Franca Faldini    Condividi su Facebook 


Nasce a Roma nel 1931 da una famiglia borghese. Durante la sua infanzia e la sua adolescenza è spesso perseguitata per l’origine ebrea della sua famiglia.

Figlia unica di padre ebreo e di madre ariana, anche per tutte le mortificazioni subite, i genitori, che non l'hanno mai viziata, ma profondamente amata, facendo di tutto perchè avesse un compenso alle mortificazioni, consentendole di vivere le sue scelte.

La partenza per gli Stati Uniti fu la prima occasione.

Voleva smaltire una cotta ed aveva voglia di vedere “Esquire”, dove Ben Stahl l'aveva immortalata, dopo averla notata per la strada e proposto di posare come ragazza immagine dell’Italia.

Ha sempre letto moltissimo e fin dal 1968 si è  occupata di traduzioni dall’inglese, di collaborazioni giornalistiche e radiofoniche, via via approdando poi alla scrittura tant’è che a distanza di vent’anni circa ha sommato un buon numero di libri.

 

 

"Non lascerò mai questa professione, sia perchè mi consente di evadere sia perché rappresenta la mia indipendenza. Devo proprio a Totò questo tipo di crescita.

Era un uomo molto generoso ma scaramantico che, fino alla fine, non ha mai pensato di morire.

Da buon meridionale all’antica non ha pensato a quello che avrei dovuto affrontare".

Totò la nota attraverso una sua foto sul giornale “OGGI” nel quale viene presentata come un’attrice di Hollywood, dove aveva vinto un il premio Miss Cheesecake, dedicato ad attrici esordienti. Alla vista di quella splendida ragazza Totò rimase subito colpito e non perse tempo.

Le inviò subito un mazzo di fiori con un biglietto in cui le chiedeva un appuntamento.

Dopo il primo appuntamento ne seguirono altri sempre più frequenti, finché tra i due non si accese la fiamma dell’amore.

Divennero inseparabili; Totò la volle anche al suo fianco nel film “L’uomo, la bestia e la virtù”.



Clip: Franca Faldini racconta Totò 11'06"

Clip: Franca Faldini racconta Totò "Totò e la politica" 6'05"

Nel 1954 Franca dà alla luce uno splendido bambino, Massenzio. Purtroppo il bambino non regge il parto e anche Franca, colpita da albumina gravidica si salva per miracolo. Per giorni e settimane Totò rifiuta di uscire di casa, la morte di quel bambino lo ha pesantemente scioccato.

"Ho vissuto con Totò dal 1952 al 1967. Non ci siamo mai sposati anche se, nel marzo 1967, lo sapevano tutti i nostri amici, poco prima che lui andasse via, Alessandro Aliberti, suo consulente legale, stava preparando i documenti per il matrimonio a Lugano.

Ci avevamo pensato più volte, anche dopo la morte di nostro figlio Massenzio. Con Totò ho vissuto una storia importante, nel reciproco rispetto, come due coniugi a prova di bomba".

 

Solo il forte legame d’amore con Franca gli dà la forza di continuare a vivere e a lavorare. Nella coppia la differenza di età e la incompatibilità di carattere e mentalità sono spesso causa di molti litigi, ma nonostante tutto la rimarranno uniti con amore e rispetto reciproco fino alla morte del principe.

Le ultime parole di Totò in punto di morte furono proprio per Franca :”T’aggio voluto bene Franca, proprio assai”.

 

IL CINEMA CON TOTO'

 

Il primo film che ho fatto con Totò è stato Dov'è la libertà, lo avevo appena conosciuto e mi trovai a partecipare per caso. Totò non credeva al cinema, non gli dava peso, non si è mai battuto per dare qualcosa di meglio di quello che gli veniva offerto.

Nel periodo in cui lavorò con Ponti e De Laurentiis faceva anche tre, quattro film all'anno, gli portavano alcuni soggettini abbastanza squallidi tra i quali sceglieva il meno peggio e poi s'incontrava con gli sceneggiatori, faceva delle riunioni con loro. Ma in fase di sceneggiatura non dava un grande apporto, spesso restavano cose abbastanza piatte.

Solo sul set si scatenava l'inventiva, perchè la presenza dei macchinisti, dei tecnici, degli elettricisti lo stimolava, gli sembrava di avere già davanti un pubblico, cominciava ad aggiungere, a inventare, lasciava perdere le battute previste nel copione per creare delle cose nuove, che qualche volta potevano essere le sole cose buone del film.

 




Ad ogni film Totò pensava che sarebbe stato l'ultimo: "Sarà sicuramente il mio ultimo film, dopo non mi vorranno più, il pubblico è veramente una bestia ingrata, ha degli umori stranissimi, ti dimentica facilmente. Io poi sono un comico, e i comici seguono le mode, vanno a periodi, da un momento all'altro il mio periodo è finito".

Fino alla fine ha preso quello che veniva, arraffando il buono e il cattivo. Dopo la disgrazia della cecità non poteva leggere, non poteva scrivere, allora l'offerta di un film gli sembrava un regalo e diceva: "Hai visto, allora vuol dire che ancora mi vogliono?"

Totò badava a certe sfumature, al modo in cui lo si trattava, come gli chiedevano le cose, il garbo, il rispetto umano. Si era trovato molto bene con Monicelli, con cui aveva un rapporto di affetto, e con Steno, con cui c'era molto calore, molto affiatamento.



Si lamentava spesso delle prevenzioni della critica, che giudicava a priori, ecco un film di Totò, un film di Steno, sarà un prodotto di serie B, sarà una schifezza, un film brutto, tirato via.

Certo, dopo la malattia, dopo i sei mesi di buio completo, Totò era molto abbattuto, era un Totò diverso, non poteva più fare il pinocchio, si era appesantito.

Ma con quella sua faccia tragica avrebbe potuto fare un'intera gamma di ruoli molto belli. Con Pasolini ha avuto molte soddisfazioni. Ma non è mai riuscito a realizzare una delle sue massime aspirazioni che era quella di lavorare con Fellini.

Chi invece pensava a Totò era Visconti, che voleva fargli fare la vita di Petito. Ad ogni nuovo film diceva: "Mo' mi incollo sulla spalla un'altra cassa da morto".

 

I film di Franca Faldini con Totò: Miseria e nobiltà, Un turco napoletano, Dov'è la libertà?, Totò all'inferno, Totò e le donne, Il più comico spettacolo del mondo, Siamo uomini o caporali?, L'uomo la bestia e la virtù.


 
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