Non
credo esista un tempo o una data precisa per ricordare Totò: ogni
giorno è valido, non solo quello della sua morte, e ogni anno, come
dice lui nella famosa ‘A livella, ci dovrebbe essere l’usanza
di farlo. Nel 1994, quando ero ancora una prof. in servizio – ora
sono in pensione e ne sono felice! – lanciai l’idea di commemorarlo
con una rappresentazione teatrale di
Miseria e nobiltà: attenzione,
non la commedia di Scarpetta, ma il film, il suo film,
quello forse più bello, del quale un critico ha detto che tutto
Uccellacci e uccellini non ne vale una sola scena. L’idea
venne accolta con entusiasmo e così una geniale professoressa di
disegno, Franca Lauria, un gruppo di volonterosi e bravi ragazzi e
io ci mettemmo subito al lavoro. Prima difficoltà, subito superata:
la trascrizione del copione. Per chi, come me, è totologa da una
vita, non è stato poi così complicato: un po’ a memoria, un po’
rivedendo la cassetta decine e decine di volte, il testo è saltato
fuori in poco meno di un mese. Ovviamente abbiamo dovuto fare le
opportune modifiche: molte scene del film sono all’aperto, e questo
ha creato qualche piccolo problema. Comunque, tagliando e cucendo,
abbiamo adattato il tutto senza cambiare nemmeno una virgola. Quello
a cui nessuno avrebbe mai rinunciato è la famosa scena della lettera
e della fotografia sotto i portici del teatro S.Carlo. Come fare?
Franca e un gruppo di volontari, lavorando fino a tardi, hanno
riprodotto fedelmente gli esterni – lo si vede abbastanza bene dalle
foto - : ci sono voluti non so quanti metri quadri di carta, non so
quanti colori e pennelli, fatto sta che per quindici giorni un’aula
vuota è rimasta con il pavimento occupato da quella che poi si è
rivelata una spettacolare riproduzione in scala reale della celebre
piazza napoletana. Gli appassionati di Totò lo sanno bene: sotto i
portici del San Carlo Felice e Pasquale ci vanno mentre le
rispettive mogli sono occupate a tenere testa al padrone di casa,
che tenta invano di riscuotere l’affitto. Ed ecco la trovata: dopo
l’ultima battuta di don Gioacchino, la sala diventava buia e
dall’alto scendeva il pannello con piazza San Carlo, illuminato
prima da un occhio di bue e poi da luce piena. Un effetto veramente
speciale!!! Non vi dico cosa è stata la ricerca degli arredi e degli
oggetti: molti di quelli che sembrano mobili scassati erano veri e
propri pezzi di antiquariato (la cassapanca, per esempio,la macchina
fotografica d’epoca o la bacinella lavamani di ceramica ), e il
mobiliere che ce li ha prestati si è raccomandato di tenerli
particolarmente da conto, più di quelli della casa del cuoco….Per i
costumi ci siamo rivolti a una delle ditte più prestigiose in questo
campo: la CTN di Vincenzo Canzanella di Napoli, con sede principale
proprio dietro il teatro San Carlo. In un solo giorno, con tutta la
troupe e un vecchio pullman, siamo andati a prenderli.
Ovviamente
non c’è stato tempo di provarli, anche perchè non tutti i ragazzi
erano presenti. Perciò, la mattina prima della prima – ovviamente 15
aprile! – su un palcoscenico in allestimento e dietro le quinte si
sentivano soltanto frasi di questo genere: professoressa, uno
spillo, se no mi perdo i pantaloni! Professoressa,le bretelle sono
troppo corte, la giacca mi va larga, il pantalone è a zumpafuosso,
ho perso un bottone…e noi due avanti e indietro con ago, filo,
forbici e quant’altro. La più agitata era la ragazza che faceva la
parte della modista, ruolo inesistente nella commedia e inventato
apposta per la riduzione cinematografica e in particolare per Franca
Faldini: doveva dire solo poche battute, certo…ma in piemontese, e
per una molisana non è esattamente il massimo della semplicità! Vi
assicuro che è andata alla grande: oggi direi che ha recitato con un
accento così piemontese da sembrare Luciana Littizzetto. Insomma, in
parole povere: un successone! Un successone talmente grande che
abbiamo replicato per altre due sere. Certo, qualche incidente di
percorso c’è stato: piccoli vuoti di memoria, distrazioni –
Peppiniello che si dimentica due volte il fagotto con i vestiti e
alla domanda di Vicienzo: “ Che ci hai lì dentro?” risponde
ugualmente “’o vestito ‘e servitore”, ben sapendo che sotto il
braccio non aveva un bel nulla - , la rottura improvvisa del
sipario, l’abito viola della collega scenografa (le stava benissimo,
ma il viola in teatro mai!!!), però poi tutto è filato liscio.
Guardate la piccola photogallery e in particolare la scena degli
spaghetti,preparati per tre sere dalla mamma di una delle giovani
attrici e recapitati sempre alla stessa ora: i ragazzi ridono e
nessuno mangia. Come mai? Beh, la cuoca, la terza volta, li aveva
riempiti di peperoncino piccante: vi lascio immaginare…
Vorrei che chi legge e vede apprezzasse l’entusiasmo di quei
ragazzi, oggi trentenni, nel cimentarsi con un mostro sacro dello
spettacolo come Totò. Se non lo avessero amato, non sarebbero
sicuramente riusciti in un’impresa che ancora adesso, quando ne
incontro qualcuno, mi dicono di ricordare come una delle cose più
divertenti della loro vita di liceali. E poi dice che uno si butta a
sinistra…..
Maria Carla Calì
LICEO SCIENTIFICO STATALE A. ROMITA
CAMPOBASSO
Il
laboratorio teatrale presenta

OMAGGIO A TOTO’
MISERIA E NOBILTA’
ADATTAMENTO PER PALCOSCENICO DEL FILM TRATTO DALLA COMMEDIA DI
EDUARDO SCARPETTA
PERSONAGGI E
INTERPRETI
|
Felice
Sciosciammocca, scrivano |
Virgino Cameli |
|
Pasquale,
fotografo |
Davide Berardi |
|
Concetta, sua
moglie |
Paola Spidalieri |
|
Pupella, loro
figlia |
Carla Vitantonio |
|
Luisella,
convivente di Felice |
Carmen Credico |
|
Nadia, modista
piemontese |
Luigia Primiani |
|
Gaetano
Semmolone, cuoco |
Mauro Gaeta |
|
Gemma,
ballerina, sua figlia |
Silvana Sacchetti |
|
Luigino, suo
figlio |
Gianpiero Aceto |
|
Bettina,
cameriera, moglie di Felice |
Carmelina Liberanome |
|
Vincenzo,
cameriere |
Bruno Corsi |
|
Biase,
cameriere |
Arnaldo De Lisio |
|
Marchese
Ottavio Favetti detto Bebé |
Giovanni Colavita |
|
Eugenio, suo
figlio |
Giovanni Manocchio |
|
Peppiniello,
figlio di Bettina e Felice |
Paolo Sacchetti |
|
Gioacchino,
padrone di casa |
Raffaele Mariano |
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Primo cliente
di Felice |
Giorgio Covatta |
|
Secondo
cliente di Felice |
Nicola Venditti |
|
Due
sposini |
Luca Di Claudio e Cinzia |
TEATRO SAVOIA – 15,
16 E 17 APRILE 1994 – ORE 21
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