|
Pier
Paolo Pasolini arriva a Roma agli inizi degli anni 50 dopo
aver vissuto varie vicissitudini a Casarsa, luogo in cui fino a quel momento aveva
lavorato come poeta prima e pittore poi. La sua è stata una vera e propria fuga dai
problemi familiari, economici e di emarginazione legati alla sua omosessualità. A Roma
entra in contatto con lambiente del cinema grazie a Mario Soldati. Dapprima lavora
come attore-comparsa, poi come soggettista e sceneggiatore. Completamente impreparato
tecnicamente, nel 1960 matura la decisione di diventare egli stesso regista: << Se
mi sono deciso a fare dei film- afferma- è perché ho voluto farli così esattamente come
scrivo delle poesie, come scrivo i romanzi. >> . Il suo bisogno nasce principalmente
dallintenzione di voler parlare in un codice diverso: parte dalla consapevolezza
della grande crisi storica, sociale e culturale del nostro paese e trova nel codice
audiovisivo del cinema il mezzo migliore per poter esprimere poeticamente i suoi temi
fondamentali.
Per Pasolini il cinema è strettamente legato alla realtà, ma ciò non deve essere inteso
in senso naturalistico. Il suo cinema ha connivenze con la poesia e lastrazione
tanto che lo definirà "cinema di Poesia". Egli, infatti, ci propone attraverso
una <<sistemazione teorica subspecie semiologica del nuovo cinema in Italia>>
, una distinzione sostanziale tra "cinema di prosa" che si identifica nel cinema
classico, e "cinema di poesia" in cui lautore-regista svolge un ruolo
predominante, esibendo i propri mezzi stilistici. Alla luce di tutto questo, definisce il
cinema "lingua scritta dellazione" poiché il regista a differenza dello
scrittore non ha un dizionario al quale attingere e inevitabilmente per poter comunicare
dovrà cogliere i segni della realtà che lo circonda. Ma cè di più: noi tutti
viviamo immersi in un mondo in cui vi sono immagini significanti, quelle che Pasolini
definisce im-segni, e compito del regista, quindi, è quello di cogliere i suoi im-segni
dalla realtà.
Interessante è, in questottica, andare ad analizzare i criteri di scelta degli
attori del regista bolognese.
<<Io ho una specie di idiosincrasia per gli attori professionisti. Non ho, però,
sia ben chiaro, una prevenzione totale, e ciò perché non voglio sottoporre la mia
attività a delle regole precise [
] La mia idiosincrasia dipende dal fatto che,
unattore professionista è unaltra coscienza che si aggiunge alla mia>>.
Sicuramente si può dire che Pasolini nella scelta degli attori dei suoi film abbia avuto
una certa propensione per la non professionalità: ma tale scelta rientra nella concezione
tutta pasoliniana del cinema come esperienza poetica volta a superare costrizioni o regole
di ogni sorta.
<<Lautore deve essere lunico protagonista con la sua
poesia in forma di cinema e lo spettatore deve essere in grado di coglierla. In questo
contesto Pasolini chiede ai propri attori non una collaborazione, ma un totale abbandono,
di modo che possa plasmare le figure presenti nel film secondo la propria visione>>.
Da ciò deriva che un attore professionista , essendo di fatto meno "plasmabile"
in relazione alle scelte dellartista-poeta, mal si adatta al cinema di poesia.
Nonostante questo, Pasolini, in molti dei suoi film ha lavorato con attori professionisti:
ricordiamo la Magnani in Mamma Roma(1962), Silvana Mangano e Massimo Girotti in
Teorema(1968), Maria Callas in Medea(1969), Orson Welles in La Ricotta(1963). Cè da
dire che perlopiù sono state scelte imposte dai produttori che egli non ha gradito molto.
Un discorso a parte va certamente fatto per la scelta di Totò in Uccellacci e
Uccellini(1965). Lo stesso Pasolini afferma: <<La mia ambizione era proprio quella
di strappare Totò al codice, cioè decodificarlo. Qualera il codice attraverso cui
si poteva interpretare Totò allora? Era il codice del comportamento dellinfimo
borghese italiano, dellinfima borghesia portata alle sue estreme espressioni di
volgarità e aggressività [..] Il mio Totò è quasi tenero e indifeso come un implume,
è sempre pieno di dolcezza , di povertà fisica, direi, non fa le boccacce dietro a
nessuno>>.
Pasolini realizza una vera e propria trasformazione di Totò-attore non senza polemiche.
Totò, come uomo, risultava un piccolo borghese, ma come artista era inscindibile dalla
cultura napoletana sottoproletaria. Egli portava in scena una sorta di cliché di se
stesso, il clown, la maschera. Ed è stata proprio questa doppia natura di sottoproletario
e insieme semplice clown ad aver spinto Pasolini alla scelta di Totò. Coerente alla sua
visione del cinema, il regista bolognese, ha scelto Totò per come esattamente è, alla
stessa maniera di come avrebbe preso un non professionista (elemento che è possibile
rilevare nella scelta di Ninetto Davoli). <<Quindi quando dico Totò nella sua
realtà intendo Totò nella sua realtà di uomo, e aggiungo anche di attore>>.
Totò attraverso la collaborazione con Pasolini, dimostra di essere un grande attore:
viene chiamato a un ruolo che riesce a svolgere con grande maestria; la stima reciproca
che si stabilisce tra attore e regista, farà si che dopo Uccellacci e Uccellini del 1965,
Totò torni a lavorare con Pasolini anche in altri due episodi, La terra vista dalla luna
e Che cosa sono le nuvole? rispettivamente relativi ai film Le streghe e Capriccio
allitaliana nei quali interpreterà, ancora una volta, ruoli impegnativi e
problematici.
Subito dopo il gran successo di pubblico su scala
internazionale de Il Vangelo secondo Matteo, nellAprile-Maggio del 1964 Pasolini
ritorna allopera pubblicando, sul settimanale "Vie Nuove",un soggetto
cinematografico strutturato in tre principali episodi, intitolati: LAigle, Faucons
et Moineaux e le Corbeau. Si tratta di tre favole, ognuna con un tema diverso.
LAigle racconta di un domatore francese (Monsieur Courneau) che cerca di ammaestrare
unaquila senza riuscirvi: la chiave di lettura di tale episodio è da ricercare
nelle critiche che precedentemente erano state mosse, al Vangelo, da Michel Cournot,
intellettuale francese e critico della Nouvelle Vague. Nellepisodio Cournot è il
domatore esasperato e, laquila è il "Terzo mondo", lirrazionalità
che non si lascia "civilizzare" dallintellettuale laico, convinto che
tutto ciò che è difforme debba essere assimilato in relazione ai propri parametri. In
LAigle, Pasolini mette a confronto la razionalità e la magia, elementi che si
traducono nellincontro-scontro tra la cultura moderna e la cultura
"preistorica" del Terzo mondo. Come afferma Serafino Murri, Pasolini in questo
periodo <<sembra essere mosso da un terzomondismo un po guevariano un po
sartiano>>.
Faucons et Moineaux parla di due fraticelli impegnati, su ordine di S. Francesco, a
convertire falchi e passeretti alla parola di Dio; riusciti in un primo momento
nellintento rimangono sbalorditi di come poi, nonostante tutto, i falchi continuino
a predare i passeri e come nulla possano fare per evitarlo.
Le Corbeau racconta, invece, le vicissitudini di padre e figlio che camminano verso non si
sa dove accompagnati da un corvo filo-marxista molto loquace.
Pasolini realizza tutti e tre gli episodi succitati, ma, in sede di montaggio, decide di
eliminare il primo e di incorporare il secondo nel terzo come un racconto proferito
durante il viaggio dal Corvo. La presenza di Totò ha grande rilevanza nellintero
film: da Pasolini viene utilizzato nei tre episodi come domatore-frate anziano e padre
viandante.
Nei primi giorni di lavorazione di "Uccellacci" dilagava una perplessità
reciproca tra Totò e Pasolini. Da un lato Totò, a riprese del film inoltrate, non
riusciva a capire bene quali fossero le reali intenzioni dellautore, dall
altro Pasolini faceva fatica a contenere la personalità dellattore dal quale non
riceveva quel totale abbandono che richiedeva. La stima reciproca che legava i due fece
sì che i lavori proseguissero senza intoppi: la situazione migliorò nel corso delle
riprese e il film fu terminato.
Innocenti Totò e Innocenti Ninetto, padre e figlio, camminano lungo una desolata e
anonima periferia. Entrano nel baretto di una stazione delle corriere. Totò beve
qualcosa, Ninetto si scatena con alcuni ragazzi in un ballo moderno suonato dal juke-box.
Se ne vanno. Davanti ad una casa è radunata una piccola folla dallaria mesta. Totò
si ferma incuriosito a guardare. Ninetto va ad incontrare una ragazza, che trova vestita
da angelo, mentre si sta preparando a una recita religiosa. Poi torna dal padre, insieme
al quale assiste ad uno spettacolo terribile: vengono trasportati in quel momento fuori
dalla casa i cadaveri di due coniugi, suicidi, si sussurra nella folla, per disperazione.
Camminando su unautostrada in costruzione, padre e figlio incontrano un corvo
parlante, che chiede se può accompagnarli nel loro viaggio.
Totò e Ninetto accettano la
compagnia del corvo, che da questo momento comincia ad assillarli di domande.
Listinto pedagogico spinge il corvo a raccontare un apologo cristiano-marxista: la
storia di uccellacci e uccellini.
Secolo XIII. Campagna umbra. Totò e Ninetto sono frate Ciccillo e frate Ninetto. S.
Francesco li incarica di evangelizzare gli uccelli. I due frati si incamminano e trovano
per primi i falchi.Frate Ciccillo dopo vani tentativi, riesce a trovare finalmente il modo
di comunicare con loro. I falchi lo capiscono. Poi tocca ai passeri. Saltellando nel loro
linguaggio, Frate Ciccillo predica la pace e lamore. La missione è compiuta ma
allimprovviso un falco assale e uccide un passero sotto gli occhi increduli dei due
fraticelli. Tornano da S. Francesco sconfitti e delusi ma il Santo, dopo averli
incoraggiati, li invita a ritentare e a riprendere il cammino.
Totò e Ninetto continuano a camminare e incontrano nuove avventure. Trasgrediscono le
leggi della proprietà privata, assistono allo spettacolo di una troupe di saltimbanchi e,
arrivati davanti a un povero casolare, Totò, per nulla impietosito dallo spettacolo di
miseria che gli si presenta davanti, minaccia di sfratto i suoi poveri inquilini che da
tempo non pagano laffitto. Subito dopo Totò e Ninetto giungono in una lussuosa
villa per un colloquio con un ingegnere col quale i due hanno dei debiti. Anche qui
lingegnere non si fa impietosire e gli aizza i cani contro.
Il corvo, assistendo a tutti questi avvenimenti, puntualmente li commenta, con il suo
consueto e tedioso moralismo marxista. Totò e Ninetto prendono lautobus e vanno a
Roma dove assistono ai solenni funerali di Togliatti.Lungo la strada incontrano una
prostituta, Luna, con la quale fanno lamore a turno in un campo. Il corvo continua a
parlare mentre Totò e Ninetto, stufi e affamati, lo ammazzano e lo mangiano. Riprendono
il cammino. Si allontanano di spalle lungo una strada bianca come nei finali delle comiche
di Charlot.
Uccellacci e uccellini sinserisce in una fase dell attività artistica di
Pasolini che potremmo definire del "cinema ideologico", di cui avevamo avuto
già prova ne Il Vangelo. Ma se in quello, lattenzione era concentrata
sullideologia cristiana (predicatoria oseremmo dire), "Uccellacci" è
permeato di ideologia politica, legata al malessere di Pasolini per una società destinata
alla deriva.
Tale concezione di cinema sinsinua in un periodo storico (la metà degli anni
60) che vede la nascita dei cosiddetti "film della crisi" legati alla
scomparsa di Togliatti. Il "cinema ideologico" di Pasolini fa da ponte tra la
fase del "cinema di borgata" (che comprende Accattone, Mamma Roma e La Ricotta)
e la fase del "cinema del mito"(che va da Edipo Re a Medea).
Nel film si avverte il profondo senso di disillusione che il regista prova nei confronti
dei partiti marxisti, italiani e non. Infatti, come egli stesso ha affermato, non intende
una crisi del marxismo, ma proprio una crisi dei partiti marxisti, per quanto questa
distinzione sia lecita. Questa svolta ideologico-politica raggiunge il suo punto di
maggiore espressione con la pubblicazione della raccolta Poesia in forma di rosa nella
quale possiamo leggere affermazioni come: "La rivoluzione non è più che un
sentimento".
Per Pasolini oramai sono passati i tempi in cui era possibile sperare in una rivoluzione
e, "lentusiasmo civile per la resistenza antifascista è oramai solo un
ricordo".
La morte di tali illusioni coincide, nel film, con i funerali di Palmiro Togliatti: la
morte di quellideologia che il leader del P.C.I. rappresentava. Pasolini monta
materiale di repertorio, proponendo quindi i volti realmente disperati di chi assistette
alle cerimonie. Senza dubbio, lautore riesce a connotare di tragicità tale sequenza
rendendola la parte più significativa e triste dellintero film.
Di certo il suo pessimismo (perché è di pessimismo che si deve parlare), non è un
"pessimismo cosmico leopardiano": spera, in cuor suo, che si possa prima o poi
attuare quella "rivoluzione delle coscienze" che permetterebbe di capovolgere la
situazione di impasse nella quale la società del periodo pare essersi adagiata.
Alla luce di tutto ciò, quindi, il regista bolognese arriva a Uccellacci e uccellini al
termine di un processo ideologico individuale che lo vede ormai quasi rassegnato. Egli non
può fare altro che constatare che la società che lo circonda è irrimediabilmente
destinata ad assecondare il conformismo. Tema centrale quindi è la denuncia alla
dilagante omologazione a cui si sta assistendo che produce in Pasolini non solo una crisi
ideologica ma anche una crisi espressiva. Ed è proprio su questo che si avvertono le
principali conseguenze: per comunicare decide di scegliere la favola, <<che è
astorica per definizione>>, quasi a volersi astrarre dal contesto, allontanare dalla
realtà.
Pasolini cerca, attraverso il cinema di utilizzare un linguaggio (cinema che egli stesso
definirà "linguaggio della realtà"), più legato allelemento visivo,
più metaforico: che inevitabilmente paga dazio alla comprensibilità, ma che aggira
lomologante lingua della borghesia. Ed è per questo che "Uccellacci" di
primo acchitto sembra di difficile soluzione, così pregno di metafore, sostrati
ideologici e sottili ironie.
I protagonisti di questa "incomunicabilità" sono i protagonisti del film:
Totò, Ninetto e il Corvo.
E facile rendersi conto di come in realtà non venga mai a crearsi un dialogo
significativo tra Totò e Ninetto da una parte, e il Corvo dallaltra: sembrano
parare lingue diverse. Totò e Ninetto sono i rappresentanti del proletariato, estranei
alla storia e, <<Innocenti di cognome e di fatto, camminano ignari verso un avvenire
che la dottrina comunista non è più in grado di delineare>>.
Ma i due protagonisti non hanno solo connotazioni negative, ma portano con sé un bagaglio
di speranza: <<lirrefrenabile vitalità di Totò e Ninetto è la sola via
possibile per uscire dallo stato dinerzia causato dalla predicazione ideologica
affinché, nuovamente, fioriscano "i garofani rossi della speranza">>. I
due hanno fisionomie opposte e al tempo stesso complementari, rimandano a due differenti
modi di essere e a due generazioni: il giovane e il vecchio, il romano e il napoletano, il
cittadino e il campagnolo.
Pasolini decide di utilizzare Totò per cercare di sfruttarne il codice gestuale tipico
della maschera comica: è evidente, in tal senso, lintenzione del regista bolognese,
di connotare di allegria e spensieratezza la figura del sottoproletario.
Il Corvo, invece, << viene da lontano, dal paese Ideologia, abitante nella città
del futuro, in via Carlo Marx, al numero 70 volte 7, figlio del sig. Dubbio e della Sig.ra
Coscienza>> . Ben presto ci rendiamo conto di come il Corvo possa essere considerato
il protagonista implicito del film. E lintellettuale marxista,
lincarnazione dellideologia, che sta attraversando una profonda crisi: una
crisi che sta portando i sostenitori di tali ideologie a ripiegare in comportamenti sempre
meno distinguibili da quelli dell "infima borghesia" a riprova della
dilagante omologazione alla quale si sta assistendo. E possibile identificare nelle
spoglie del Corvo lo stesso Pasolini e la sua ideologia, anche se egli cercò, già in
fase di realizzazione, di prenderne le distanze: <<Dovevo staccare il marxismo del
Corvo dal mio, [
] doveva essere cosciente della crisi del marxismo ma con delle
ragioni che non fossero strettamente le mie>>.
Il Corvo è "cosciente" della sua fine e cerca di lanciare spunti per un
ideologia che rinasca dalla fine del pensiero marxista ed è convinto al tempo stesso
della sua "sconfitta pedagogica" nei confronti di Totò e Ninetto (elemento che
ritroviamo in chiave metaforica anche nella sconfitta di frate Ciccillo nel suo tentativo
di ammaestrare i falchi e i passeretti).
Il "racconto del Corvo", che è possibile considerare come il quinto
mediometraggio di Pasolini, può essere interpretato, in chiave metaforica, come
lanalisi del tema della lotta di classe, molto caro allautore.
I falchi e i passeretti rappresentano gli sfruttatori e gli sfruttati: ma la connotazione
favolistica del film porta, inevitabilmente a una semplificazione binaria del mondo con la
distinzione dellesistenza nel creato di buoni e cattivi, oppressori e oppressi. Ma
la denuncia vera e propria nei confronti della società classista che va sviluppandosi,
Pasolini la realizza in alcune sequenze centrali del film: Totò dapprima è oppressore
nei confronti di poveri contadini, impossibilitati a pagare laffitto e costretti a
tenere a letto i propri figli poiché non possono dar loro da mangiare e, successivamente,
è oppresso dai debiti con lingegnere e dai cani feroci dello stesso.
Il regista inserisce un nuovo concetto della lotta di classe che abbraccia non solo la
dottrina marxista ma anche linduismo e il cattolicesimo. Nellepisodio del
proprietario pestato da Totò e Ninetto, Pasolini, attraverso le parole del Corvo
ribadisce il dogma dellabolizione della proprietà privata senza lutilizzo
della violenza: <<Bisogna sempre vincere con la non violenza, come Gandhi!,
conciliando la rivoluzione comunista e il Vangelo>>.
Guardando il film in unaltra ottica, possiamo notare come si vengano a delineare due
itinerari: quelli dei bisogni corporei e quelli degli aspetti fisici dellesistenza.
Il primo è un percorso che passa dalle feci alla fame e al sesso, il secondo va dalla
nascita alla miseria alla morte. In Uccellacci lelemento della fisicità è
ridondante, si esprime attraverso varie forme: dai dolori al ventre che spingono Totò e
Ninetto a defecare, al parto "in diretta" dellattrice durante lo
spettacolo, allaggressione subita dai pastori tedeschi, fino ad arrivare ai rapporti
dei protagonisti con una prostituta e alluccisione del Corvo.
<<Allastratto simbolismo delle parole del Corvo influenzate
dallideologia si contrappone, limpellente materialità del corpo proletario
schiavo delle sue necessità>>.
Ma il viaggio dei protagonisti incrocia tantissimi altri elementi di forza metaforica:
Totò e Ninetto percorrono una strada che simboleggia la loro vita, senza uno scopo, senza
una destinazione. Il contesto che li circonda è semidistrutto: vi regnano le macerie,
createsi in seguito al
crollo delle ideologie, che non lasciano speranze di ricostruzione
e di rinascita. Il cielo di tanto in tanto è solcato da aerei rumorosissimi a riprova del
crescente e "omologante" progresso al quale si sta assistendo e, gli autobus
vengono continuamente persi a simboleggiare lormai svanita possibilità di
rivoluzione. Lungo le strade sterrate ritroviamo segnali impossibili (come Istanbul Km.
4.253 o Cuba Km. 13.257) attraverso i quali Pasolini fa sentire la presenza del Terzo
Mondo e vie improbabili (come via Benito La lacrima Disoccupato o via Lillo
Strappalenzuola scappato di casa a 12 anni) <<come lapidi alla memoria di personaggi
che non ci sono più>>.
Con Uccellacci e Uccellini si chiude, per Pasolini, il sogno di poter parlare a tutti:
adotta un linguaggio metaforico e al tempo stesso ironico,unironia che
sinsinua nella narrazione stessa.
Stilisticamente, il film rappresenta una vera e propria svolta nel cinema pasoliniano che
fino a " Il Vangelo" era stato dominato da una mescolanza di elementi a volte
anche contrastanti. <<In Uccellacci pervade lideologia, scompare il
vezzo/vizio/virtù>>, che lascia spazio ad una surreale comicità.
In molti tratti del film la lingua e lo stile che vengono adottati sono quelli del cinema
muto classico: ricordiamo la lotta tra Totò e Ninetto e i contadini del campo o, ancora,
la battaglia a torte in faccia. Per Pasolini la vera comicità è quella del cinema muto:
quella di Chaplin e di Keaton. Totò gli permette, in questo senso, di recuperare tale
comicità, essendo per lo stesso regista <<il più vigoroso tra i mimi
comici>> .
Ma Uccellacci ha anche connnivenze con "Francesco Giullare di Dio" di Rossellini
nonostante Pasolini, constatasse che il neorealismo non doveva essere considerato come una
<<rigenerazione>> del cinema ma come una vera e propria <<crisi
vitale>>.
Pasolini definirà questo suo nuovo modo di fare cinema "cinema dèlite":
egli si rivolge non alla tipica èlite dintellettuali ma ad unèlite che è la
massa che necessita di essere disomologata.
Con Uccellacci prende avvio una proficua collaborazione del regista bolognese con Ennio
Morricone, il quale musicò buona parte del film e collaborò per molti altri film
successivi. Oltre a realizzare un blues rielaborò due opere mozartiane tratte dal
"Flauto Magico" (duetto Papageno-Pamina e Aria di Sarastro) e la canzone
partigiana di origine russa, "Fischia il vento".
Lopera di Pasolini ebbe parecchi problemi dal punto di vista giudiziario. La censura
ne vietò la visione ai minori di diciotto anni (solo in seguito si ebbe una riduzione del
decreto ai minori di quattordici). Ma la critica più veemente venne proprio da quella
sinistra italiana che non tollerò latteggiamento disfattista dellautore e che
portò a una completa rottura tra lo stesso Pasolini e il P.C.I.
Ma, quasi contemporaneamente, il film fu presentato a Cannes dove fu accolto con trionfo e
dove Totò ricevette una menzione speciale per la sua interpretazione.
Da molti definito film unico della cinematografia italiana, Uccellacci e uccellini se
pecca di qualcosa pecca di complessità ideologica, come afferma lo stesso Pasolini:
<<Latroce amarezza dellideologia sottostante al film [
] ha finito
forse col prevalere e, evidentemente [
] tale amarezza mi ha impedito di vedere le
cose e gli uomini con lo sguardo allegro e leggero del perdono>>.
Già durante le riprese di Uccellacci e Uccellini, Pasolini
pensa alla possibilità di una nuova collaborazione con la strana coppia Totò - Ninetto
Davoli.
Dapprima studia la realizzazione di un Pinocchio (in cui Totò avrebbe dovuto svolgere
"stranamente" il ruolo di Geppetto e, Ninetto Davoli quello del burattino di
legno), poi pensa di girare un intero film (Che cosè il cinema?) suddiviso in
quattro episodi: Che cosa sono le nuvole?, La Terra vista dalla luna, Le avventure del Re
Magio randagio e il suo schiavetto Schiaffo, e Mandolini.
Ma nel 1966, Dino De Laurentiis, gli offre la possibilità di girarne due in altrettanti
film: Le Streghe e Capriccio allitaliana. Egli accetta ma il progetto originario non
verrà mai più prodotto; non verranno realizzati né il terzo né il quarto episodio.
In Le Streghe gli altri episodi sono girati da Rosi (La siciliana), Bolognini (Senso
civico), Visconti (La strega bruciata viva) e De Sica (Una serata come le altre). Nel suo
episodio Pasolini è chiamato a trattare un argomento che potremmo definire inusuale per
lui: la figura della donna-strega. Decide di rielaborare un racconto fiabesco intitolato
Il buro e la bura al quale aggiunge un inizio e una fine. Il racconto narra di un uomo e
di suo figlio che cercano una moglie/madre che si prenda cura di loro in sostituzione
della precedente defunta.
Il regista bolognese comincia le riprese de La terra vista dalla luna nel Novembre del
1966 e avverte: <<si tratta di una favola surreale e comica [
] una storia
fuori dal tempo e come qualsiasi storia surreale, simparenta con la
stregoneria>>.
Ciancicato Miao e suo figlio Baciù vivono in una borgata fuori dal tempo, dovele baracche
sono multicolori e fantastiche come nei fumetti. Rispettivamente vedovo e orfano, piangono
addolorati sulla tomba fresca della moglie e madre Crisantema, appena sepolta. Ma i due si
rendono conto di non poter fare a meno di una donna e decidono di trovarne unaltra
che piaccia a entrambi. Per diversi motivi la vedova, la prostituta e il manichino, che
incontrano successivamente, non soddisfano le loro aspettative. Solo in Assurdina Caì,
una sordomuta, Ciancicato e Baciù trovano la moglie-madre ideale. Si celebra il
matrimonio. Arrivati a casa Assurdina, da perfetta massaia trasforma una disordinata
baracca in una bellissima casetta da fiaba. Ma Ciancicato e Baciù non si accontentano e
desiderano una casa più accogliente e spaziosa pur non avendo i soldi è per
acquistarla.Allora organizzano un piano: Assurdina finge un tentativo di suicidio mentre
padre e figlio cercano di impietosire i passanti e di raccogliere una colletta.
Ma due strani turisti si arrampicano sul Colosseo, gettano una buccia di banana,e
Assurdina scivolando cade di sotto.
Ciancicato e Baciù piangono disperati, ma al ritorno alla baracca Assurdina è lì
vestita da sposa che li attende. Assurdina, muta è silenziosa è morta, ma si comporta
come se fosse viva: una moglie-madre perfetta.Tutto è come prima. Ciancicato e Baciù
sono felici.<<Morale:- spiega la didascalia - essere vivi o essere morti è la
stessa cosa>>
<<Visto dalla luna, questo film che sintitola appunto La terra vista dalla
luna non è niente e non è stato fatto da nessuno
ma poiché siamo sulla terra
sarà bene informare che si tratta di una fiaba scritta e diretta da un certo Pier Paolo
Pasolini>>.
In un primo momento, La terra vista della Luna, ci appare come la continuazione di
Uccellacci e uccellini. Lasciati Totò e Ninetto, nel film precedente, lungo la strada, in
un finale tutto chapliniano, li ritroviamo in vesti diverse in una società che potremmo
definire inserita nel "dopo storia". Ma, ben presto, ci rendiamo conto che
lelemento ideologico, che aveva caratterizzato gran parte di Uccellacci, qui viene
tenuto maggiormente a bada, facendo in modo che rimanga nella penombra del racconto. Ma,
sembra, che non vi riesca del tutto: in una sequenza dellepisodio, Totò/Ciancicato
afferma: <<La vita è un sogno e gli ideali stanno qua (sotto la suola delle
scarpe)>>. Alle prese con la "surrealtà" e con la "comicità",
il regista bolognese aveva come primo obiettivo quello di formulare un nuovo linguaggio,
"il linguaggio filmico", meno logico e comprensibile ma che al tempo stesso
sfuggisse al "senso comune" e all interpretazione omologante. Alla stessa
maniera di come avveniva in Uccellacci, in La terra vista dalla Luna vi è
"incomunicabilità" tra i personaggi: emblematici sono, in tal senso, il mutismo
di Assurdina e gli sforzi di Totò/Ciancicato, costretto a movimenti da marionetta, pur di
farsi capire.
Ma la vera grande novità del film è lutilizzo del colore.
<<Proprio il colore, composto da tonalità accese ed evidenti contrasti, è la
chiave espressiva dove risulta più evidente la sperimentazione pasoliniana>>.
Egli cerca di fornire un nuovo punto di vista: una visione che superi la maniera comune di
vedere le cose, una sorta di sguardo alieno: non a caso La terra vista dalla luna.
Proprio lutilizzo delle tonalità accese, per primo comunica la connotazione
favolistica dellepisodio. La folla grigia, che si accalca sotto il Colosseo quasi ad
attendere il suicidio di Assurdina, rappresenta la società senza più individualità,
uniformata dalla testa ai piedi. Lutilizzo dei colori richiama lespressionismo
che ha contraddistinto buona parte del cinema dellautore bolognese e che raggiunge
qui la sua massima espressione.
Il contesto in cui i personaggi si muovono è caratterizzato da <<paesaggi
cromaticamente assurdi>> quasi completamente deserti e privi della presenza umana.
Totò/Ciancicato e Ninetto/Baciù vivono in un mondo che si potrebbe definire un
"Terzo Mondo" allinterno delloccidente. Pasolini si riferisce a quel
Terzo mondo culturale, rappresentato dalla massa che è inconsapevole della sua sorte.
Questa visione è arricchita dalla presenza di due turisti pronti a fotografare ogni
aspetto dello squallore che li circonda: rappresentano la società dei consumi,
lindustria culturale di massa. I due turisti causeranno la morte/non morte di
Assurdina con la loro sete di scatti.
Ma, La terra vista dalla luna fonda il suo significato principale sulla dicotomia
vita-morte. <<La vicenda è ridotta ai termini elementari e fondamentali
dellesistenza umana>>. Ma, in questo mondo "fuori dal mondo" (lunare
possiamo dire), anche questa dicotomia viene superata:
<<Nessun personaggio può
morire, per il semplice fatto che è gia morto e appare ormai solo filmicamente come pura
immagine e finzione narrativa>> .
In unaltra ottica, Pasolini analizza e discute, nel film, la condizione della donna
in una società siffatta. Assurdina rappresenta il vero e proprio desiderio maschilista in
persona:una donna bella, brava nelle faccende di casa, che sappia cucinare e che,
perdipiù, non dica nulla. E, quindi, non è importante che sia viva o morta, ciò che
conta è che continui a svolgere i suoi compiti di brava moglie/madre.
Pasolini ci offre nel suo episodio una "strega" completamente inedita, che è
ben lontana dal tipico cliché (e non vi erano dubbi) della strega-donna cattiva e
spietata.
La morale, esplicitata da una didascalia finale, afferma: "Essere morto o essere vivi
è la stessa cosa". Tale affermazione,tratta dalla filosofia indiana, non vuole
essere solo e semplicemente critica e pessimistica, ma nasconde unesortazione da
parte dello stesso Pasolini: bisogna ricominciare a comunicare, innalzare gli ideali e le
ideologie che stanno <<sotto le suole delle scarpe>>, <<essere lunari
quel tanto che basta per prendere le distanze dai tentacoli mostruosi del nonsenso sociale
e dei suoi schematismi da marionette>>.
Senza dubbio in La terra vista dalla luna Pasolini si rifà, ancora più scopertamente di
quanto non fosse avvenuto in Uccellacci e Uccellini, al cinema muto di Chaplin. In questo
episodio fa ancora più utilizzo, rispetto al precedente, delle immagini accelerate e
delle gag clownistiche di Totò: il suo sembra un vero e proprio omaggio a Charlot.
Nonostante la centralità del ruolo della Mangano, Totò può essere considerato il
protagonista del film: egli reindossa i panni del clown sfruttando la comicità che aveva
contraddistinto le sue origini artistiche e, a distanza di anni, pare non essere affatto a
disagio.
La terra vista dalla luna fu girato quando Pasolini già stava lavorando all Edipo
Re e ancora una volta, come già era successo per Uccellacci, fu vietato ai minori di
diciotto anni.
Tornato dal Marocco, Pasolini, ritornerà ancora a lavorare con la coppia Totò/Ninetto
per laltro episodio in programma: Che cosa sono le nuvole?
Tra il Marzo e lAprile del 1967, Pasolini, appena tornato dal Marocco, è già al
lavoro per la realizzazione del secondo episodio promesso a Dino De Laurentiis. Il film
nel quale sinserisce Che cosa sono le nuvole? è Capriccio allitaliana:
ennesimo film della grande produzione di pellicole a episodi che ha caratterizzato quel
periodo. Al film prendono parte vari registi di spessore come: Steno nellepisodio Il
mostro della Domenica, Bolognini in Perché e La gelosa, Monicelli ne La bambinaia e Zac
in Viaggio di lavoro. Pasolini girò il suo cortometraggio nellarco di una
settimana, utilizzando oltre al duo Totò/Ninetto, attori come Franco Franchi e Ciccio
Ingrassia, Laura Betti, Adriana Asti e lamico-scrittore Francesco Leonetti.
Tutto si svolge allinterno di un teatro, prima della messa in scena dell
Otello di Shakespeare: alle pareti sono affissi i quattro manifesti degli spettacoli in
programma, si tratta, in realtà, dei quattro titoli dei progetti di film comici che Pasolini ha in mente in quel periodo che campeggiano su altrettanti capolavori di
Velasquez. Sulla locandina che riproduce "Il nano don Diego de Acedo detto El
Primo" è presente il titolo: La terra vista dalla Luna; sulla riproduzione de
"Il principe Baltasar Carlos con un nano", il titolo Mandolini (film che avrebbe
dovuto contenere una serie di sketch comici interpretati da Totò e Ninetto); e infine,
sul manifesto che ritrae il "Filippo IV", il titolo "Le avventure del Re
Magio randagio e il suo schiavetto Schiaffo" (che si trasformerà negli anni
successivi nel progetto del "Porno-Teo-Colossal").
Il cartellone de La terra vista dalla luna giace a terra, strappato, a indicare uno
spettacolo che ha già avuto luogo. <<Prossimamente>> e <<Domani>>
annunciano rispettivamente Mandolini e Re Magio Randagio.
Escludendo La terra vista dalla luna nessuno di questi progetti di pellicole comiche fu
realizzato: solo Sergio Citti nel 1996 realizzerà "I Re Magi randagi".
Sul manifesto che indica lo spettacolo di <<Oggi>> ritroviamo su "Las
Meninas" del pittore di Siviglia, il titolo Che cosa sono le nuvole?. "Las
Meninas" può essere considerata una delle opere più importanti della storia
dellarte proprio per la sua carica innovativa. Essa viene considerata come il primo
caso di mise in abyme (o struttura in abisso), che consiste nel prendere come punto focale
dell opera la creazione artistica, ovvero la rappresentazione nel suo realizzarsi,
nel suo farsi. Quindi notiamo, come lopera di Velasquez si leghi alla
"rappresentazione nella rappresentazione" dellOtello di Shakespeare che
propone Pasolini. Detto questo, ecco la storia del film.
In uno scalcinato teatrino di periferia va in scena lOtello di Shakespeare recitato
dai burattini. Lazione è incentrata sulla gelosia di Otello provocata ad arte dal
malvagio Jago, il suo cattivo consigliere. Fuori scena il burattino Otello, che è appena
nato (è stato appena costruito) e non conosce ancora il mondo, poco convinto del suo
ruolo, chiede spiegazioni al burattino Jago, che gli risponde: <<Siamo in un sogno
dentro un sogno>>. La vicenda si sviluppa in scena come nella tragedia
shkespeariana. Quando Otello, costretto dal suo destino di burattino-attore e
dallodio ce deve per forza recitare, sta per uccidere Desdemona, gli spettatori non
trattengono la loro ira e, per salvare la povera fanciulla innocente, saltano sul
palcoscenico e lo ammazzano insieme al malvagio Jago. Nello sgabuzzino-camerino gli altri
burattini piangono addolorati la morte dei loro compagni. Arriva limmondezzaro,
carica sul suo camion i due burattini-cadaveri, li trasporta alla discarica e li butta
via. Nel mondo reale i due burattini si rendono conto della <<straziante,
meravigliosa bellezza del creato!>>
Con Che cosa sono le nuvole?, Pasolini decide di abbandonare definitivamente la
trattazione ideologica (seppur in alcuni casi ceda alla tentazione), che già
abbondantemente è stata utilizzata in Uccellacci prima e, in toni più sommessi in La
terra vista dalla luna poi, lasciandosi andare alla pura creazione poetica.
Allinterno dellepisodio i personaggi svolgono senza dubbio un ruolo
importante; i più rappresentativi sono: Jago/Totò, che nel film svolge il ruolo del
saggio che aiuta Otello/Ninetto nella ricerca di se stesso nel mondo reale, del senso
della sua esistenza e, Otello/Ninetto appunto che, appena creato, è costretto a recitare
in una tragedia che non conosce con un copione che non ha mai studiato. Sembra che sia
spinto da una forza sovrannaturale che lo spinge a dire parole e a fare gesti che non
condivide e che anzi egli stesso respinge. Ben presto Otello, con laiuto di Jago, si
rende conto di non vivere nella realtà ma in una rappresentazione di essa in cui tutti
gli altri burattini, come lui, sono costretti a svolgere azioni decise da qualcun altro
per loro.
Inevitabilmente, vivendo in un "mondo nel mondo", gli stessi protagonisti hanno
a che fare con due Dei: un Dio-marionettista che "regge le fila della
rappresentazione" e che risponde alle domande con il "forse" e un
Dio-autore che, seppur interpretato da Francesco Leonetti (lo stesso che aveva dato voce
al corvo di Uccellacci), sidentifica nello stesso Pasolini. Infine vi è
limmondezzaro (interpretato da Domenico Modugno) Caronte di anime-inanimate
traghettate al mondo reale. Lunica maniera per poter assaporare la "straziante
meravigliosa bellezza del creato" è quella di morire per poter rinascere, ma solo
per pochi attimi, quegli attimi che permettono a Jago e Otello di scoprire le nuvole.
"Otello- Iiiiiih, che so quelle? Jago- Sono
sono
le
nuvole
Otello- E che so le nuvole? Jago- Boh! Otello- Quanto so belle!
Quanto so belle! Jago- Oh, straziante meravigliosa bellezza del creato!"
E poi cè il pubblico che decide di venir fuori dal suo ruolo e intervenire sulla
scena per evitare che la tragedia si compia, regalando alla rappresentazione un finale
diverso da quello che Shakespeare aveva pensato. Irrompe sul palco, impedisce a Otello di
uccidere Desdemona, e dopo aver eliminato Jago e Otello, porta in trionfo Cassio.
Rileviamo qui una doppia citazione di Pasolini, una riferita alle sceneggiate a cui il
pubblico prendeva spesso vivacemente parte e laltra a Don Chisciotte che, per
correre in aiuto del valoroso Don Gaiferos, salì sul palcoscenico per fare strage di
burattini.
Pasolini, in questa maniera, ritrae ancora una volta il pubblico/massa ignorante e
inconsapevole che non è in grado di accettare qualsiasi evento esca dai canoni dell
"etica borghese": questa interpretazione ci permette quindi di rilevare ancora
una volta la sua insoddisfazione nei confronti della società, e dindividuare alcuni
cenni della sua denuncia alla dilagante omologazione, già ampiamente trattata in
Uccellacci.
Quindi, i personaggi di Che cosa sono le nuvole?, seppur marionette, sono in grado di
provare emozioni alla stessa maniera degli esseri umani: hanno paura quando vengono
trasportati alla discarica, piangono quando qualcuno di loro muore,rimangono estasiati
dalla bellezza del mondo reale. Non hanno urgenti bisogni fisici come i personaggi delle
due pellicole precedenti, ma bisogni morali.
Ma se i nostri attori vivono una rappresentazione nella rappresentazione (o in un
"sogno nel sogno" come afferma Jago-Totò), se hanno due Dei ai quali
rivolgersi, allora vivono una doppia vita e una doppia morte al tempo stesso. Ed è qui
che ritroviamo, forse con maggiore evidenza, la dicotomia vita-morte, già analizzata in
La terra vista dalla luna. Lo stesso Pasolini, obbligato a indicare i rapporti che legano
i due episodi afferma che, oltre allo stile comico-picareso che contraddistingue entrambi,
un punto fondamentale dincontro è quello che riguarda la definizione de
"lideologia della morte": <<Quellideologia che fa corpo con
linesplicabile mistero della vita, di quella disperata vitalità che assume valore e
significato solo grazie al mistero del suo avere fine>>. In questottica
Pasolini ritrae la vita come un viaggio senza senso e la morte come nascita, come recupero
del senso della vita.
Ma cè un altro aspetto che lega Che cosa sono le nuvole? al cortometraggio
precedente, ed è lutilizzo del colore: la stranezza cromatica contraddistingue
anche questultima opera del regista bolognese. Jago, completamente colorato di verde
dimostra la falsità dei personaggi nel loro non essere umani. Sicuramente il colore
(utilizzato con la sapienza degli artisti) ha permesso a Pasolini dincrementare
lespressività dei suoi film.
Per quanto riguarda le musiche utilizzate nellepisodio cè da dire che, dopo
la collaborazione con Ennio Morricone, che aveva caratterizzato le due pellicole
precedenti, in Che cosa sono le nuvole? Pasolini realizza con Modugno una canzone (dallo
stesso titolo del film) scritta dal regista bolognese e musicata e interpretata dal
cantante polignanese: i due si ritrovano dopo lesperienza di Uccellacci, quando
Modugno aveva cantato i titoli di testa.
Pasolini dopo questo episodio per i suoi film successivi è pronto a dar vita a una vera e
propria rivoluzione linguistica, che avrà inizio con la poetica dellimmagine,
<<sciolta dai legami logici, sbilanciata sul versante delle pure emozioni>>.
Il suo primo tentativo sarà Edipo Re, film che aveva già cominciato a girare in
contemporanea con lepisodio trattato.
Con Che cosa sono le nuvole? si chiude la trilogia comica di Pasolini nata con Uccellacci
e uccellini, consolidatasi con La terra vista dalla luna, e ha fine la collaborazione
Pasolini/Totò/Ninetto a causa della morte del secondo che avverrà un mese dopo la fine
delle riprese. Totò, quindi, non farà mai in tempo a vedere il suo ultimo lavoro:
<<La morte del burattino Jago si sovrappone a quella del principe dei comici:
entrambi abbandonano le assi del palcoscenico, i fili tagliati da una Parca
crudele>>. La morte di Totò interrompe, quindi, quel rapporto di collaborazione con
Pasolini che finalmente aveva intrapreso i binari giusti. Egli era entusiasta del lavoro
che stava svolgendo, proprio perché Pasolini gli permetteva di recuperare quella
comicità dei primordi, quella del clown e del burattino. Alla luce di questo Pasolini
abbandona definitivamente lambito grottesco-picaresco e, Che cosa sono le nuvole?
rimarrà lultimo episodio del ciclo comico da egli stesso progettato.
<<articolo correlato: Totò visto da Pier Paolo
Pasolini>>
|
|