"Un aneddoto poco noto"   di Emanuela Catalano

 

"Un aneddoto poco noto"   di Emanuela Catalano


Fervono le celebrazioni per Totò di cui ricorrono in questo 2017 i cinquant’anni dalla scomparsa.

Celebrazioni anche poco organizzate, affidate a persone non adeguatamente preparate, spesso che non hanno neppur parlato con gli ospiti, persone che pensano di celebrare Totò mostrando la propria avvenenza e perché no un bell’abito, non adatto alla circostanza, ma adatto a spiccare sul palcoscenico, ben sapendo che per loro è questo l’unico modo di farsi notare.

Gente che crede che un talk sia fatto per il conduttore e non per l’argomento e gli ospiti. Padrone di casa egoiste e ignoranti, attente a sgomitare e ad ammiccare ad ospiti di cui non sanno neppure il nome e che disprezzano perché sono vecchi, preparati, giustamente famosi e loro sono giovani, famose sperano di diventare, mantenendosi ignoranti, come mamma le ha fatte.

Tanto di Totò chi non ha semivisto qualche film? Ed allora sul Principe De Curtis siamo tutti “addottorati”!

Mi sembra importante sottolineare, permane ancor oggi una ferma volontà di mantenere Totò in una dimensione artistica, seppur originale e senza tempo, però sempre ”ridanciana”, non permettendo di riconoscere a quest’Artista una caratura di grande attore, Principe si, della risata però!

 

 

Sarà perché hanno recitato insieme in un film che è una pietra miliare del grande Cinema: “Risate di gioia” ma io non vedo tante differenze tra Anna Magnani e Totò, due attori a tutto tondo, due grandi attori punto.

A continuare con quei clichè si fa il giuoco di tenere Totò confinato in un certo tipo di cinema di cassetta, e se non gli si riconoscono i suoi grandi meriti di attore la colpa, continuano a dire, è del medesimo attore, che firmava quei contratti e recitava in quei film di “cassetta”.

E’ un continuo svilire la grandezza dell’attore De Curtis, che riesce ad infilarsi, appena può al posto di Totò, che firmava il contratto.

La grossolanità di questi “cinematografari”, produttori, registi, sceneggiatori, tecnici delle luci, montatori, segretari di produzione e via discorrendo, che ancora oggi vogliono schiacciare la grandezza di un attore con la loro “ignoranza,” è pervicace.

 

Tra le tante voci che ricordano aneddoti sapidi ma risaputi, scenette con Castellani, bravo attore che duettava con Totò, che vengono sempre, puntualmente mandate in onda, qualcosa di nuovo e di diverso si è sentito.

Ecco un ricordo di Totò di tutt’altra specie, serbato per non sciuparlo da un gentiluomo che del Principe aveva un rispetto affettuoso che non è venuto meno neppur oggi a cinquant’anni dalla sua scomparsa.

E’ un ricordo che viene da una zona lontana da Napoli, da una città “nordica” e pertanto ancor più poetico e prezioso.

La persona che ce lo fornisce è un uomo alto, dai capelli appena appena imbiancati, alto, diritto, distinto, con una espressione veramente bella nel bel volto, la sua voce è da sempre definita “confidenziale”, un artista che ha calcato, in 70 anni di carriera, moltissimi palcoscenici del mondo, suscitando ovunque ovazioni calorose, ma è un artista che sa esprimersi non solo con la voce, ma anche con l’intelligenza e… l’orecchio, sa scendere dal palco e ascoltare altre voci, e capirne, umilmente, la grandezza: un talent scaut!

Questa sua attitudine di “uomo d’Amore” che Luciano De Crescenzo ha così ben chiarito nei suoi tanti libri, non è solo partenopea, è degli umani, chi la sa preservare, coltivare, annaffiare, dentro di sé è una persona “ricca” di qualcosa che ha un valore inestimabile, e di questa ricchezza interiore Antonio Da Curtis e questo suo amico sono veramente ben provvisti.

 

Questo testimone ha un nome anagrafico poco noto: Ferruccio Ricordi, è diventato famoso con uno pseudonimo, ma questi ricordi iniziano quando il suo nome era solo quello anagrafico.

Ferruccio Ricordi è nato a Trieste nel 1926 ed attorno ai 10 anni era già sicuro che la musica ed il canto avrebbero fatto parte del suo futuro.

Il successo di Totò era già tale, alla fine degli anni ‘30 del Novecento, che le tournèe dei suoi spettacoli si svolgevano in tutta Italia, anche a Trieste dove solo pochi decenni prima era stanziata la corte Viennese e la lingua era quella tedesca.

L’arrivo del grande artista destò anche l’attenzione del piccolo Ferruccio, che aveva una gran voglia di conoscere di persona questo grande protagonista della ribalta.

In qualche modo il ragazzo riesce ad arrivare nel camerino dell’attore per chiedere un autografo. Dopo essersi presentato, guidato dalle cortesi domande di Totò esplicita quel suo desiderio nascosto, di avere un consiglio dal professionista di successo, sulla sua voce.

Il Principe sempre attento ai giovani, gli chiede di cantare qualcosa. Il parere dell’attore sarà positivo: “continua negli studi, puoi riuscire” e così il Principe congedò Ferruccio.

Nel 1948 Ferruccio ormai cantante affermato si esibiva a Roma, al Jakie O. Entra tra gli avventori il Principe, si siede ad un tavolino, riconosce il noto cantante, dopo l’esibizione lo invita al suo tavolo.

Nasce in quel momento un’amicizia umana tra due persone, due artisti, che pur avendo ascendenze completamente differenti erano straordinariamente compatibili, soprattutto per l’altezza della parte poetica e sentimentale che i due uomini condividevano.

 

 

Passano molti anni, Ferruccio / Teddy Reno è un affermato cantante, siamo poco oltre la metà degli anni ‘50, nell’aria si sente la musica di una nota canzone scritta dal Principe, pressato da pene d’amore, su di un pacchetto di sigarette: “Malafemmina”.

L’idea iniziale è quella di cucire un film attorno alla canzone che aveva un grandissimo riscontro di pubblico.

Per quest’operazione occorreva una trama sentimentale, dove inserire la Canzone “Malafemmina” che nel film dovrà essere cantata alla perfezione, esattamente come voleva il suo autore. Nella trama sentimentale si sarebbe inserita la parte comica affidata a Totò, che trovò l’appoggio anche di Peppino De Filippo, per evitare le melensaggini che potrebbero facilmente insorgere in siffatte trame.

Occorreva infine una bella attrice, Dorian Gray, che avrebbe impersonato la protagonista. Il protagonista sentimentale doveva per forza essere un cantante, magari anche attore, ma un cantante bravo, soprattutto moderno, legato a Napoli, ma non alla tradizione napoletana.

I Produttori fecero alcuni nomi ed il Principe, che conosceva quei noti cantanti di ambito napoletano, ne indicò uno che napoletano non era.

Fu così che Ferruccio Ricordi, munito del suo nome d’arte che aveva adottato fin dal 1946, fu scelto per la seconda volta dal Principe.

Era in America ed una telefonata dall’Italia lo richiamò: “Vieni, Totò vuole fare un film con te!”, era il 1956.

Nessuna meraviglia per Antonio De Curtis il disvelarsi del cantante l’essere quel giovanissimo ammiratore di cui, in un camerino a Trieste, aveva riconosciuto per primo il talento.

Ricorda ancor oggi la gioia provata, Teddy Reno, sentendosi rinfrancato dal largo sorriso dell’attore che lo portò in disparte dicendogli:” Vieni che ora ti insegno a cantarla”.

Come in un matrimonio Antonio De Curtis portava all’altare della celebrità quella canzone, così sua come una figlia, affidandola ad un uomo intelligente e generoso come lui, gliela passò con un fil di voce e con la capacità interpretativa di un Grande Attore e con la generosità di un Gentiluomo, punto.

 

Firenze 23 Agosto 2017

                                                                   Emanuela Catalano

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