Il medico dei pazzi

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Film a colori durata 83 min.  -  Incasso lire 376.000.000 (valore attuale € 9.814.049,58)  Spettatori 2.705.000   Video-clip 34 sec.

"Il medico dei pazzi" 1954 di Mario Mattoli. Soggetto dalla farsa omonima di Eduardo Scarpetta 1908, Sceneggiatura Franco Brusati, Filippo Sajust, Felicien Marceau. Produttore Carlo Ponti Cinematografica in ferraniacolor, Direttore della fotografia Riccardo Pallottini, Musiche Pippo Barzizza, Montaggio Roberto Cinquini, Sceneggiatore Alberto Boccianti e Piero Filippone, Direttore di produzione Alfredo De laurentiis, Aiuto regista Roberto Cinquini, Fonico Roy Mangano.

Interpreti: Totò (Felice Sciosciammocca), Franca Marzi (signora Cristaldi), Carlo Ninchi (l'attore), Aldo Giuffrè (Ciccillo), Tecla Scarano (moglie di Felice), Vittoria Crispo (Amalia), Giacomo Furia (Michele), Maria Pia Casilio (figlia di Felice), Mario Castellani (sig. Cristaldi), Nerio Bernardi (il colonnello), Nora Ricci (figlia della signora Amalia).

Trama: Il sindaco di Roccasecca, Felice Sciosciammocca, si reca a Napoli, dal nipote Ciccillo, uno scioperato che ha dato ad intendere di essere un medico psichiatra spillando soldi allo zio.

A Napoli Ciccillo gli fa credere che la pensione dove alloggia è una clinica per pazzi. Felice è così convinto che quando rimane solo nella pensione tutte le persone che vi abitano siano dei malati di mente. Presto si trova in una situazione tanto difficile che solo l'intervento di Ciccillo, che chiarisce l'equivoco, può consentire a Felice di tornare a Roccasecca.

Film completo: Il medico dei pazzi

Critica: La stagione di Totò è passata, siamo al tramonto, insisti e insisti le mosse del principe comico non ottengono più l'effetto di un tempo.

Il pubblico di ieri sera ha riso solo due o tre volte, ha protestato anche: è troppo, c'è un limite a tutto. Si può andare anche al cinema per trascorrere due ore liete, per dimenticare i propri guai, ma si approfitta di questa debolezza, al punto che, promettendovi quattro franche risate, non si esita, una volta sborsato il prezzo del biglietto, ad offendervi, somministrandovi solo quattro bestialità. Marco Galllo, "L'Avanti", Roma, 13 novembre 1954.

"Il medico dei pazzi", ultimo film della "trilogia" di Scarpetta-Mattoli, pur essendo di ottima fattura nel genere della farsa, appare inferiore agli altri due, e qui l'eroe popolare Felice Sciosciammocca interpreta il sindaco di Roccasecca.

La riduzione del film a teatro è più attenuata rispetto ai due precedenti, solo quando siamo alla conclusione della vicenda, con Felice Sciosciammocca e la moglie in carrozza, Mattoli dichiara esplicitamente che lo spettatore ha assistito ad uno spettacolo teatrale.

Dopo un'allusione un po' pirandelliana secondo cui "i pazzi", ce ne se saranno anche in sala, Felice Sciosciammocca recita alcuni versi in rima ed alza un cartello con scritto "fine".

Ne "Il medico dei pazzi" de Totò appare nel complesso più spento e la sua recitazione, pur perfetta nei tempi, nelle pause e nella voce, risulta meno convincente.

Si ha l'impressione che qui de Curtis non rispetti del tutto il codice stilistico della farsa e che voglia attenuare il macchiettismo d'insieme.

Nel suo complesso il film scorre con una giustapposizione di scene, spesso a due personaggi, quali rispettando la scansione di sketches isolati da teatro di rivista, nelle quali l'effetto comico è irresistibile, a parte alcune esagerazioni inutili, come l'inserto dei tre acrobati che, come in una scena da circo, scaraventano in aria Felice Sciosciammocca.

Nei "pezzi" a due con Carlo Ninchi, Ugo D'Alessio, Mario Castellani, Franca Marzi e soprattutto con l'esilarante Pupella Maggio, Totò sa tirar fuori tutta la sua arte recitativa e il suo straordinario mestiere, aumentando la dose di ironia rispetto ai due film precedenti.

Non mancano le battute del tipo ho un capello per diavolo, de profundis, signora... de profondis, de gustibus non est sputazzellam, lo scambio di crudo con drudo, di concolina con coccolina e il solito giochetto, già sperimentato in "47 morto che parla", con il nipote che, avendo chiesto un prestito di 500 lire, confuso dallo zio, dichiara "voi non mi dovete niente".

Bisogna anche annotare, in riferimento a tutta la "trilogia" scarpettiana, che il personaggio di Felice Sciosciammocca, nelle mani di Mattoli è andato gradualmente arricchendosi di sempre maggiori dettagli realistici e si è andato parzialmente imparentando con l'Antonio Scannagatti di "Totò a colori" e in parte con il "Tapioka" de "I tre ladri", mentre molti dei personaggi interpretati da de Curtis nei film successivi del tipo "Totò, Peppino e...", che abbracceranno tutta la seconda metà degli anni cinquanta e la prima metà degli anni sessanta, costituiscono l'evoluzione, adattata ai tempi e ai nuovi stilemi, proprio di quel felice Sciosciammocca, napoletano semplice e felice (come indica il suo nome), che Mario Mattoli ha saputo adattare così bene al volto di de Curtis e alla maschera di Totò.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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