Totò visto da: Tino Buazzelli
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Apparteneva al grande ramo del teatro napoletano, anche se non si può, dire che fosse un Pulcinella perché gli mancava la frustrazione del Pulcinella: era invece un vincitore e un prepotente, qualcosa di mezzo tra Pulcinella, Sciosciammocca e il "miles gloriosus". Era un comico italiano, un comico ferace appartenente all'antica tradizione latina. Creatore estemporaneo, andava a braccio, inventava.
La riscoperta che se ne è fatta dopo la morte è stata troppo tardiva ed esclamativa. Sono stato suo grande ammiratore sin dai tempi del teatro, dove l'ho visto spesso, e dove ha dato probabilmente le cose migliori di se. Quando nel '50 ho fatto due film con lui, Le sei mogli di Barbablù e Toto tarzan, avevo appena cominciato a fare teatro e ho accettato volentieri queste due occasioni di lavorare con Bragaglia e con Mattòli. Non eravamo giovani dispregiatori, credevamo ancora nella tradizione, capivamo i mestieri e le arti degli altri, ci consideravamo degli apprendisti. Per me Totò è stato - non dico un maestro, me l'impediva la mia presunzione personale - ma un grande fenomeno da osservare.
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