Il monaco di Monza

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Film in B/N durata 101 min.  -  Incasso lire 291.000.000 (valore attuale € 4.648.760,33) Spettatori 2.444.850   Video-clip 47 sec.

"Il monaco di Monza" 1963 di Sergio Corbucci. Soggetto Ettore Margadonna, Sceneggiatura Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi; Produzione Walter Zaghetta e Franco Belotti per Globe International Film - Giovanni Addessi Cinematografica. Direttore della fotografia Enzo Barboni, Musiche Armando Trovajoli, Montaggio Otello Colangeli, Sceneggiatore Ottavio Scotti, Direttore di produzione Alfonso Donati, Aiuto regista Ruggero Deodato, Fonico Mario Morigi e Franco Gropponi.

Interpreti: Totò (Pasquale e don Manuel), Nino Taranto (Egidio), Erminio Macario (Mamozio), Lisa Gastoni (Fiorenza), Mario Castellani (un nobile), Adriano Celentano (un frate), Giacomo Furia (Cecco),  Fiorenzo Fiorentini (Smilzo), Don Backy (un frate), Carlo Delle Piane (l'oste), Mimmo Poli (un frate grasso), Franco Rossel (ispettore della dogana), Clara Bindi (una popolana), Gianni Baghino (il bravo ubriaco), Moira Orfei, Dany Paris, Marina Moggi, Marco Morandi, Tina Gloriani, Roberto Paoletti.

Trama: L'azione si svolge a Monza nel 1600. Il protagonista, Pasquale ciabattino con dodici figli, viene cacciato dal paese, perchè non è in grado di pagare le tasse. Incomincia per lui e i suoi figli una vita randagia sempre alle prese con la fame e gli stenti. Pasquale per sollecitare la generosità della gente si veste da frate e consiglia ai suoi figli di confessarsi figli della Provvidenza. Vengono accolti nel castello di Don Egidio un losco marchese che tiene prigioniera la bella cognata che non lo vuole per marito e che inoltre attende un figlio dall'uomo che ama, Don Manuel. Pasquale è così felice di poter sfamare lui e i suoi figli che acconsente di aiutare la bella signora ad eliminare il cattivo Don Egidio. Purtroppo una serie di contrattempi mette nei guai il povero Don Pasquale e solo l'intervento di una compagnia religiosa con a capo la monaca di Monza riesce a far fallire le mire del perfido marchese che viene arrestato. Finalmente la bella castellana può sposare il padre del suo bambino e per gratitudine permetterà a Pasquale e figli di vivere per sempre nel castello.

Film completo: Il monaco di Monza

Critica: I vecchi sketches d'avanspettacolo brillavano in confronto a questo film che è diretto, ahilui!, da Sergio Corbucci, per intelligenza, brio e raffinatezza. Qui la qualità delle trovate comiche è talmente povera da non riuscire a strappare il minimo accenno di sorriso. Il buon Totò si sbraccia inutilmente. Il Secolo XIX Nuovo, Genova, 23 marzo 1963.

È una parodia dei "Promessi Sposi" esangue e senza scopo. La satira si riduce ad uno squallido emporio di situazioni iperbolicamente irreali e battute che sono al di sotto della barzelletta da caserma. In questo film triviale, tanto privo di spirito e di sceneggiatura, quanto sovrabbondante in turpiloquio e sciatteria, Totò raggiunge uno dei livelli più bassi di volgarità.

È certamente il film più brutto di Corbucci, che forse voleva tornare a un tipo di parodia quale "Figaro qua, Figaro là", ma invece compone una storia senza la minima intelligenza, dando vita a scene che hanno l'unico e dichiarato scopo di riferirsi all'attualità sia politica che cronachistica, come per esempio la battuta pronunciata dal calzolaio Totò, che allude all'allora famoso "Maestro di Vigevano": ero in società con Mastronardo, battute che alla fine risultano penose per la loro pochezza e la loro assoluta mancanza di intelligenza e buon gusto. Quasi ad anticipare L'èsprit del '68, il film trasmette un'aria di un certo ribellismo d'insieme.

Canta l'allora esordiente Adriano Celentano (già utilizzato ne "La dolce vita") e recitano attori di contorno assolutamente privi di forza, quali la mediocrissima Lisa Gastoni e gli stereotipi Giacomo Furia e Fiorenzo Fiorentini. In sostanza il film si regge sulla sola recitazione di de Curtis (non al suo massimo), di Nino Taranto, che riesce a disegnare un personaggio con qualche tratto di ironica caricatura, e di Macario, appesantito e stanco.

Il ciabattino Pasquale Cicciacalda, interpretato da Totò, rimanda in qualche modo a "San Giovanni decollato", mentre il frate successivo anticipa i ruoli che  saranno di ben altro spessore ne "La mandragola" e ancora di più in "Uccellacci e uccellini". Si salvano nel film solo alcuni duetti da avaspettacolo con Nino Taranto (esilarante l'equivoco, che allarma Totò, sulla domanda "lei mi sposerebbe, padre?"), mentre la scena della veglia al finto morto, lunga, stucchevole e banale, vuole essere un esempio di humour nero e si rifà a "Totò cerca casa" e a "Le sei mogli di Barbablù".

La scena del parto, con il trapano e il martello è tratta da "Sua Eccellenza si fermò a mangiare" e da "'Totò, Vittorio e la dottoressa". Notevoli e bellissimi sono alcuni piani del viso di de Curtis, che quasi da soli, per la loro intensità, riscattano il film, che per altro vorrebbe ispirarsi al matrimonio difficile de "I promessi sposi", ma non ha alcuna struttura ne logica ne narrativa e cade ancora più in basso quando entra in campo Lisa Gastoni. La scena in cui Totò sputa nell'occhio di un "bravo" è plagiata da "Totò a colori" e ancora prima da "'Totò cerca casa".

II film è infarcito di continui giochi linguistici, di cui alcuni di estrema volgarità, che abbassano ulteriormente il livello della farsaccia: Su con le corde per Sursum corda; provola per prova; sono un monaco di Monza, cioè un Monzambico; Con-che comunichi? -Con-Checco, Hai libero accesso -Grazie, ora non ho bisogno. Dopo, caso mai. Caro maresciallo - Sono Marchese - marchese o maresciallo sempre con la "m" comincia, e tanti altri ancora.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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