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Il mio ricordo di Totò che arriva più lontano è
di una sua stagione all' Eliseo, di quando l' Eliseo era ancora un teatro molto floreale e
liberty come non ne esistono più se non a Parigi. Dunque parecchio tempo fa, diciamo che
erano gli anni Venti. L'attore doveva essere già abbastanza importante o almeno con un
nome già assodato perché l'Eliseo, se non era ancora la sala autorevole che poi divenne
dopo che fu rifatta da cima a fondo, era pur sempre un teatro da " vedette ". Si
era specializzato in spettacoli vari, spesso l'operetta o anche la pochade francese, e fu
lì che vidi, sempre in quel torno di tempo, una magnifica " Dama di Chez- Maxim
" con Marga Cella nella parte del titolo. Ma con chi stesse allora Totò e quale
fosse il repertorio della compagnia e in che modo si esplicasse il programma serale non
rammento con precisione. Doveva essere uno di quei programmi misti che allora andavano
molto, canzoni scollacciate o sentimentali delle donne, macchiette plebee o mondane degli
uomini per 10 più napoletani e, tra un numero e l'altro o nel finale, una breve farsa
recitata da macchiettisti e canzonettiste insieme. Fu soprattutto per quelle farse (sono
state sempre il mio debole e 10 sono ancora) che io credo di non aver perso uno solo degli
spettacoli di quella stagione con Totò all'Eliseo. Andavo anche alle diurne e talvolta
alle repliche. In una di quelle farse accadeva questo, che l'interlocutore o la "
spalla " che stava parlando con Totò in una cameretta d'albergo (doveva trattarsi di
due viaggiatori di commercio) a un certo punto, avendogli chiesto Totò quale fosse la
prossima tappa del suo giro, rispondeva che egli stava andando a Teramo, ma lo diceva
affrettatamente mangiandosi un po' la " e ", di modo che Totò equivocava e
cominciava a tremolare e stralunare dalla paura e a ripetere " tramò. ..tramò.
.." avendo capito che l'amico avesse annunciato un terremoto imminente o già in
atto. Sebbene, dire che egli tremolava non dà affatto l'idea di ciò che effettivamente
faceva Totò, in realtà egli compiva col suo corpo, e con una crudeltà e una disciplina
e un rigore geometrico che avrebbero riempito di entusiasmo Artaud, una di quelle
operazioni di distacco, di deviazione e alienazione delle varie membra dal proprio asse,
che poi 10 hanno reso famoso.
Continuò a compierle fino agli anni più tardi,
ma allora il corpo era giovane e elastico ed era ancora più viva e urgente la voglia di
colpire, di strabiliare il suo pubblico, bisognava vederlo portare le braccia in su,
piegando le mani verso gli omeri come una danzatrice sacra indiana, e poi cominciare a
buttare il torso nella direzione opposta dell'addome e la testa in tutt'altra direzione
rispetto al torso, e gli occhi storcersi nella direzione contraria a quella del capo, e la
bazza per conto suo rispetto alla bocca, e il pomo d'Adamo correre in giro vorticosamente
facendo correre la farfallina nera della cravatta. Era proprio allucinante Totò a venti
sei o venti sette anni in quell'esercizio. La prima volta io ci rimasi persino un po'
male. Avevo visto tanti comici napoletani della grande tradizione di Edoardo Scarpetta, li
avevo visti aver paura sul palcoscenico e tremare, perdere il colore, balbettare più o
meno naturalisticamente com'è giusto che faccia un attore che vuoi far ridere dando a
intendere che ha paura. Totò non faceva nulla di tutto questo, non tremavano le mani, non
tremava la voce e neppure il corpo, solo si spostava, si dislocava, si dissociava a quel
modo. Eppure subito io capii ed è l'arte dei grandi comici di rendere subito
intelligibili al pubblico le loro intenzioni e convenzioni più estreme capii subito che
di quel suo corpo prodigioso Totò si era servito per farmi ridere dandomi a intendere che
aveva paura. E infatti è ciò che egli ha poi sempre continuato a fare tutte le volte che
voleva dare a intendere che era comuni convenzioni mimiche della farsa. Si dirà che Totò
era un assurdo anatomico e che egli traeva il maggior partito possibile da una costruzione
così allucinante del suo corpo e della sua fisionomia. Ma è una spiegazione troppo
meccanica per essere vera. Ci sono contorsionisti molto più bravi di lui che riempiono di
sbadigli la platea. La spiegazione del fenomeno Totò va dunque ricercata altrove. La
verità è che Totò era più moderno delle più moderne teorie del riso e del comico, o
che erano ritenute fino a poco tempo addietro le più moderne: quella di Bergson, quella
di Meredith. Ma Bergson e Meredith avevano preso in considerazione la " comedy of man
ners " " comèdie de moeurs " , che noi diciamo " commedia di costume
" determinata da un certo momento storico e che vi si colloca con precisione. Ma è
evidente che Totò non entra in questo schema. I tempi di Meredith e di Bergson,
relativamente ordinati e dignitosi, si riconoscevano in quella che gli inglesi chiamano
" high comedy ", la commedia regolare e letteraria, e persino il vaudeville
francese, persino la pochade contemporanea dei primi passi di Totò nei piccoli teatri
scalcinati di Napoli possono farsi benissimo rien- trare in quelle regole e in quella
letteratura.
Sono davvero esistiti quei tempi? L'assurdo e
l'ignobile hanno ormai tanta parte nella nostra vita e quindi anche nelle nostre
esperienze della letteratura e del teatro da far dubitare che quei tempi siano mai
esistiti. Altro che " high comedy " ! Questi sono tempi della più deliberata
"low comedy", la bassa commedia, la farsa più smaccata e assurda, e il teatro
comico che va adesso indica chiaramente quali saranno le sorgenti popolari del riso nel
prossimo futuro. Ora è chiaro che Totò apparteneva più a questa sorta di teatro che
alle farse con le quali egli cominciò a far ridere, La camera fittata per tre o La
scampagnata dei tre disperati dei tempi famelici dei teatrini napoletani.
Voglio dire che il riso provocato dalle
deformazioni corporali e facciali di Totò sembra quasi una conferma di alcune tendenze
che i nuovi teorici del comico hanno scoperto nell'anima dei nostri contemporanei: una
certa crudeltà distorsionista da camera di tortura e, in genere, un certo gusto del
disarticolato, del dissociato e, beninteso, dell'insensato.
Giunti bene avanti oltre la metà del secolo, 10
vede ormai chiunque che la musica, le arti figurative e la stessa letteratura si muovono
nel senso di queste tendenze e di questi gusti. Sarebbe esagerato dire che Totò si teneva
al passo con le avanguardie , egli dopotutto era nato nellaltro secolo, ma questo
almeno si può affermare che egli in un certo senso lequivalente, nel suo campo,
delle figure di Picasso e della musica dodecafonica (Espresso, 1967)
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