La banda degli onesti
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Video-clip 28 sec.
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"La banda degli onesti" 1956 di Camillo Mastrocinque. Soggetto e sceneggiatura Age, Furio Scarpelli; Produttore Isidoro Broggi e Renato Libassi per D.D.L., Direttore della fotografia Mario Fioretti, Musiche Alessandro Cicognini, Montaggio Gisa Radicchi Levi, Sceneggiatore Alberto Boccianti, Direttore di produzione Vittorio Musi Glori, Aiuto regista Mauro Morassi, Fonico Franco Gropponi. Interpreti: Totò (Antonio Bonocore) Peppino De Filippo (Lo Turco), Giacomo Furia (Cardoni), Giulia Rubini (Marcella), Nando Bruno (maresciallo), Luigi Pavese (rag. Casoria), Memmo Carotenuto (aspirante portiere), Gabriele Tinti (figlio di Bonocore), Anita Ciarli (madre di Bonocore), Yoka Beretti (Marlene), Lauro Gazzolo (il moribondo), Guido Martufi (Riccardo), Gildo Bocci (il tabaccaio). Trama: Antonio Bonocore (Totò) avuto quanto necessario per fabbricare biglietti da diecimila da un ex incisore della zecca, convince il tipografo Giovanni e il pittore d'insegne Felice ad aiutarlo a fabbricare le banconote. Stampati i biglietti ne spacciano uno in tabaccheria. Antonio saputo da suo figlio finanziere che la polizia è sulle tracce dei falsari, convince i suoi complici a desistere dall'impresa. Ma la banda ricercata era un'altra e i tre amici si disfano delle banconote false, contenti di tornare all'onestà. Plot english version: Antonio Bonocore (Totò) have what is necessary to produce ten thousand tickets from a former engraver of the Mint, Giovanni convinces the printer and the painter of signs Felice to help manufacture the banknotes. She cracked a printed tickets in tobacco shops. Antonio learned from his son financier that the police are on the trail of counterfeiters, he convinced his accomplices to desist by the company. But the band wanted was another and three friends will get rid of counterfeit notes, glad to get back to honesty. |
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Critica: Un corpo da funambolo, anzi da fachiro, a tratti disanimato, cadaverico, e a tratti invaso dalle furie, scattante, volante, l'inerzia e il moto, pietre e vento, nel medesimo tempo. Gli arti indipendenti, liberi, dissociati, un braccio o una gamba di Totò è un individuo nell'individuo, un attore nell'attore. Il collo a segmenti, a cannocchiale. E infine (Muse napoletane aiutatemi) un volto senza parentele, indefinibile, astruso, un mondo chimerico di fronte occhi naso bocca zigomi, anomali, buffi e terribili, che agghiaccia e rapisce, che stimola al riso e, contemporaneamente, a non so che umana solidarietà e partecipazione. Mi fa ridere e sospirare la mascella deragliata di Totò. Egli, tanto se avesse dato retta ai suoi connotati surreali (affrancandosi da ogni coerenza), quanto se li avesse gettati a contrasto nel reale, nei malinconici avvenimenti di ogni giorno, sarebbe stato un pozzo di finissima allegria cinematografica. Ma, debbo ripeterlo, Totò non ha intelligenza di se, non vive con Totò. Non si è mai cercato o indovinato, mai, Ha trasferito per vent'anni sullo schermo, il Totò del Varietà. È amico o nemico dell'arte sua l'ineguagliabile Totò? Giuseppe Marotta, "LEuropeo", Milano, 7 aprile 1956.
Con "La banda degli onesti" Totò
interpreta uno dei ruoli più gradevoli e realistici della sua carriera:
uomo povero, semplice e onesto, vittima di quelle tentazioni verso
l'illecito, che caratterizzavano la società italiana a metà degli anni
'50. Mastrocinque affronta il problema in tono leggero, con la satira e
la farsa, ma sempre suscitando una riflessione, che diventa anche
profonda dimostrando che nessuno, anche il più onesto, è immune dalla
tentazione di arricchirsi illecitamente. La storia, ideata e sceneggiata
dalla collaudata coppia Age e
Scarpelli, è ben raccontata e
sostenuta da un Peppino De Filippo
straordinario e un Giacomo Furia
all'altezza dei due giganti. Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione |
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