I pompieri di Viggiù
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"I pompieri di Viggiù" 1949 di Mario Mattoli. Soggetto dalla omonima canzone di Fragna, Lerici, Restelli. Sceneggiatura Marcello Marchesi e Steno. Produttore Dino De Laurentiis per Lux Film, Direttore della Fotografia Aldo Tonti, Musiche Pippo Barzizza dirette da Armando Fragna, Montaggio Giuliana Attenni, Sceneggiatore Alberto Boccianti, Direttore della Produzione Luigi De Laurentiis, Aiuto Regista Leo Catozzo. Interpreti: Totò (l'uomo dei manichini), Carlo Campanini (comandante dei pompieri), Carlo Dapporto (in varie parodie), Silvana Pampanini (una suffragetta), Ave Ninchi (moglie del comandante), Carlo Croccolo (un pompiere torinese), Dante Maggio (un pompiere napoletano), Ughetto Bertucci (un pompiere romano), Wanda Osiris (se stessa), Mario Castellani (l'uomo dei manichini), Isa Barzizza (la moglie dell'uomo dei manichini), Nino Taranto (un vigile), Carlo Taranto (un topo d'albergo), Enzo Turco (un topo d'albergo). Trama: Nel paese di Viggiù non scoppia mai un'incendio e i vigili del fuoco sono sempre disoccupati. Un giorno con un pretesto si recano nella città vicina e assistono ad uno spettacolo di varietà (con molti celebri sketches di Totò). Nel teatro vi è anche il loro comandante che sta cercando la figlia scappata dal collegio per fare la soubrette. Si rassegnerà al desiderio della ragazza. |
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Critica: Bisognerebbe coniare una nuova parola per definire adeguatamente questo ignobile susseguirsi di quadri di rivista mal fotografati, cuciti insieme alla trama più stupida che si possa immaginare. Ma non ne vale certo la pena. Pare che la pellicola abbia fatto parecchi soldi; ne farà ancora, ma ciò non significa che il pubblico, che non ha poi tanto cattivo gusto, ne sia rimasto edificato. Alberto Albertazzi, "Intemmezzo", Roma, 15 maggio 1949. Lo stesso titolo I pompieri di Viggiù fa storcere il naso ad ogni onesto recensore, ma se certi fenomeni si verificano è inutile ignorarli, e può anche essere dannoso ritenere che non siano fenomeni cinematografici. Intanto hanno un loro immenso e affezionato pubblico. Un pubblico che rifiuterebbe ogni considerazione moralistica e si sorprenderebbe se qualcuno tirasse fuori l'arte per dimostrare che quei pompieri la lasciano bruciare senza muovere un dito… Totò, che è legato al suo pubblico con un'ormai ventennale, fa ridere anche se dice: "Buona sera". Ennio Flaiano, "Il Mondo", Roma, 30 aprile 1949.
Già nel 1943 si era pensato di
dar vita ad una sorta di rivista filmata, assegnandone la regia
a Gustavo Abel, poi a Crescenzio Benelli e infine a Giorgio
Ferroni, su soggetto di Aldo Rubens e con l'impiego di grandiose
scenografie, straordinarie orchestre e ballerine di prim'
ordine. Il titolo del film doveva essere "Arcobaleno" e
avrebbero dovuto prendere parte, in rapide successioni o sketch,
Totò,
Nino Taranto, Wanda Osiris, Carlo Dapporto e altri comici
di successo, che si ritroveranno poi puntualmente ne "I pompieri
di Viggiù ". Il progetto però naufragò, travolto dagli eventi
che caratterizzarono l'anno 1943, con il crollo del fascismo e
l'armistizio dell'8 settembre, per rinascere poi dopo la I
guerra, con tutti i cambiamenti del caso, con il titolo Dove sta
Zazà , affidato alla i regia di Giorgio Simonelli. Certamente "I
pompieri di Viggiù" realizzato sei anni dopo, può essere
considerato come il seguito di quella prima idea abortita. |
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