I due orfanelli
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"I due orfanelli" 1947 di Mario Mattoli. Soggetto Mario Mattoli e Steno. Sceneggiatura: Age, Jean Jacques Rastier, Steno. Produttore Excelsa Film, Direttore della Fotografia Jan Stallich, Musiche Eldo Di Lazzaro dirette da Pippo Barzizza, Montaggio Fernando Tropea, Sceneggiatori Gastone Medin, Roland Jean Quignon, Direttore di Produzione Ignazio Luceri, Aiuto Regista Armando Grottini, Fonico Ovidio Del Grande. Interpreti: Totò (Gasparre), Carlo Campanini (Battista), Isa Barzizza (Matilde), Nerio Bernardi (il duca), Raymond Bussières (Deval), Franca Marzi (Susanne De La Pleine), Ada Dondini (direttrice), Guglielmo Barnabò (giudice), Annette Poivre (la chiromante), Luigi Almirante (il boia), Galeazzo Benti (un ufficiale), Mario Castellani (maggiordomo), Raimondo Vianello (un ufficiale), Nico Pepe (abate Faria), Ughetto Bertucci (generale), Irene Genna (una collegiale), Dina Romano (domestica del boia), Toto Mignone (il cinese), Achille Maieroni (il segretario di Napoleone III). Trama: Gasparre e Battista lavorano in un orfanotrofio francese nel 1865 e scoprono che la trovatella Matilde è innamorata dell'ufficiale Giorgio, che non potrà sposare finché è ignota l'identità dei suoi genitori. Decidono quindi di andare da un'indovina con una ciocca dei capelli della ragazza, ma Gasparre che l'ha persa la sostituisce con una sua. Gasparre scopre di essere figlio di un nobile, tolto in fasce alla madre dal cattivo zio Filippo. Gasparre e Battista si recano al palazzo dello zio, questi lo perseguita fino a portarlo alla ghigliottina. Ma Battista scopre di essere il figlio del boia e gli salva la vita. Ma è tutto un sogno iniziato quando Gasparre ha avuto la ciocca da Matilde. |
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Critica: Una volta di più Totò ha deluso quanti gli riconoscono ampie possibilità nel campo del cinema, ma una volta di più bisogna convenire che anche quest'ultimo naufragio è solo e completamente imputabile a chi si ostina a usare questo nostro estroso comico come una saporosa droga per far trangugiare un pasticcio dal poco gradevole sapore. Lorenzo Quaglieni, "L'Unità", Roma, 27 novembre 1947. Totò, presumendo evidentemente di poter trasferire sullo schermo di tutto peso l’intero bagaglio delle sue battute e mossette furbe da buon mimo di varietà, ha finito col travolgere e dominare, non solo il regista Mario Mattoli, ma anche coloro che, con la trama de I due orfanelli si erano sforzati di dare al film un movimento e una libertà di motivi sardonici e acerbamente grotteschi, degni forse di miglior recapito. Alfredo Orecchio, "Il Messaggero", Roma, 27 novembre 1947.
Film di recupero, girato sugli stessi set utilizzati per "Il fiacre n.13",
dello stesso anno e dello stesso Mattoli.
Il film è pieno di battute del tipo: Suona pure l'inizio del dopoguerra;
Compagni, compagni, gli aristocratici sono in crisi! Ci siamo. È la
rivoluzione; i Ma non sarebbe meglio (scappare)? - Siamo in divisa! - È
quello che ci rovina; Ah marescià, è meglio star lontano dalle battaglie;
Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione |
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