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Di
Totò si dovrà cominciare a utilizzare anche le scorie, se si vuole continuare un'analisi
ormai giunta molto in là grazie anche agli ultimi totoisti che ormai hanno consumato
tutto il buono disponibile. (Quasi si direbbe che i veri cultori di Totò non siano più
coloro che lo hanno sempre naturalmente amato, ma coloro che lo hanno capito vent'anni
dopo. E certo in senso evangelico essi ne avrebbero maggior merito, tant'è che il
peccatore pentito è il prediletto del Signore). Dunque, le scorie di Totò. Ci sono
stati, chi non li ha mai notati? Momenti fugaci in cui Totò sembrava si appannasse. Era
quando Totò (per lealismo? per distrazione?) si adattava a "rispettare" il
personaggio-scritto nel quale lo avevano calato, quando ripeteva, senza satanizzarle, le
battute del copione, quando recitava solo sindacalmente emozioni allestite da altri.
Deludeva in quei momenti Totò, perché il palloncino grigio che gli era stato affidato,
talvolta solo un fico secco, egli non lo gonfiava fino a farlo diventare immenso,
iridescente, fino a farlo scoppiare. Questi appiattimenti di Totò, del resto rari, davano
poi fiato a certi spiriti fini per formulare smisurati progetti, poetici, surreali e
lunari. ( " Totò non ha ancora incontrato un regista all'altezza delle sue grandi
qualità ", dal Dizionario dei Luoghi Comuni Cinematografici).
Noi
restiamo del parere che se questi vaticini si fossero avverati si sarebbero risolti in
sconquassi culturali. Avremo forse avuto un Totò-Tati, o un Totò-Pierrot, Dio ci scampi
oggi e sempre dal bal- let-mècanique e dal lunaparkismo alla Molnar. È invece da
ritenere che i ricordati appannamenti di Totò ribadivano la necessità che Totò si
dovesse sì celare dentro la piccola concreta verità, ma solo per contrastarla, ammonirla
con voce d'aquila e sconciarla. Totò al di là del bene e del male. Totò-Nietzsche,
dunque? La bombetta l'avevano tutti e due. Ma Totò aveva il dono supremo dei poveri: la
simpatia. E questo, si pensa, era assai poco niciano. Allora Totò chi? Ma, gli si deve
per forza trovare un omologo, un affine? E perché no? È uno dei modi per misurare un
artista, è anche il modo per misurare ancora una volta l'estensione della nostra
ammirazione per lui, è un possibile ennesimo modo per parlarne.
Vediamo
partendo ancora dalla bombetta. Ecco: un altro allegro, scontroso personaggio, sempre
avverso con guizzi infantilmente ingenerosi e saggi a ciò che gli veniva apparecchiato e
addirittura che si apparecchiava da se: Erik Satie. Colui che aveva capito com'è
possibile stare contro le cose proprio standoci dentro. Inappuntabilmente vestito da
macchietta, deliziosamente maligno, amato dai bambini, occultava la grandezza di spirito,
con il paradosso, con la provocazione e il non-sense. Ma il non-sense ha un chiaro senso,
anzi chiarissimo, quando è usato per ridicolizzare la regola e anche l'antiregola, nel
momento in cui diventa potere. Satie, dopo aver rivelato a Debussy che la Francia non ne
può più di Wagner e che quindi si dovrà inventare una musica francese, e dopo
avergliela inventata lui stesso, visto poi il dilagare dell'anti- wagnerismo, esclama
(Quaderni di un Mammifero a cura di Ornella Volta): " Chi non ama Wagner non ama la
Francia!... Come? Lei non sa che Wagner era francese? Se lo era dimenticato? Così presto?
Lei? Un patriota? " Non ci manca che il conclusivo: " Ma mi faccia il piacere!
"
Ma
certo non è difficile e neppure definitivo affermare che Totò era profondamente ostile
alle vicende in cui veniva calato, nemico delle piccole storie che, con saggia e materna
rassegnazione, subivano le sue gotiche isterie, non è definitivo ed è naturalmente
soltanto un'ipotesi. La comicità di Totò conserva tutto il suo assetto segreto, come
l'alfabeto etrusco. Quanti compassi si sono spuntati in mille misurazioni. Un grande
regista di teatro, sopraffatto da una delle ultime ondate di totoismo, ebbe adire: "
Ma poi, insomma, diciamolo, questo Totò non era un grandissimo attore ". E diciamolo
pure, dal momento che non era semplicemente un attore. Ecco, è su quel di più e di
diverso che mi pare non si sia ancora riusciti adire nulla di definitivo. Totò non era
semplicemente un attore, su questo si può giurare. Come Satie non era semplicemente un
musicista. Erano maestri di morale? Ma a questo punto mi rendo conto che è tanto meno
definitivo accostare Totò a Satie, e che ci siamo arrivati solo grazie a una notevole
dose di speciosità. Ebbene, che dire? Potessi mettere insieme ai due amici in bombetta
altri struggenti amori, con tutta la speciosità e spudoratezza che occorra, come sarebbe
bello! Ah, ipotizzare che Totò, Satie, Dickens, Collodi e Bulgakov erano la stessa
persona, o quanto meno che frequentavano lo stesso asilo infantile nel quale formarono la
loro personalità artistica! Chiudiamo con questo nuovo programma di lavoro nel cuore, e
con l'antico grido sulle labbra: " Dio benedica i grandi maestri che non diressero
mai Totò ".
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