Questa è la vita
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"Questa è la vita" 1954 di Luigi Zampa. Soggetto dalla novella omonima di Luigi Pirandello - L'episodio con Totò La patente è diretto da Luigi Zampa, Sceneggiatura Vitaliano Brancati, Produttore Felice Zappulla per Fortunia Film, Direttore della Fotografia Giuseppe La Torre, Musiche Carlo Innocenzi, Armando Trovajoli dirette da Ezio Carabella, Montaggio Eraldo Da Roma, Sceneggiatore Peppino Piccolo - Salvatore Prinzi, Direttore di Produzione Armando Grottini, Aiuto Regista Salvatore Rosso - Paolo Bianchini, Fonico Alberto Bartolomei e Giovanni Rossi. Interpreti: Totò (Rosario Chiarchiaro), Armenia Balducci (sua figlia Rosinella), Anita Durante (sua moglie), Mario Castellani (il giudice), Nino Vingelli (il venditore di petardi), Attilio Rapisarda (l'usciere), Fiorella Marcon e Isabella Nobili (figlie di Chiarchiaro), Carlo Giuffrè (il professore), Lino Crispo, Renato Libassi, Memo Luisi, Franco Sineri. Trama: È un film ad episodi. Quattro storie tratte da altrettante novelle di Luigi Pirandello, nelle quali si riflette sul rapporto realtà/finzione. Nel primo episodio, La Giara, diretto da Giorgio Pàstina, con Turi Pandolfini e Natale Cirino, si narra la storia di Zì Dima che, per aggiustare la giara di Don Lolò, ci resta chiuso dentro. Nel secondo episodio, dal titolo Il Ventaglino, diretto da Mario Soldati, con Myriam Bru e Pina Piovani, si racconta la storia di una ragazza madre, sola e indigente che, per vivere, chiede l'elemosina ai bordi di una via. Ma con i primi soldi raccolti, invece di comprare qualcosa da mangiare, la giovane acquista un ventaglio. Attirando così l'attenzione di due bersaglieri di passaggio... Il terzo episodio è La Patente, per la regia e sceneggiatura di Luigi Zampa e di Vitaliano Brancati, con Totò, Armenia Balducci e Mario Castellani. E' la storia di Rosario Chiarchiaro che sfrutta la cattiveria della gente a suo vantaggio. Definito da tutti iettatore, minaccia il prossimo di portare jella, in cambio di denaro... Ed infine, l'ultimo episodio: Marsina Stretta. Diretto e interpretato da Aldo Fabrizi, con Lucia Bosè e Walter Chiari. La rabbia e il fastidio di un testimone di nozze, causati da una marsina troppo stretta, danno la forza allo stesso testimone di convincere i genitori reticenti dello sposo, a dare il loro benestare al matrimonio... |
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Scriveva Tullio Cicciarelli: "[..] La patente è la biografia
di uno jettatore [..]. L'episodio ondeggia fra il grottesco e
la consueta perizia facciale del comico napoletano [..]" Secondo film, dopo "L'uomo,
la bestia e la virtù", sempre del 1953, tratto da un episodio
pirandelliano e primo film a episodi con registi diversi, era stato
annunciato con il titolo "La patente" che poi uscì con il titolo "Questa
è la vita", mentre il titolo "La patente" rimase solo per l'episodio
interpretato da Totò, per la regia di Luigi Zampa. La presenza di
Vitaliano Brancati come unico sceneggiatore conferisce al film la sua
giusta misura pirandelliana e garantisce il pieno rispetto del testo
letterario, anche se la regia di Zampa indulge all' estrema
caratterizzazione del personaggio di Rosario Chiarchiaro, presentato
volutamente quasi come un manichino da esposizione, ossia proprio quello
che il personaggio vuole essere nell'esercizio della sua professione di
iettatore, per il quale chiede un legittimo riconoscimento, appunto la
patente. I capelli lucidi di brillantina e incollati alla testa, sono
separati da una riga molto pronunciata in mezzo, che separa il viso in
due parti nettamente distinte, dando rilievo al più impercettibile
movimento facciale. |
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