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Film in B/N durata
50 min. -
Video-clip 36
sec. -
Sigla TuttoTotò in mp3
"Totò
ciak" Regia di
Daniele D'Anza. Soggetto e Sceneggiatura
Bruno Corbucci, Mario Amendola;
Direttore della fotografia Marco Scarpelli, Scenografia Giorgio Aragno,
Musiche Gianni Ferrio, Montaggio Sergio Muzzi, Aiuto regista Simone
Mattioli, Produzione Aldo Pace per la BL Vision (Roma).
Interpreti: Totò (l'agente segreto e il pistolero), Gordon
Mitchel (Ringo), Ubaldo Lay
(il tenente Sheridan), Gianni Morandi, Bobby Solo, Anna Identici, Margherita
Guzzina, Giduli, Richard Anthony, Daniele Vargas, Margherita Guzzinati
(presentatrice Rai), Umberto Aquilino, Roland Bartrop (detto il maltese),
Mario De Simone (uno dei fratelli Mc Gregor), Pino Ferrara (gioca a poker
con Ringo), Cesare Gelli (Slim Mac Gregor il più giovane dei fratelli),
Pietro Gerlini (il messicano che gioca a carte), Maurizio Graf (canta
Ringo), Ivy Holzer (la donna del maltese), Franco Jacovolta (il vecchietto
sciancato), Michele (cantante), Donatella Moretti (canta: era più di un
anno), Diana Rabitto (la fidanzata di Ringo), The Royals, Bobby Solo,
Claudio Sora, Nino Terzo (Joe il barman), Marisa Traversi (la donna del
lupo), Marco Tulli (uno dei fratelli Mac Gregor quello con i dolori
reumatici), Complesso musicale Le Furie, Giuliana Valci, Roberta Valci,
Silvana Valci (tre sorelle del coretto del saloon), Fortunato Arena (uno
degli uomini del maltese), Claudio Ruffini (banda del lupo), Paolo Figlia
(il biondo in barba scura appoggiato al banco del bar), Remo Capitani,
Ettore Arena,
Domenico Cianfriglia, Elio Bonadonna, David Abramo, Omero Capanna.
Trama: Si tratta di uno special televisivo dedicato
al cinema che fa la parodia ai film western e a quelli di spionaggio, in voga in quegli
anni. Trasmesso dal Programma Nazionale l'8 giugno 1967 alle ore 21, polarizzò
l'attenzione di 13 milioni di utenti.
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Evidente
parodia divisa in due parti della durata complessiva di circa mezz’ora, con
la prima che fa il verso all’abbondante produzione cinematografica sugli
agenti segreti 007 e la seconda all’ancora più invadente moda del genere
western. In entrambi i casi, Totò recita a livello farsesco ingessando il
personaggio che interpreta nell’ambito classico del teatro di
avanspettacolo.
Nella prima parte, che dura 13’, l’attore è alle prese con due bande di
delinquenti rivali e deve eseguire una missione affidatagli dal capo agente
segreto, interpretato da Ubaldo Lay, che in quegli anni era per lo
spettatore televisivo il celebre tenente Sheridan: catturare e portargli “il
Pechinese" che ovviamente viene scambiato da Totò per un cane pechinese.
La satira regge, anche perché il personaggio, salvo la immancabile bombetta,
si è imborghesito, indossa giacca e cravatta e si muove come un uomo
qualunque, nello stesso modo già visto in Totò d‘Arabia, dove era l' «agente
00 barrato 8».
Il problema però non sono tanto il personaggio e la recitazione di Totò, che
rientrano più o meno nei canoni della farsa classica, quanto le abnormi
esagerazioni che intasano lo sceneggiato fino a destrutturarlo e a ridurlo
in barzelletta, come quando il protagonista fulmina “il Maltese” - parlado
con lui al telefono, o fa esplodere una torta-bomba davanti al “Pechinese”,
oppure nella scena cui il cane si mette a parlare. Il tutto servito con una
sparatoria in cui muoiono tutti, compresi il Maltese” e “il Pechinese”, con
l’aggravante che ridono e ghignano mentre agonizzano uno abbracciato
all’altro. È evidente che la sceneggiatura ha preso la mano ai suoi autori,
seguiti dal complice regista, che se possibile peggiora il testo con
l’esibizione di fatti irreali e assurdi. Qualche sapore lo riscontriamo
all’inizio dell’episodio, con Totò legato che cerca di parlare al telefono
per invocare soccorso, ma non è capito dalla centralinista che continua a
intendere fischi per fiaschi. Anche i duetti con Lay sono abbastanza
gustosi, con la comparsa di battute quali «Sono aizzatore, io» e «Io sono
l’agente doppio zero». La televisione italiana, in questi sceneggiati
centrati su Totò, riusciva a coinvolgere tutti i possibili beniamini del
pubblico, come era già avvenuto con Gino Cervi ne Il Latitante e sarebbe
sucesso con Corrado in Premio Nobel, per cui ora era il turno di Ubaldo Lay,
passando commissario Maigret al tenente Sheridan. La seconda parte, che dura
9’, come abbiamo detto fa il verso ai film cosiddetti spaghetti-western, che
furoreggiavano all’epoca con una produzione di decine di film l’anno, girati
in serie uno dopo l’altro utilizzando gli stessi set. La musica di
riferimento è quella celeberrima scritta da Ennio Morricone con lo
pseudonimo di Leo Nichols per il film battistrada Per un pugno di dollari di
Sergio Leone. Bisogna comunque notare che già nel 1960 Giorgio Simonelli,
con Un dollaro dififa, aveva dato luogo alla prima parodia di un film
western, che in questo caso era Rio Bravo di Howard Hawks (1959).
L’episodio televisivo si presenta come una parodia tradotta in tono
farsesco, con un preludio costituito da una conversazione concitata dei
quattro fratelli McGregor, che devono scegliere chi tra loro vendicherà il
padre ucciso da Gringo, con Totò che tenta di defilarsi fino al punto di
affermare che lui non è loro fratello. Poi, vediamo l’attore a cavallo di un
asino che respinge i proiettili come fossero cioccolatini, estraendoli dalle
orecchie e dalla bocca, in un duello che rievoca la scena più famosa di
Hight Noon di Fred Zinnemann (1952), già riprodotto, peraltro, nella celebre
sequenza caricaturale di Totò, Fabrizi e i giovani
d’oggi, dove i due attori, vestiti da cowboy, si sfidavano in un duello
metaforico avanzando l’uno verso l’altro con le pistole nelle fondine.
Vediamo anche l’immancabile Gringo, l’interno del saloon con i giocatori di
poker, i bicchieri fatti scivolare sul bancone, le sparatorie, ecc. Insomma,
tutto l’armamentario che accompagnava quel genere di film. La farsa, che non
è del tutto scomposta, poggia su punti focali facilmente individuabili e
chiede all’attore di muoversi di conseguenza, con una recitazione sviluppata
a semplificare il personaggio in tipo e a risolvere le situazioni in schemi
narrativi e recitativi molto elementari.
"Fonte: Totò attore" di Ennio Bìspuri, edito da Gremese.
Pochi giorni dopo la sua scomparsa, andò in onda la serie televisiva "Tutto
Totò", composta da medio-metraggi che in parte riprendevano sketch celebri
(ad esempio, nell'episodio "Il tuttofare", con la scena del parrucchiere,
già presente in "Il più comico spettacolo del mondo") e in parte adattavano
il personaggio Totò in contesti narrativi attuali, come ad esempio
nell'episodio "Totò yè yè" (con lui e
Mario Castellani a confrontarsi con il
mondo giovanile degli anni 60).
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