Le streghe

La strega bruciata viva Senso civico
La terra vista dalla luna La terra vista dalla luna
La terra vista dalla luna La terra vista dalla luna
La siciliana Una serata come le altre
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Film a colori durata 107 min.  -   Incasso Lire 370.000.000  (valore attuale € 4.416.322,31)  Spettatori 1.207.000  Video-clip 45 sec.

"Le streghe" 1967 di Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Franco Rossi, Vittorio De Sica, Mauro Bolognini. Produzione: Dino De Laurentiis-Les Artistes Associes, in technicolor (Parigi). Direttore della fotografia Giuseppe Rotunno, Musiche Ennio Morricone, Montaggio Nino Baragli, Sceneggiatore Mario Garbuglia e Piero Poletto, Direttore di produzione Giorgio Adriani e Giorgio Morra, Aiuto regista Sergio Citti, Fonico Vittorio Trentino.

Interpreti La terra vista dalla luna: Totò (Ciancicato Miao), Silvana Mangano (Assurdina), Ninetto Davoli (Basciù), Mario Cipriani (il prete), Laura Betti (un turista), Luigi Leoni (moglie del turista). Interpreti per gli altri episodi:  Silvana Mangano, Alberto Sordi, Annie Girardot, Clint Eastwood, Massimo Girotti, Francesco Rabal, Clara Calamai, Marilù Tolo.

5 Grandi registi italiani alle prese col tema della donna, protagonista assoluta una Silvana Mangano in ottima forma.

Trama: Le streghe è un film del 1967 diviso in cinque episodi, prodotto da Dino De Laurentiis. Il film fu proiettato per la prima volta in pubblico il 22 febbraio 1967 ed è stato distribuito anche in Francia  e Germania Occidentale. 1° Episodio: La strega bruciata viva di Luchino Visconti - un'attrice (Silvana Mangano) cerca un'improbabile tranquillità a Cortina D'Ampezzo e scopre di essere incinta; 2° Episodio: Senso civico di Mauro Bolognini - una ricca signora (Silvana Mangano) raccoglie un camionista ferito (Alberto Sordi), ma si preoccupa soltanto di non essere in ritardo con un appuntamento; 3° Episodio: La terra vista dalla Luna di Pier Paolo Pasolini - Ciancicato Miao (Totò) ha un figlio che si chiama Basciù (Ninetto Davoli), insieme a lui sta cercando una brava donna per sposarsi. Incontra una bella ragazza dai capelli verdi e sordomuta, che appena entrata nella loro baracca, la trasforma in una graziosa casetta. Un miracolo! Un giorno Assurdina (Silvana Mangano) muore in un incidente, ma torna sotto le spoglie di un fantasma dai due poverini e, sempre come fantasma, continua ad aiutarli. Morale: essere vivi o essere morti è la stessa cosa.; 4° Episodio: La siciliana di Franco Rossi - l'orgogliosa Nunzia (Silvana Mangano) provoca una faida; 5° Episodio: Una sera come le altre di Vittorio De Sica - una moglie (Silvana Mangano) trascurata dal marito (Clint Eastwood), sogna di fare l'amore acclamata in uno stadio.

Film completo: Le streghe

Critica: La chiave di lettura del Totò personaggio pasoliniano, è stata delineata dallo stesso regista, in un’intervista: “La mia ambizione era proprio quella di strappare Totò al codice, cioè decodificarlo. Quale era il codice attraverso cui si poteva interpretare Totò allora?

Era il codice del comportamento dell’infimo borghese italiano, dell’infima borghesia portata alle sue estreme espressioni di volgarità e aggressività, di inerzia, di disinteresse culturale.

Totò, innocentemente, faceva tutto questo, vivendo parallelamente […] un altro personaggio che era al di fuori di tutto questo. Però il pubblico lo interpretava mediante questo codice. Ed allora io, per prima cosa, ho tolto a Totò tutta la sua cattiveria, tutta la sua aggressività, tutto il suo teppismo, tutto il suo fare sberleffi alle spalle degli altri.

Questo è scomparso completamente. il mio Totò è quasi tenero e indifeso come un implume, è sempre pieno di dolcezza, di povertà fisica, direi, non fa le boccacce dietro a nessuno”. (Serafini Murri, cit.).

Con "La terra vista dalla luna", l'episodio indubbiamente più intenso de "Le streghe", abbiamo la possibilità di isolare e di studiare, in extremis, attraverso il genio di Pasolini, il volto e la figura surreale, clownesca di Totò, portati allo stato puro, ossia senza alcuna intermediazione narrativa. Totò appare come un vero e proprio clown, con un trucco che lo trasforma quasi nel "Sor Pampurio" del "Corriere dei piccoli", immerso in un'atmosfera fiabesca del tutto indifferente ai parametri del realismo, ma che risponde a quelli dell'elegia lirica.

Si muove e agisce, inserito in questa dimensione di favola dal colore intenso, che ricorda il manierismo del Pontormo e trova una sua rispondenza primaria nel mondo fantastico, vibrante di dettagli, di battiti di ciglia, di gesti minimi e di parole dette con una voce roca e misteriosa che non appartiene più al mondo della realtà, ma sfonda nell' astratto e in una sorta di sovramondo popolato di esseri immateriali, come appunto la Assurdina del racconto, morta e ritornata ad esistere come un fantasma per chi la sa sentire e vedere.

Pasolini plasma il suo attore mettendolo a contatto con l'aria, la terra, il vento, la pioggia, la neve, la luna e le nuvole. Il racconto rovescia l'intera prospettiva terrocentrica dell'esistenza immergendosi in un mondo deformato e sublimato dalla fantasia e dall'ingenua disponibilità nei confronti del fenomeno-vita, in cui i ruoli si scambiano (la terra è vista dalla luna; Laura Betti è il turista americano, mentre sua moglie è l'attore Luigi Leoni; i morti sono vivi e i vivi sono morti), per recuperare il senso dell'esistenza, fino a far coincidere e a scambiare il senso della vita con quello della morte.

In una scansione recitativa costruita in una sorta di dormiveglia, de Curtis mostra il suo lato più profondo, nel quale non viene mai soppresso o attenuato il dato realistico, ma semmai sovraccaricato di dettagli, fino a trasformarlo in sogno, in fantasia, in favola.

La figura del clown Totò emana qui una luce particolare, che lo trasfigura e lo trasforma in un folletto mite, ingenuo e primordiale, che oltrepassa la logica e la grammatica del racconto per diventare cifra rarefatta di un evento sospeso tra la realtà e il sogno, che è insieme solare e lunare, allegro e triste, frammentario ed eterno.

Veramente straordinaria questa operazione di Pasolini sulla figura del vecchio de Curtis che, arrivato alla conclusione della sua carriera, porta allo scoperto e ci regala qualcosa che era sempre rimasta nascosta nel profondo, che si intravedeva e compariva a sprazzi in ogni modo tra le mille mascherature, tra i mille guizzi delle sue esibizioni sia realistiche che comiche, sia grottesche che farsesche, drammatiche o persino tragiche: il volto del clown malinconico, che trasforma la sua tristezza in un sorriso capace di disarmare il mondo. >Articolo correlato: 3.2 La terra vista dalla luna<

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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