Signori si nasce
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"Signori si nasce" 1960 di Mario Mattoli. Soggetto Dino Falconi, Luigi Motta. Sceneggiatura Franco Castellano, Pipolo, Edoardo Anton; Produttore Isidoro Broggi e Renato Libassi per D.D.L. Cinematografica Manenti Film. Direttore della fotografia Alvaro Mancori, Musiche Gianni Ferrio, Montaggio Gisa Radicchi Levi, Sceneggiatore Alberto Boccianti, Direttore di Produzione Romolo Laurenti, Aiuto regista Michele Lupo, Fonico Franco Gropponi. Interpreti: Totò (Ottone Spinelli degli Ulivi, detto Zazà), Peppino De Filippo (Pio), Delia Scala (Patrizia), Carlo Croccolo (Battista), Liana Orfei (Titì), Riccardo Garrone (Enzo), Angela Luce (Fedele), Nico Pepe (Binotti), (Luigi Pavese (Bernasconi), Gino Buzzanga (il maresciallo), Vera Nandi (moglie di Battista), Renato Malavisi (un prete), Leopoldo Valentini (secondino), Dori Dorika (Adelina). Trama: Zazà (Totò) si trova nei guai per una cambiale da lui firmata con la firma contraffatta del fratello Pio, che accorso in suo aiuto dopo che ha finto propositi suicidi, lo scopre in compagnia di Patrizia futura vedette. Zazà finge che la ragazza sia sua figlia e Pio, commosso, li accoglie in casa. Ma Zazà scopre che il fratello ha usato il suo nome per un imbroglio e lo costringe a finanziare lo spettacolo di Patrizia. |
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Critica: Mario Mattoli si è servito, qualche volta con opportunità e allegria, di tutte le buffonerie facili e bonarie che frequentano da tre quarti di secolo i palcoscenici. Totò e Peppino De Filippo, naturalmente, ci sguazzano, con tutto il loro repertorio. Maurizio Liverani, Paese Sera, Roma, 1 maggio 1960. L'invenzione è scarsa, il dialogo indigente, lo spirito da sottoscala. Chi salva un pochino lo spettacolo è il duo Totò e Peppino. Non ci dicono nulla di nuovo, ma le macchiette da esse disegnate, hanno smalto, colore, vivacità meridionale. Piero Bianchi, Il Giorno, Milano, 29 aprile 1960.
Ritroviamo in questo film la stessa
atmosfera di "47 morto che parla" con i circoli
degli aristocratici dove si gioca a carte e al biliardo, le soubrettes,
il demi-monde, le passioni amorose e il tema centrale del denaro: due
baroni per protagonisti con caratteristiche però rovesciate: il Barone
Spinelli degli Ulivi, detto Zazà, di "Signori si nasce" è uno
scialacquatore, il Barone Antonio Peletti di "47 morto
che parla" è un irriducibile avaro. Inoltre, il ruolo dei rispettivi
maggiordomi è interpretato in entrambi i film dall'efficacissimo
Carlo Croccolo. |
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