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C'era questa Ferrania che stava facendo la pellicola a colori.
Nessuno ci credeva, nessuno si capacitava che sarebbe venuta davvero fuori con una
pellicola a colori. Allora ero a contratto con De Laurentiis, e dovevo andare a fare La
tratta delle bianche e non mi ci mandarono più, tant'è vero che Comencini si offese
con me. Mi fecero restare a Roma proprio per quest'avvenimento del colore, per il primo
film italiano a colori, con Totò protagonista. Non so perché vollero affidare il compito
a me, so che Tonti era occupato e credo che gli altri operatori non avessero il coraggio
di imbarcarsi nell'impresa. Mi dettero settanta metri di pellicola, facemmo dei provini, e
vennero fuori colorati per davvero. Allora andai da Dino e gli dissi: " Guarda, per
come dicono di fare il colore quelli della
Ferrania
io non sono capace, perché loro raccomandano di illuminare la scena come una cartolina a
flash, insomma pretendono che non ci sia nemmeno un'ombra o una mezza ombra ma tutta luce
piena ". Dino insistette, io d'altronde non avevo modo di controbattere le istruzioni
della Ferrania, così mi misi un po' d'accordo con Steno, io avvertii che il materiale
sarebbe venuto fuori tipo " Il Corriere dei Piccoli ", e difatti Filippone fece
pure le scene alla " Corriere dei Piccoli ", tutte colorate, con le porte verdi
e le lenzuola azzurre anche perché ci dimenticammo delle pellicole a colori e così
pensammo che sarebbe stato come nel bianco e nero, che uno fa la biancheria gialla perché
risulti bianca. Insomma fu un casino, praticamente non ci preparammo per niente, c'erano
solo questi tecnici della Ferrania che più o meno davano un indirizzo.
Però
con i sistemi di illuminazione che erano quelli del bianco e nero tutto diventava
difficile perché, al posto di una lampada mettiamo da dieci candele, ce ne voleva una da
diecimila. E quindi eravamo costretti a mettere tante lampade una vicina all'altra per
avere l'enorme luce necessaria. Le luci furono bestiali, a Totò spesse volte gli fumava
la parrucca. Poi piano piano, quando cominciai a non dare del tutto retta ai tecnici della
Ferrania, riuscii a calare un po' le luci e ottenni anche qualche piccolo effetto. Ad
esempio secondo loro non si poteva fare il raggio attorno a Totò quando recitava il
burattino sul palcoscenico. Invece io feci di testa mia e difatti venne bene. Appena
finita una scena, Totò cercava di scapparsene dal teatro, mi sembrava una farfalla
acciecata e sbruciacchiata dalla lampada. Una sera si sentì male, aveva la parrucca
arroventata perché, oltre ai riflettori, attorno alla macchina da presa si accendeva, al
ciak, una corona di lampade che era stata ribattezzata " il mostro ". Così gli
dovettero mettere una borsa di ghiaccio in testa, perché gli era venuto una specie di
colpo di calore. Quando poi anni dopo si ammalò agli occhi, io ripensai tante volte a
quelle luci, pensai che, chissà, potevano avergli provocato un primo danno alla vista.
Ritrovai
Totò altre volte, per esempio per
Uccellacci.
Quando Pasolini lavorò con Totò, gli faceva
dire cose proprio sue, insomma di Pasolini. Ricordo che al tempo di
Uccellacci
Totò diceva: " Non capisco quello che mi fa fare o che sta facendo, vuole che
corra tutto il giorno, però, mannaggia, mi piace! " Quando facemmo con Lattuada a
Urbino La mandragola, Totò, vestito da frate, se
ne stava in un angolo tra una scena e l'altra. Aveva già avuto la malattia agli occhi e
allora, appena poteva, cercava di sfuggire la luce violenta. Così si ritirava in un
angolo e faceva finta di vedere tutto. In effetti era semicieco. Un giorno venne sul set
Carla Del Poggio in visita al marito Lattuada, era in compagnia di Alida Valli e insieme
si avvicinarono a Totò per salutarlo. Ma mentre Carla, che sapeva bene del barlume di
vista che gli restava, si qualificò subito, la Valli che non ne era del tutto a
conoscenza gli disse semplicemente: " Oh, caro Totò, come sta? ", con quel
vocione basso che la distingue. E lui, tirando a indovinare, dovette dedurre che insieme a
Carla doveva esserci il padre colonnello di lei perché ribatté: " Oh, caro
colonnello, che piacere vederla! " Poverello, in quei casi si avviliva, per quello
tirava a isolarsi. Difatti diceva che per vedere la gente " con la periferia
dell'occhio " avrebbe dovuto farla sdraiare a terra, a terra ci vedeva. E difatti
nell'intrico dei cavi si muoveva molto disinvolto.
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