Critica: Il divertimento manca del tutto in questo ennesimo zibaldone rivistaiolo in cui un illustre attore come Totò avvilisce la sua fama senza alcuna ragione. Allusioni e battute volgari si sprecano e di regia non è nemmeno il caso di parlare. Valentino De Carlo, La Notte, Milano 7 settembre 1963.
È considerata una delle pellicole peggiori di Totò, è quasi una fotocopia di Totò di notte n.1, con gli stessi scadenti risultati e piattezza. Questo risultato deriva forse dal fatto che i due autori e il regista hanno voluto anticipare la commedia erotica all'italiana in tempi in cui non era possibile questo genere di commedia. Per il resto la commedia risulta in alcuni punti molto divertente.
Il film
avrebbe dovuto avere come titolo "Totò di notte n. 2",
dal momento che è l'esatta fotocopia del primo, che
nacque per dar luogo ad una serie. Lo stesso regista,
gli stessi soggettisti e sceneggiatori, gli stessi
protagonisti, la stessa produzione, le stesse musiche e
lo stesso cast, persino la sovrapposizione dello stesso
balletto sui titoli di testa rendono questo "Totò sexy"
obiettivamente la seconda parte di "Totò
di notte n.1" con gli spogliarelli più spinti, i
balletti più audaci, le situazioni più esplicite.
Sostanzialmente l'esperimento di abbinare Totò con
l'erotismo fallì in modo evidente, dal momento che
proprio aumentando il tasso di oscenità diminuiva in
proporzione il gradimento del pubblico e il conseguente
incasso. Il film, che è pieno di plagi e di calchi di
film precedenti, nella sua struttura narrativa si rifà
vagamente a "Accadde al penitenziario" (1955), di
Giorgio Bianchi e riprende a raccontare le
peregrinazioni dei due buffi sassofonisti (i clown Totò
e Macario) che vanno in giro per il mondo a godersi gli
spettacoli oses. Solo che qui si trovano in prigione,
dove sognano e rievocano quelle loro avventure con i
compagni di cella. Il film è forse inferiore al
precedente, anche perchè di quello è una evidentissima
copia, che però non è priva di momenti felici, come la
scena al banco dell'Alitalia, con la pretesa di far
atterrare l'aereo a Cuneo (divenuto ormai un punto di
riferimento ricorrente) per salutare lo zio spazzino o
quella alla dogana (di nuovo col bravissimo Gianni Agus,
cui si aggiunge Mario Pisu), con la cioccolata per le
galline, purtroppo soffocata dalla presenza delle due
donne discinte, o i duetti con il secondino Castellani,
le barzellette dette con i numeri e le scenette
all'interno della cella, che appartengono ad una
comicità da anni '50, ma sono sempre gradevoli e talora
gustose.
Totò, molto appesantito, è sempre una buona maschera, ma
soccombe all'imperativo di presenziare ai vari
siparietti, con grave nocumento alla sua recitazione,
che campeggia nelle scene del carcere e in quelle dell'Alitalia
e della dogana. Tra i plagi evidenti dobbiamo annoverare
quello del seltz che esce allo stimolo di Totò che fa "pss..",
con la relativa identica battuta me lo ha insegnato la
mamma da bambino (da "Totò le Mokò",
da "Fifa e arena" e da "Totò,
Vittorio e la dottoressa"); la piuma sul cappello
della signora che viene tagliata con le forbici (da "Sua
Eccellenza si fermò a mangiare"); il gioco del pollo
usato come una palla (da "Accadde al penitenziario");
l'interno dell'aereo, con Lando Buzzanca e la paglietta
(da "Totò di notte n. 1"); il
tentativo di parlare un' altra lingua storpiandola; il
carcerato che viene rapato da Totò-barbiere ("Dov'è
la libertà?"), con la giustificazione che glieli ha
fatti "alla Umberto" (da "Totò,
Peppino e i fuorilegge"), l'inserto di Gianni
Morandi ventenne che canta "Penelope" (da
Il monaco di Monza" con
Celentano); l'imperversare del twist (ormai dilagante,
perfino in "Otto e mezzo" di
Fellini!). Gradevole
è la canzone che Totò canta, "chisto è 'o paese do'
sole...", come gustose sono le affermazioni ricorrenti,
del tipo "ragioniere" detto al secondino Castellani, che
corregge "non sono ragioniere" e la controbattuta
fulminea di Totò lei per noi è un ragioniere superiore.
Non mancano infine vecchie esibizioni, come quella col
braccio snodato e il lisciarsi i capelli senza toccarli.









Film a
colori durata 90 min. - Incasso lire 234.000.000 (valore
attuale € 3.512.396,69) Spettatori 881.950