Totò lascia o raddoppia
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"Totò lascia o raddoppia" 1956 di Camillo Mastrocinque. Soggetto e Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi. Produttore Ermanno Donati e Luigi Carpentieri per Athena Cinematograficaca Titanus, Direttore della Fotografia Mario Fioretti, Musiche Lelio Luttazzi, Montaggio Roberto Cinquini, Sceneggiatore Saverio D'Eugenio, Direttore di Produzione Pietro Bigerna, Aiuto Regista Alfredo Angeli, Fonico Bruno Brunacci. interpreti: Totò (Gagliardo della Forcoletta), Mike Bongiorno (se stesso), Dorian Gray (Helène), Valeria Moriconi (Elsa), Bruce Cabot (Nick Molise), Gabriele Tinti (Bruno), Carlo Croccolo (Camillo), Rosanna Schiaffino (Colomba), Edy Campagnoli (se stessa), Luigi Pavese (Anastasio), Vincent Barbi (amico di Nick), Rocco D'Assunta (Joe Taccola), Elio Pandolfini (un cameriere), Gisella Monaldi (Bice). Il duca Gagliardo della Forcoletta esperto di ippica partecipa a "Lascia o raddoppia?" per consentire in caso di vittoria le nozze della sua ritrovata figlia naturale. Ma prima della puntata finale due gangster italo-americani che hanno scommesso sulla vittotria del duca, lo rapiscono a turno minacciandolo di morte. All'ultimo momento il duca riesce ad andare in trasmissione e a vincere il premio che consente alla figlia di sposarsi. |
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Il film trae spunto da una
trasmissione televisiva in voga in quegli anni che teneva incollati al
televisore milioni di persone "Lascia o raddoppia?". Lo studio televisivo
viene ricreato a Cinecittà con i protagonisti veri della trasmissione, Mike
Bongiorno nel ruolo di presentatore e Edy Campagnoli in quello di valletta.
Carlo Croccolo interpreta l'eterno ruolo di cameriere-maggiordomo, da ricordare
il duetto della prova della trasmissione nella camera del duca. Scriveva Mario Gallo: "Dato il successo del noto telequiz, puntualmente è
giunto il film che si propone di sfruttare, appunto, il successo del telequiz.
Pare che il regista lo abbia realizzato con l'intenzione di offrire al pubblico
uno spettacolo divertente. Quel che conta però, è il risultato e il risultato, nel modo più assoluto, è deprimente " .
Nuoce al film
l'intelaiatura (che poi è il film) dei due gangster italo-americani di
maniera, che si contendono Totò per una scommessa senza senso. Una
storia preconfezionata da Metz e
Marchesi che interpretano la comicità come un fatto che ha luogo
solo quando si scavalca la bandiera del realismo minimo. Di qui le
assurdità, le esagerazioni, i luoghi comuni e le ipertrofie narrative,
che risentono tutte dei vecchi schemi dell'avanspettacolo e di una
comicità da caserma o da barzelletta illustrata. |
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