Totò visto da:   Giacomo Furia

 

 

Nato ad Arienzo il 1° gennaio 1925. Quando ero nella compagnia di Eduardo, alla fine del nostro spettacolo, noi giovani ci struccavamo e scappavamo a vedere Totò che facendo la rivista finiva sempre un'ora dopo la prosa.

Arrivavamo in tempo per vedere lo sketch del sotto finale e dopo la famosa passerella, la marcia dei bersaglieri con cui inesorabilmente  chiudeva.

Nei suoi film ci sono un po' sempre gli stessi attori, Totò aveva bisogno di stare sempre con gli stessi, non gli piacevano i cambiamenti.

Quando andò a fare un film in Spagna si trovò malissimo con l'operatore, che voleva fargli fare determinati passi per riprenderlo con una certa illuminazione.

Totò gli diceva: «No, i passi no », si sentiva legato, impacciato, aveva bisogno di muoversi liberamente, altrimenti si limitava a dire la battuta e non rideva più nessuno.

Il suo problema sono sempre stati gli occhi, all'inizio ci vedeva pochino, e poi alla fine non ci vedeva quasi più.

Non potendosi divertire come una volta sulle tavole del palcoscenico, Totò si divertiva sul set. Quando tra una scena e l'altra riuscivamo a giocare a scopone, era contento di stare a guardare, sosteneva una volta un gruppo e una volta un altro.

Era un uomo adorabile, molto generoso. Qualche volta mi diceva: «Buono, buono, ma perché l'hai detta così, si può perfezionare... ». Secondo me, perfezionare la battuta divertente di un altro, per un comico è il massimo del sacrificio, della generosità.



Il Ferraniacolor me lo ricordo perchè avevo una parrucca in testa e sudavo come una spugna. Una cosa proprio incredibile, perchè allora fare un film a colori significava una luce che non finiva mai.

Ricordo che faceva proprio caldo, tant'è vero che De Laurentis aveva raccomandato a noi tutti di non dire che faceva caldo perché sennò Totò non girava più.

 

"Il primo che dice che fa caldo, lo licenzio", era un suo modo per scherzare. Però aggiungeva: "Non lo dite, perché sennò Totò s'avvilisce e se ne va".

 

Il medico dei pazzi fu girato forse in meno di tre settimane proprio perché faceva caldo e Totò voleva partire per la villeggiatura.

Certo, non è che quelle luci gli facessero bene, però secondo me per Totò andare a lavorare significava sempre andare a divertirsi, era un gioco.

 

A casa era il principe De Curtis, una persona gentilissima, ospitale, tutte le cose belle di questo mondo, invece sul set, mentre si stava lavorando seriamente, lui organizzava perfino degli scherzi.

C'era per esempio un fratello di Eduardo De Filippo, Pasquale De Filippo, figlio anche lui di Scarpetta, che si vantava di essere un grande giocatore di scopone, diceva di avere scritto un libro " Il settebello è una carta" e noi lo pigliavamo tutti in giro.

 

Continuava a parlare di questo Il settebello è una carta; un giorno Totò fece affittare un aereo da turismo e fece lanciare sulla De Laurentis migliaia e migliaia di manifestini dove c'era scritto "Finalmente è stato pubblicato il libro Il settebello è una carta".

Queste erano le cose che faceva Totò, uno scherzo anche costoso.

I film con Giacomo Furia e Totò: Totò cerca casa, Totò sceicco, Totòtarzan, Un turco napoletano, Il medico dei pazzi, Destinazione Piovarolo, Siamo uomini o caporali?, La banda degi onesti, Totò nella luna, Totò, Peppino e le fanatiche, I ladri, Totò, Eva e il pennello proibito, La cambiale, Il monaco di Monza, Totò contro il pirata Nero

 

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