La mandragola

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Film in B/N durata 96 min.  -  Incasso lire 624.000.000 (valore attuale € 8.645.934,40)  Spettatori 2.368.450   Video-clip 47 sec.

"La mandragola" 1965 di Alberto Lattuada. Soggetto dalla commedia omonima di Niccolò Machiavelli del 1520; Sceneggiatura Alberto Lattuada, Luigi Magni, Stefano Strucchi. Produzione Alfredo Bini per la Arco/Roma Lux Comp. Cinematografica France,  Direttore della fotografia Fiorenza Carboni, Musiche Gino Marinuzzi jr. Edizioni General Music, Montaggio Nino Baragli, Sceneggiatore Carlo Egidi, Direttore di produzione Eliseo Boschi, Assitente alla Regia  Maria Pia Trepaoli, Fonico Giannetto Nardi, Costumi Manilo Donati.

Interpreti: Totò (fra' Timoteo), Rossana Schiaffino (Lucrezia), Romolo Valli (messer Nicia marito di Lucrezia), Nilla Pizzi (Sostrata madre di Lucrezia), Philippe Leroy (Callicalo), Jean Claude Brialy (Ligurio), Armando Bandini (Siro il servo), Pia Fioretti (la francesina), Ugo Attanasio (il cerusico), Luigi Leoni (lo scrivano), Renato Montalbano (l'archeologo), Mino Bellei (lo studente), Walter Benelli (il negromante), Donato Castellaneta (il ciarlatano siciliano), Franco Balducci (il bergello), Edda Ferronao (una prostituta), Jacques Herlin (il predicatore).

Trama: A Firenze vive una bellissima e casta signora, Madonna Lucrezia, moglie del vecchio notaio Nicia Calfucci. Un nobile fannullone e senza scrupoli, chiamato Callimaco, tenta in tutti i modi di sedurla, ma invano.
Il notaio desidera ardemente un erede e per guarire la sterilità della moglie venderebbe l'anima al diavolo. Callimaco con l'aiuto di Ligurio e la complicità di Frà Timoteo (Totò), indegno confessore della signora, fa bere alla signora una porzione di mandragola, erba miracolosa che guarisce dalla sterilità, ma può far morire chi ha rapporti sessuali con lei. Per questo il marito acconsente che un poveraccio giaccia con la moglie. Ma a posto del povero barbone va Callimaco. La bella Lucrezia disgustata del comportamento del marito e del frate, ma attratta dal giovane amante accetta la situazione come obbedienza al Divino volere.

Film completo: La mandragola

Critica: Il film, caratterizzato da una sceneggiatura teatrale di Luigi Magni e da una regia che si concede all'attualità, unitamente ad una scenografia impeccabile, ma molto vicina al gusto manieristico di Zeffirelli, non presenterebbe particolare interesse se non vi fosse de Curtis ad interpretare il ruolo marginale, ma molto importante di fra' Timoteo, fortemente "tipizzato", come nel testo originale, ma portatore di una recitazione umanizzata e densa di fermenti e di grovigli psicologici.

Il frate avaro e cinico, che nel testo di Machiavelli è toscano, nel film di Lattuada diventa napoletano, forse per giustificare il suo cinismo e la sua disponibilità ad "arrangiarsi".

Questa figura, come si esprime fisicamente, sembra inquadrarsi nel solco aperto da "Il monaco di Monza" e che ritroviamo, con esiti assolutamente disuguali, nel successivo "Uccellacci e uccellini".

"Pur essendo, per cinismo e avarizia, uno dei personaggi più negativi tra quelli interpretati da Totò, non si può fare a meno di provare una certa simpatia, mista a pena, per quest'uomo sul cui volto si legge pur tuttavia una secolare lotta per l'esistenza.

Infatti non conosciamo nulla del suo passato, ma dai suoi comportamenti e dalla sua psicologia possiamo dedurre che ci troviamo forse davanti a un "don Abbondio" in formato ridotto, caratterizzato non dalla paura ma dal denaro.

Egli entra in questa pochade con una totale indifferenza alle conseguenze morali del suo gesto, che porta a compimento con coerente coraggio, correndone tutti i rischi possibili.

Il personaggio di Timoteo sa esprimere con una recitazione asciutta, che non cede alle tentazioni della macchietta, per rimanere nell'ambito di un "tipo" ben delineato e caratterizzato, anche nella sua matrice dialettale, saporita ed egregiamente elaborata tutte le contraddizioni psicologiche che riflettono il timbro etico della società fiorentina ed italiana del Cinquecento. Di grande bellezza sono i primi piani che Lattuada ci regala di questo povero frate che si aggrappa a tutti i costi al potere del denaro per campare.

È un vero peccato che sia stato tagliato al montaggio il dialogo che fra' Timoteo ingaggia con la morte, perchè forse sarebbe venuta meglio in luce non solo la sua contraddizione morale, ma anche nello stesso tempo il suo compromesso con la vita e la società del tempo.

Totò appare in sole cinque sequenze, nelle quali lo vediamo accettare sul pozzo i ducati da messer Nicia che si finge sordo; poi nello splendido monologo per convincere Lucrezia, che si conclude con una piccola corsa, visto da dietro, del Totò prima maniera; poi in una sorta di finto pentimento con se stesso, condito con un'apparente autoflagellazione, che non gli impedisce di riscuotere il denaro; poi nella notte dell'imbroglio, dove si finge Callimaco e infine nella canonica, dove, per colmo della sua contraddizione, ma forse anche per uno scatto psicologico freudianamente comprensibile, rimprovera il sagrestano dicendo che non spolvera a sufficienza e concludendo, al colmo dell'assurdo, che nel mondo non c'è più devozione.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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