L'uomo, la bestia e la virtù
|
"L'uomo, la bestia e la virtù" 1953 di Steno. Soggetto dal dramma omonimo di Luigi Pirandello 1919; Sceneggiatura Steno, Vitaliano Brancati, Ennio Flaiano, Antonio Pietrangeli, Vincenzo Talarico. Produttore Antonio Altoviti per Rosa Film, Direttore della fotografia Mario Damicelli, Musiche Angelo Francesco Lavagnino e Pier Giorgio Redi, Montaggio Gisa Radicchi Levi, Sceneggiatore Mario Chiari, Direttore di produzione Luigi De Laurentiis, Aiuto regista Lucio Fulci, Fonico Biagio Fiorelli. Interpreti: Totò (il professor Paolino), Orson Welles (il capitano Perella), Viviane Romance (sua moglie), Franca Faldini (Mariannina), Clelia Matania (la serva), Mario Castellani (il medico), Italia Marchesini (Rosaria), Carlo Delle Piane (uno studente), Salvo Libassi (il timoniere), Giancarlo Nicotra (il figlio del capitano). Trama: Assunta Perella è sposata con un capitano di lungo corso che si è formato un'altra famiglia e che torna dalla moglie due volte all'anno. Tra loro i rapporti coniugali sono inesistenti. Da anni Assunta è l'amante di Paolino (Totò) insegnante di suo figlio. Un giorno, scopre di essere incinta e attende con angoscia il ritorno del marito. Paolino le consiglia di drogare il capitano con un afrodisiaco in modo che compia il suo dovere. Il capitano Perella non solo compie il suo dovere ma torna ad amare la moglie e Paolino, sconfitto, deve andarsene. |
|
||||||
Critica:
L'ipocrisia, il senso brillante, il cinismo e l'apparenza
beffarda della scena pirandelliana
di L'uomo La Bestia e la virtù (1919) porta in sé tutto lo scorcio meditabondo
su un mondo opportunista e commediante senza civiltà. Filtrato dal cinema di
Totò diretto da Steno nel 1953, oggi questa versione pienamente moderna di Pirandello, riapproda a teatro con una puntigliosa recitazione sicula firmata da
Leo Gullotta sotto la direzione di un talentuoso Fabio Grossi.
Tratta dall'omonima commedia di Luigi Pirandello, questa riduzione cinematografica di
Steno venne fortemente contrastata dagli
eredi dello scrittore e provocò non poche stroncature da parte
della critica, soprattutto quella seriosa e "militante". Si
considerava come una "diminutio capitis", come una vera e
propria contaminazione e come una provocazione (come avverrà,
per altri versi, lo stesso anno, con "Totò
e Carolina") che il buffone Totò interpretasse un testo
pirandelliano. Nonostante, quindi, le straordinarie
interpretazioni di "Yvonne la nuit", "Guardie
e ladri", e "Dov'è la libertà",
Antonio de Curtis veniva ancora e solo identificato con Totò,
con una marionetta buffonesca priva di anima: insomma un
pagliaccio senza una dimensione umana. |
|
|
| Home | Biografia | Locandine | Film cinema | Film montaggio | Film TV | Fumetti | Foto | Teatro | I nomi | Le spalle | |
|
| 'A livella | Poesie | Home video | DVD | Critica | Canzoni | Desktop | Cartoline | Libri | Il baule di Totò | I santini di Totò | |
Sito ottimizzato per Internet Explorer a 1280x1024 dedicato ad Antonio De Curtis realizzato da Rosario Romano