Totò Tarzan

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Film in B/N durata 85 min.  -  Incasso lire 385.300.000  (valore attuale € 13.429.752,06)  Spettatori 3.710.000

Totò Tarzan" 1950 di Mario Mattoli. Soggetto Vittorio Metz, Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age, Furio Scarpelli; Produttore C.D.I., Direttore della Fotografia Mario Albertelli, Musiche Armando Fragna dirette da Felice Montagnini, Montaggio Otello Colangeli, Sceneggiatore Piero Filippone, Direttore di Produzione Romolo Laurenti, Aiuto Regista Leo Catozzo, Fonico Kurt Doubrawsky.

Interpreti: Totò (Antonio della Buffas), Marilyn Buferd (Iva), Bianca Maria Fusari (Marta), Alba Arnova (Sonia), Vira Silenti (Dora), Luigi Pavese (il procuratore generale ), Adriana Serra (sua moglie), Luisa Poselli (la maestra), Mario Castellani (Stanis, Tino Buazzelli (Spartaco), Oaleazzo Benti (istruttore paracadutista), Vinicio Sofia (barone Rosen), Enrico Luzi (avvocato Finotti), Rino Tognaccini (Bongo), Ouglielmo Inglese (il capostazione barese), Mario Siletti (maggiordomo), Guglielmo Barnabò (colonnello paracadutista), Nico Pepe (avvocato Micozzi), Giacomo Furia (il cuoco), Eduardo Passarelli (controllore), Totò Mignone (un ferroviere), Alberto Sorrentino (l'usciere), Bruno Corelli (portiere dell'albergo), Nino Vingelli (il capostazione napoletano), Clara Bindi (la signora col cappello di frutta), Carlo Croccolo (lo sposino), Riccardo Billi (il capostazione siciliano ), Ughetto Bertucci (il capostazione romano ), Ciro Berardi ( commissario)' Sofia Lazzaro [Loren] (un'ammiratrice di Tarzan).

Trama: Tre avventurieri catturano e portano in Europa, con l'intento di impossessarsi dell'eredità, la "scimmia bianca" Totò, nobile abbandonato da piccolo nella giungla. Un suo parente Rosen dopo averlo ospitato si allea con gli avventurieri per sbarazzarsene. Ma Iva innamorata di Totò lo salva e insieme fuggono nella giungla.

Film completo: Totò Tarzan

Critica: Dopo lo spunto iniziale felice, il povero Totò viene abbandonato esclusivamente alle sue risorse. Il motivo che genera il film non è stato sfruttato che in minima parte. Una volta visto Totò non doveva essere più possibile pensare a Tarzan senza ridere. Tale è la missione di equilibrio affidata al comico: portare il sorriso sopra le cose troppo serie. Totò è apparso all'orizzonte come un arcobaleno dopo il temporale. Aido Palazzeschi, "Epoca", Milano, 9 dicembre 1950.

Ormai il fenomeno Totò è una specie di febbre gialla che ha contagiato la maggior parte dei nostri produttori, Quindi non ci resta che seguire il decorso di questa "malattia", la quale, come ogni malanno di questo mondo, dopo aver toccato l'acme della crisi, finirà col concludersi con la guarigione del malato. E ieri il quadro clinico dell’epidemia, con Totòtarzan, ha registrato un altro focolaio di infezioni. Gaetano Carancini "La voce repubblicana", Roma, 26 novembre 1950.

Parodia della serie dei Tarzan americani, iniziati nel 1932 e interpretati da Johnny Weissmuller, che godevano di un grandissimo successo di pubblico, questo "Tototarzan", diretto da Mattoli e sceneggiato da Metz e Marchesi, è forse il film più brutto interpretato da Totò. Siamo di fronte ad una serie di scene e fotogrammi sconnessi, tesi all'unico scopo di lasciare a se stesso un attore come de Curtis, che regredisce oltre "Fermo con le mani", oltre gli spettacoli di rivista, per approdare ad una sorta di recita scolastica, dilettantesca, ossia verso il nulla.

La recitazione è modulata non tanto sul registro "marionetta", ma su quello, forse gradito a Metz e Marchesi, della pura demenzialità e dell'esagerazione senza controllo e l'Artista non offre neppure il suo talento acquisito nel teatro di varietà e la sua regressione arriva ad uno stadio da cartone animato, addirittura al di sotto della serie Ridolini & Cretinetti.

Molto vicino alle atmosfere di "Due cuori tra le belve", di cui ricalca alcune situazioni, il film dimostra anche che i tentativi fatti fino ad allora per adattare Totò a qualunque personaggio (cameriere, ciabattino, capocomico, torero, ciclista, sfollato, direttore d'orchestra, pittore, barbiere) per riuscire devono essere sorretti da un minimo di autocontrollo sul piano creativo e recitativo.

Adattando la sua maschera al Tarzan del cinema, gli autori del film avrebbero dovuto cogliere solo quegli aspetti più suscettibili di satira e di ironia, e di proporli a Totò con la misura giusta. Invece si viaggia verso una serie di assurdità plateali, ivi comprese le torte in faccia, quali l'associazione femminile delle "Tototarzaniste" (pretesto unico per mostrare alcune gambe scoperte), la stucchevole sequenza sull' aereo, la stupida quanto inutile sequenza del treno dirottato su Genova, con l'esibizione insistita dei raffazzonati modellini-giocattolo che si rivelano come tali senza alcun pudore.

Il film presenta alcuni spunti che vale la pena segnalare, quali l'uso e il recupero della bombetta, che Totò indossa anche quando è vestito della sola pelle di leopardo, alcune battute ricorrenti, quali checche, voglio pomiciare, fermo con le mani (tre volte ), A chi? , pinzellacchera, Lei ha la faccia del cretino. Si informi oppure uomo di foresta, si ma fesso no.

Ridotto a fare il cartone animato di se stesso, Totò non può fare altro che evidenziare (e, da parte sua, nella forma sempre perfetta) tutto il suo repertorio di mimo straordinario (per esempio nella scena quando balla). Il film manomette i tratti surreali di Totò sostituendoli con un repertorio più da recita da asilo infantile che da scuola elementare.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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