Aldo
Fabrizi e Vittorio Gassman, Sophia
Loren e
Alberto Sordi,
Macario
e Vittorio
De Sica, la fedele spalla
Mario
Castellani e l'amata
Franca
Faldini. E poi «transfughi» da oltre
palcoscenico: come Primo Carnera, rubato
al ring, e Tazio Nuvolari scippato del
volante. Con il principe nato figlio di
«nn», il mito cinematografico dal mento
sghembo, esplorarono l'equivoco e il
nonsenso nascosti tra una riga e l'altra
dei copioni di noi figuranti impegnati a
vivere. Attori straniti: stranieri al
mondo al punto che viene da immaginarli
in una nebbiosa città più a nord del
nord, intenti a presentarsi con un: «Io
e Totò... Noio!».
Per loro lo pronuncia Roberto Ghirardi,
facendo di questa frase il titolo del
suo ultimo libro su Antonio De Curtis.
In quel «noio» lungo 320 pagine
(pubblicato da Grafica Langhiranese
editrice) e zeppo di fotografie in
bianco e nero come le cartoline dal
mondo dei sogni, ci sono decenni di
cinema italiano, attraversati da un cavo
elettrico dalla cadenza napoletana e
dalle movenze di marionetta.
Un Totò riflesso nello sguardo degli
altri, quello proposto dall'eclettico
Ghirardi, storico collaboratore della
«Gazzetta», compositore e paroliere, già
autore di «Totò, la passione di una
vita» e tra i paladini del mondo del
volontariato locale (generosità e «cuore
tenero» sono doti che lo accomunano al
suo idolo cinematografico). Il volume -
che in copertina ha un ritratto del
grande attore firmato dalla pittrice
Rosy Busani ed è curato nella grafica da
Tatyana Povodzynska - è in vendita in
alcune librerie parmigiane. Presto sarà
stampato anche a Napoli. Per Ghirardi è
una nuova tappa in un viaggio durato una
vita. «Totò, lo conobbi di persona nel
1965, in uno studio televisivo a Milano
- racconta l'autore -. Doveva far le
prove per una puntata di Studio Uno e
invece restò a chiacchierare con me.
Parlammo di Parma, che lui conosceva
bene, di Napoli, dei suoi film, gli
raccontai quanti chilometri in bici da
Corcagnano, o in Vespa portato da un
amico, avevo fatto per vederli tutti».
Spesso, con una bella serie di
«ripassi». Come quel «Totò
diabolicus» visto quattro giorni sui
quattro della programmazione parmigiana.
«Fu con quella pellicola che lo scoprii.
Mica volevo pagare per piangere, come le
mamme e le nonne: io al cinema andavo
per ridere. Così, fui subito legato a
Totò». E quel giorno a Milano, con
l'incontro dal vivo con il grande
attore, non ci fu delusione. Anzi,
l'ammirazione (che ha la forza dei
numeri: 450 i dvd e 150 i vhs) non fece
che rafforzarsi.
Fu Mina a porre
fine all'incontro: chiuse le prove, ora
era tempo di andare in scena. «Ero
reduce da un incidente. Lui mi salutò
con un: “Sei palliduccio, mangia quando
vai a casa”». Con
Mina, Totò fece solo una
trasmissione in Rai. Niente film,
altrimenti ci sarebbe anche lei
nell'«arca della gloria»
ricostruita da Ghirardi. Una galleria di
parole, con la biografia, le poesie e le
canzoni scritte dal principe della
risata, con decine di sue battute
passate alla storia (come «Nessuno vuole
farla fesso: lei lo è già», «Ma lei con
quegli occhi mi spoglia... Spogliatoio!»
«Lei è un cretino, si specchi, si
convinca»). Un libro «totale» su Totò,
con la filmografia e i personaggi
interpretati dal grande attore
napoletano, gli attori e le attrici che
hanno recitato al suo fianco, i
registi con i quali ha lavorato. E
curiosità, come l'elenco di pubblicità,
cartoline postali, calendarietti e
fumetti che
ebbero il principe per protagonista.
Quindi, la lunga «sfilata» delle donne e
degli uomini che recitarono al suo
fianco. Una carrellata dei volti in
bianco e nero (su alcuni dei quali
spiccano dediche all'autore) che hanno
fatto la storia del nostro cinema.
Ognuno è accompagnato anche dalla sua,
di storia. Con il racconto di aneddoti
che aggiungono pennellate al ritratto di
Totò. Una volta per tutte, si chiarisce
la vicenda «Malafemmena». «Per decenni
aleggiò nell'aria il dubbio (mai
smentito nell'autobiografia della diva,
intitolata “Scandalosamente perbene”)
che fosse dedicata a
Silvana
Pampanini. In realtà, era ispirata
alla prima moglie (Diana
Rogliani), separata dal comico
napoletano, come risulta da un documento
Siae recente mente ritrovato e dalla
testimonianza della figlia di
Totò».Molte le testimonianze sulla
superstizione di Totò (che ad esempio
rinunciava a un viaggio, se scopriva che
gli era stato prenotato un posto con il
numero 13 o 17).
Mario
Castellani, per 40 anni suo amico e
spalla (41 i film girati insieme), lo
ricorda come una «contraddizione
vivente. Le sue mance da nababbo al
ristorante sono rimaste famose... In
privato ho visto Totò chiedere il prezzo
del cinema, prima di dare i soldi alla
moglie per andare a vedere la
pellicola». Principe della risata, sì,
ma poco propenso a ridere dei propri
titoli. «Guai a mettere in discussione
la sua legittima discendenza
dall'imperatore Costantino» aggiunge
Castellani. Nobili origini, ma da
epurare dal «quando». Lo ricorda
Galeazzo Benti, a sua volta di sangue
blu. «Totò aveva il libro d'oro della
nobiltà italiana e dove c'era la sua
data di nascita aveva fatto una
bruciatura con la sigaretta, perché non
voleva che si sapesse la sua età». Un
vezzo? O la consapevolezza di essere
senza tempo?
Roberto Longoni
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