L'oro di Napoli
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"L'oro di Napoli" 1954 di Vittorio De Sica. Soggetto: dal racconto Trent'anni diconsi trenta di Giuseppe Marotta raccolti nel volume L'oro di Napoli 1947; Sceneggiatura: Vittorio De Sica, Cesare Zavattini, Giuseppe Marotta. Produttore Dino De Laurentiis e Carlo Ponti, Direttore della fotografia Carlo Montuori, Musiche Alessandro Cicognini, Montaggio Eraldo Da Roma, Sceneggiatore Gastone Medin e Virgilio Marchi, Direttore di produzione Nino Milano, Aiuto regista Luisa Alessandri e Franco Montemurro, Fonico Bruno Brunacci. Nell'episodio con Totò, Il Guappo interpreti: Totò (Don Saverio), Lianella Carrel (sua moglie), Pasquale Cennamo (don Carmine il guappo), Agostino Salvietti (il salumiere), Nino Vingelli (un guappo). Altri interpreti negli altri episodi: Alberto Farnese, Aldo Biancoli, Eduardo De Filippo, Erno Crisa, Fabrizio La Rocca, Giacomo Furia, Gianni Crosio, Gigi Reder, Giovanni Francese, Giuseppe Jodice, Irene Montaldo, Lars Borgström, Lianella Carell, Luciano Rondinella, Mario Passante, Nino Imparato, Nino Vingelli, Paolo Stoppa, Pasquale Tartaro, Piero Bilancioni, Rosetta Dei, Silvana Mangano, Sophia Loren, Tecla Scarano, Teresa De Vita, Tina Pica, Ubaldo Maestri, Vittorio, De Sica. Trama: I° episodio: Il guappo. Don Saverio (Totò) fa "il pazzariello" di mestiere, e un povero diavolo con numerosi figli, tiranneggiato da Don Carmine che da dieci anni abita, di prepotenza in casa sua. Un giorno Don Carmine si ammala e finalmente Saverio trova il coraggio di buttarlo fuori di casa. Il medico si era sbagliato e Don Carmine ritorna, ma dove tutta la famiglia unita e compatta nel rivoltarglisi contro e ribellarsi. Don Carmine finalmente comprende e se ne va per sempre. Nel secondo episodio Pizze a credito, al rione Materdei, la procace pizzaiola Sofia perde un anello di smeraldo; beffando il marito, recupererà il gioiello facendogli credere di averlo perso nell'impasto della pizza. Nel terzo episodio Funeralino un corteo funebre segue il carro che trasporta il corpo di un bambino per le vie di Napoli. Quando la giovane mamma lancia dei confetti verso la bara, i compagni di scuola del bimbo si precipitano a raccoglierli creando scompiglio. Nel quarto episodio I Giocatori il conte Prospero, che si è rovinato col gioco delle carte e non riceve più un soldo dalla moglie, trova nel figlioletto del portiere l'avversario con cui imbastire assurde partite, che perde regolarmente. Nel quinto episodio Teresa Don Nicola, responsabile della morte della sua donna, che si suicidata, accetta per punirsi di sposare Teresa, una prostituta. Quando dopo il matrimonio la ragazza scopre l'imbroglio, fugge via sdegnata, poi, giunta in strada, ci ripensa. Nel sesto episodio Il professore Don Ersilio Miccio, in veste di "venditore di saggezza". elargisce gratuitamente consigli a tutti. A coloro che si lamentano delle prepotenze di un anziano duca, l'uomo consiglia un fragoroso "pernacchio ". Premi: Nastro d'Argento per l'attrice protagonista a Silvana Mangano e per l'attore non protagonista a Paolo Stoppa. |
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Critica: Totò interpreta il primo
episodio del film e questo fatto lo mette di malumore, nella rivista cui era
abituato il primo quadro viene assegnato al componente meno importante della
compagnia, ma un colloquio con De Sica chiarisce l'equivoco. Per il ruolo di "don Carmine" il regista De Sica sceglie un vero guappo del rione Sanità ma dopo
un provino incerto decide di scartarlo: la situazione si fa drammatica un vero
guappo non può accettare un rifiuto e De Sica si vide costretto ad accettarlo
nella parte. De Sica riemerge di nuovo come regista nel pieno della sua forma e dei suoi mezzi. L'oro di Napoli è un film di altissima produzione, per le eccezionali qualità dell'immagine, per la sapiente scorrevolezza del flusso visivo, per la nitida delineatura dei caratteri e degli episodi, per l'assoluta unità dell'atmosfera e degli sfondi. E' talmente calibrato e perfetto che persino quasi par troppo, essendoci il rischio che l'eccellenza virtuosa non lasci talora più posto alle sbavature della vita. Il nostro sorridente De Sica è ormai un maestro. Condensato dalla scaltra sceneggiatura di Zavattini in cinque episodi è tutto il mondo ricco, acceso, pittoresco, formicolante di Marotta che viene qui alla ribalta, sì a suo modo un carosello napoletano, solo questa volta infinitamente più genuino e sincero, senza ingredienti cosmopoliti e senza divagazioni qualunquistiche. E' una galleria di tipi umani, colti sul vero, e proiettati in un caleidoscopico avvicendarsi di casi or comici or tragicomici nei quali passa tutta la vita familiare e popolana dei vicoli e delle rampe di San Gennaro e dell'Arenella.[...] Filippo Sacchi, "Epoca". Milano, 2 gennaio 1955.
Inserito in un film di
straordinaria fattura, teso a penetrare in profondità con l'aiuto di De
Sica, Marotta e Zavattini, l'animo di
Napoli, questo episodio, "Il guappo" è una gemma di valore inestimabile
sia per la recitazione di de Curtis, che qui raggiunge uno dei suoi
vertici assoluti, sia per la regia impeccabile di De Sica che, dirigendo
questa sola e unica volta Totò, ne ha saputo evidenziare i tratti più
profondi e infinitesimali della maschera comica e tragica del grande
clown. Sembra essersi miracolosamente concentrata tutta la forza di un
attore assolutamente insuperabile nel portare il tragico all'estremo
grado di tensione fino a trasformarlo in comico e nel venare il comico
la bellissima sequenza del "pazzariello" ne è un esempio dei tratti
inscindibili della malinconia e della tristezza che pure l'esistenza
contiene. La recitazione di de Curtis può dividersi in due momenti, nei
quali comunque è sempre presente il più assoluto autocontrollo e il più
fermo dominio della mimica e del parlato. Il primo momento è per così
dire "implosivo" ed esprime non solo il rancore di Saverio Petrillo,
represso per dieci anni, ma anche il violento desiderio di ribellione
che non ce la fa a trovare la sua via d'uscita. La frustrazione
quotidiana cui lo costringe il compromesso, il senso di viltà provato
nei confronti della moglie e dei figli per non essere mai riuscito, nel
corso di dieci anni, a mettere alla porta il temuto guappo che,
giocando sull'equivoco iniziale, si è installato in casa sua come un
padrone. Il secondo momento è invece "esplosivo" ed è determinato
proprio da questo evento, atteso per dieci anni ed ora finalmente
arrivato. I due registri recitativi di de Curtis sono perfettamente
adeguati alle due situazioni e ai due stati d'animo. Tanto giocato sui
silenzi e sui movimenti lenti il primo, quanto esteriormente esibito il
secondo, fino all'apoteosi volutamente esagerata del balletto dentro la
stanza e sul terrazzo, nella distruzione della camera del guappo e il
conseguente rovesciamento dei mobili per la strada. Come se un vulcano
spento si fosse riattivato, il pacato, cauto e silenzioso Saverio
Petrillo, che sfoga il suo rancore ogni giorno grazie al mestiere di
pazzariello, diventa ora un vero e proprio pazzariello, desideroso di
esibirsi alla gente del caseggiato proprio nello stesso modo in cui deve
fare per guadagnarsi il pane. |
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