allo Sherlock Holmes, al Dr. Jekyl di Stevensone via citando.

Questo "Totò sceicco", rispetto ai film precedenti e soprattutto al degradante "Tototarzan", appare nel complesso più curato e organizzato. Nonostante Metz e Marchesi sempre propensi ad esasperare e a sfondare la barriera del realismo minimo, l'ordito narrativo del film appare adatto all'inserimento di situazioni e passaggi comici intelligenti e di schietto sapore farsesco, come l'aplomb del maggiordomo-Totò, scambiato per il padrone di casa, l'obesità surreale della marchesa madre, interpretata dalla grande caratterista Ada Dondini, sollevata da pesanti carrucole, il duetto irresistibile tra Totò e il cameriere Carlo Croccolo al bar del porto, con il sublime e reiterato equivoco di "birra e salsicce", accompagnato ogni volta dalla classica mossa della bocca di Totò, come a supporre intese recondite. .

In un film che costruisce il suo intreccio sul solito e sfruttatissimo scambio di persona, già ricco di grandi passaggi narrativi e costruito con mezzi scenici e comparse abbastanza adeguati a un realismo minimo, come le scenografie, gli ambienti e la cura nei dettagli, Totò si muove con una padronanza assoluta dei suoi mezzi recitativi. Interessanti sono anche alcuni riferimenti all'attualità politica, come I meridionali si sono sempre risollevati, lo sono monarchico, mentre altre battute quali Alì... morte - No, Ali Babà -Come sta mammà? -Non c' è male -Salutala per me, sono da ascrivere a quel grande serbatoio della rivista.

Sublime, tra tutte, è la battuta famosissima Guarda 'O màre quant' è bello. Nel film si evidenzia e si accentua la tendenza sempre molto forte in Totò a spostare il registro recitativo verso un tipo di comicità irrazionale, che spiazza i suoi interlocutori attraverso un martellante uso del linguaggio e dei movimenti facciali e corporei. Questa tendenza è ampiamente favorita da Mattoli, che inserisce Totò in un intreccio e in una situazione, ma lo lascia poi libero di svilupparla secondo l'estro e l'improvvisazione creativa dell' Artista, che leggeva appena i copioni.

A Totò infatti interessavano le singole scene staccate una dall'altra, considerate come veri e propri sketches di teatro.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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