Figaro qua, Figaro là

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Film in B/N durata 85 min.  -  Incasso lire 435.000.000  (valore attuale € 15.495.867,76)  Spettatori 4.184.000

"Figaro qua, Figaro là" 1950 di Carlo Ludovico Bragaglia. Soggetto e Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age, Furio Scarpelli. Produttore Golden Film, Direttore della Fotografia Mario Albertelli, Musiche Gioacchino Rossini adattate e dirette da Pippo Barzizza, Montaggio Renato Cinquini, Sceneggiatore Alberto Boccianti, Direttore di Produzione Romolo Laurenti, Aiuto Regista Roberto Cinquini, Fonico Ovidio Del Grande.

Interpreti: Totò (Figaro), Isa Barzizza (Rosina), Gianni Agus (conte di Almaviva), Guglielmo Barnabò (il governatore), Renato Rascel (don Alonzo), Franca Marzi (Consuelo), Luigi Pavese (Pedro), Jole Fierro (Colomba), Pietro Tordi (Fiorello, Ugo Sasso (un bandito), Mario Siletti (il giudice), Mario Castellani (un attore), Flora Torrigiani (una ballerina).

Trama: Figaro viene multato perchè scoperto a radere di domenica. Il conte di Almaviva si offre di pagare la multa purché Figaro lo aiuti a sposare Rosina, figlia del governatore. Il giorno delle nozze Figaro organizza uno spettacolo e con uno stratagemma fa sposare i due. Il governatore insegue Figaro che si nasconde in un cannone, ma viene sparato proprio sulla soglia della sua bottega: è domenica viene arrestato ma poi fatto liberare dagli sposi.

Film completo: Figaro qua, figaro là

Critica: In questa opera abbiamo constatato con vero rammarico che si è sempre e costantemente al disotto di quel minimo che si esige perché un film sia accettabile. E restiamo di questo parere anche se le sale vedranno affluire il solito pubblico, il quale da Totò accetta tutto, pernacchie comprese. Perché in questo film siamo giunti anche a questo. Et de hoc satis. Carlo Trabucco "Il Popolo", Roma, 13 ottobre 1950.

Figaro qua, Figaro là è una buona idea malamente sprecata dalla piatta sceneggiatura che non offre un solo spunto originale a quel grande mimo che è Totò sommerso dal marasma generale, si difende disperatamente, con le unghie e coi denti, da vecchio lupo di palcoscenico, ma alla fine, ridotto dietro l'ultima barricata, è costretto a innalzare uno straccio bianco. Ma a Totò spetta quel saluto delle armi con cui si rende omaggio agli eroi sfortunati. Mario Landi, "Film d'oggi", Roma, 18 ottobre 1950.

Altra parodia, questa volta dal "Barbiere di Siviglia" e da un certo cinema di "cappa e spada", sceneggiata da Metz e Marchesi, che, complice il regista Bragaglia, vi hanno introdotto tutti i possibili elementi surreali e di una comicità all'ingrosso, come sempre, che non tiene conto di un minimo di realismo, come i travestimenti, gli scambi di persona, le catapulte da un cannone, i raggiri più plateali, ivi comprese le pernacchie e i frizzi di ogni tipo.
In questo coacervo farsesco e qualche volta da cartone animato, Totò si difende come può. Non si risparmia e gioca d'attacco, con i travestimenti, le astuzie, le battute spiritose, sempre strizzando l'occhio al pubblico come in teatro di rivista; recupera qui tutto il suo vecchio repertorio, aggiungendovi una raffinata e invisibile autoironia. Siamo di fronte ad un comico, che ironizza con grande intelligenza, distacco e alto professionismo, sul suo stesso mestiere.

In "Figaro qua Figaro là", Totò raggiunge un altissimo livello di virtuosismo recitativo, dando sfogo al suo repertorio nella forma drammaturgicamente più giusta, entrando cioè doverosamente nella farsa secondo gli adeguati moduli recitativi, ma aggiungendovi una esplicita e voluta elaborazione, fino quasi a sdoppiare il personaggio, mostrandone uno ufficiale, con tanto di costume scenico e di mimica adeguata, e un altro, più profondo, che ironizza su se stesso. Si tratta di uno degli elementi più qualificanti di tutta l'arte recitativa di Totò e della maschera Totò, già affiorato in modo particolare in "Fermo con le mani", "Il ratto delle Sabine", "Fifa e arena", "Totò cerca casa", "L'imperatore di Capri" e "Totò cerca moglie", che qui raggiunge un livello ancora più alto e più esplicito, culminante nella famosa scena della lezione di musica, tutta risolta nel mostrare che l'inganno nei confronti del governatore è un suo giuoco recitativo più che la rappresentazione veristica di una frode.

Lo stesso vale per la elaborata scena del "matrimonio segreto", nella quale Bragaglia immette tutti gli ingredienti del repertorio dell' avanspettacolo nei quali Totò si destreggia con una disinvoltura e una leggerezza che appartiene solo ai grandi attori che non si prendono mai sul serio e sanno sdoppiarsi in una recitazione metateatrale, che, per esempio, non riesce mai a Rascel. Plagiata da "San Giovanni decollato" la sequenza della "battaglia dei piatti", nella quale Totò trasferisce tutta la vis comica della prima maniera.

Ricorrono in abbondanza i lazzi e i giochi di parole, tra i quali alla faccia di suo nonno, riuscirò a riuscire? , avete il lasciapassare? Sono abbonato, io non ci volevo venire ma lui mi ci ha mandato, a che punto del corso l'ha lasciata? a piazza Dante.

Esilarante la scena di Totò che nell'aula giudiziaria intima il silenzio al pubblico e sposta gli oggetti che sono sul tavolo del giudice, che sarà ripresa ampiamente ne "La cambiale" e in molti film successivi ed anche da Alberto Sordi in "un giorno in pretura" (1953) di Steno.

Totò canta la canzone "A mare chiaro c' è una finestra", che sarà poi ripresa in "Totò contro il pirata nero", e "Sono venuto insieme al conte di Almaviva".

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione

 


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