Totò e Peppino divisi a Berlino

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Film in B/N durata 97 min.  -  Incasso lire 289.000.000  (valore attuale € 5.681.818,18)  Spettatori 1.660.000   Video-clip 36 sec.

"Totò e Peppino divisi a Berlino" 1962 di Giorgio Bianchi. Soggetto Age, Furio Scarpelli da un'idea di Luigi Angelo e Luciano Ferri. Sceneggiatura Alessandro Continenza, Dino De Palma. Produttore Mario Mariani per Cinex, Direttore della Fotografia Tino Santoni, Musiche Armando Trovajoli, Montaggio Daniele Alabiso, Sceneggiatore Giorgio Giovannini,  Direttore di Produzione Walter Benelli, Aiuto Regista Michele Lupo, Fonico Franco Groppioni.

Interpreti: Totò (Antonio La Puzza/Canarinis), Peppino De Filippo (Peppino Paglialunga), Nadine Sanders (Greta Canarinis), Luigi Pavese (un generale russo), Peter Dane (un ufficiale americano), Dante Maggio (un magliaro) Robert Alda (Lo Bianco).

Trama: Totò e Peppino, assoldati dai nazisti, si presentano agli alleati come il colonnello Canarinis ed un teste a suo carico, ma non vengono creduti e finiscono a Berlino est dove i russi li prendono davvero per nazisti. Il libro della "Smorfia" viene scambiato dai russi per un codice segreto e così  li costringono a dedurne le coordinate degli aerei spia americani. Non sapendo cosa fare i due danno loro i numeri che una zia di Totò gli ha dato in sogno. Ma i russi abbattono un proprio aereo e rispediscono i due a Berlino Ovest verso una nuova avventura.

Film completo: Totò e Peppino divisi a Berlino

Critica: Totò e Peppino ripetono instancabilmente la commedia degli equivoci e delle paure, sfruttando un repertorio che gli spettatori conoscono ormai a memoria, ma che strappa ancora le risate. Riflessi condizionati? E' possibile: in ogni modo il film, imbastito frettolosamente, tenta qua e la i toni della satira, ma ottiene poi i migliori effetti della comicità alla buona dei due protagonisti. La Stampa, Torino 8 settembre 1962.

L'evidente parodia trae lo spunto dall'erezione del muro di Berlino nell'agosto del 1961, dallo scambio delle spie Powers e Abel, avvenuto in quell'anno e dalla guerra fredda, che aveva ispirato anche il precedente "Totò nella luna". Vi sono anche chiare ascendenze da "I magliari" di Rosi (1959) e, in parte, da "Letto a tre piazze", unitamente all'intenzione di riproporre, mutatis mutandis, la stessa struttura filmica di "Totò, Peppino e la dolce vita", contrapponendo ad un evento internazionale serio e tragico, un raccontino che voleva essere spiritoso ma che risulta solo noioso. Più che di trama si dovrebbe parlare di un confuso canovaccio, dove quello che accade non ha alcuna logica e alcun presupposto realistico sia pur minimo e tutto è lasciato per così dire a se stesso, senza alcuna preoccupazione.

Quello che conta è mettere davanti alla macchina da presa i due attori de Curtis e De Filippo ormai collaudati e lasciarli agire senza copione. È un film da collocare ai gradini più bassi della filmografia di de Totò, essendo privo anche di quella minima vis ironica e comica che pur dovrebbe giustificarlo.

Totò appare sfocato e poco convincente, tranne in alcuni momenti particolarmente felici, nei quali non esagera (l'inizio, nell'interno berlinese e in qualche altro momento sporadico). Si avverte nella coppia che quella comicità genuina dei film precedenti si è spenta e si è trasformata in manierismo. Tutto appare artefatto, preparato e giocato su una sicurezza che invece mette a nudo una profonda debolezza, anche perchè il ruolo di Peppino De Filippo è andato gradualmente sviluppandosi, fino a travalicare quello di un'ottima spalla, isolando Totò e creando in tal modo uno scompenso all'interno del meccanismo comico. La storia raccontata, anche se voleva essere una "barzelletta" sceneggiata, doveva possedere dei requisiti minimi di credibilità perchè potesse essere raccontata. Invece qui abbiamo uno scambio di persona impossibile, dei poliziotti inverosimili nella loro cretineria.

Si passa il segno della sopportabilità, con documenti da decifrare, spie da scambiare, sedute assurde in laboratori da fumetto. Le scene si susseguono staccate una dall'altra in una confusione d'insieme che è ai limiti dell'elementare comprensione del copione recitato. Si ripetono le solite gags, svuotate, però, di intelligenza, di ironia e di forza. Poche le scene veramente gustose come quella in cui Totò trova a Berlino l'immagine di San Gennaro e cerca di parlargli in tedesco e quella dell'esame fatto con il libretto della "Smorfia", per appurare che non è l'ammiraglio Canarinis ma è autenticamente napoletano.

Simpatica anche, ma eccessiva, la ripetizione della battuta ho attraversato l'Alto Adige, detta undici volte. Assolutamente irreale è la sequenza del processo e quella del laboratorio, anche se non manca di qualche spunto divertente, come il napoletanismo del dormire per ricevere suggerimenti enumeri dai defunti (già presente in "Totò e i re di Roma"). Ma i due grandi clowns sono qui sottotono e fanno il verso a se stessi. Non a caso la coppia, a parte alcuni ruoli di assoluto contorno interpretati da Peppino De Filippo in "Totò contro i quattro" e "Gli onorevoli", non reciteranno più insieme.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione

 

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