Totò di notte n.1

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Film a colori durata 100 min.  -  Incasso lire 360.000.000  (valore attuale € 8.264.462,80)  Spettatori 2.267.300   Video-clip 55 sec.

"Totò di notte n.1" 1962 di Mario Amendola. Soggetto e Sceneggiatura Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi, da un'idea di Castellano e Pipolo. Produttore Mario Mariani per Cinex in eastmancolor, Direttore della fotografia Adalberto Albertini, Musiche Armando Trovajoli, Montaggio Jolanda Benvenuti, Sceneggiatore Giorgio Giovannini, Direttore di produzione Walter Benelli, Fonico Kurt Doubrawsky.

Interpreti: Totò (Ninì Cantachiaro), Erminio Macario (Mimì), Mario Castellani (Felipe), Gianni Agus (l'impresario), Nando Bruno (il padrone della trattoria), Lando Buzzanga (un passeggero), Giulio Marchetti (Manuel), Carlo Rizzo (un turista), Linda Sini (hostess), Nino Terzo (il siciliano a Hong Hong), Margaret Rose Keil (la ragazza sul risciò) e interpreti professionisti del teatro di varietà Caroline Cherie, Dodò D'Amburgo, Mac Rooney, Margaret Lee, Blue Bells, etc.

Trama: Due suonatori ambulanti Ninì e Mimì fanno una vita molto grama, fino al giorno in cui Ninì viene a sapere che l'amico ha nascosto un pò di soldi avuti dalla mamma. Lo convince ad usarli e ripuliti e vestiti a nuovo, si mettono a girare il mondo assistendo a molti spettacoli di "Striptease". Un giorno, rimasti senza soldi, vanno a New York e come suonatori hanno un inatteso successo, con scritture per fare delle tournèe, ma tutto finisce in una delusione e così dovranno tornare alla loro Roma.

Film completo: Totò di notte n.1

Critica: Gli sketch affidati ai due compari sono piuttosto logori, ma talvolta strappano il sorriso (Totò che balla il twist rivelandosi precursore del medesimo), per l'affiatata bravura degli esecutori e gli estri mimici e verbali del protagonista. Leo Pestelli, La Stampa, Torino 8 novembre 1962.

Con questo film si tentò di coniugare con la coppia clownesca Totò e Macario quelli che erano gli spettacoli più o meno (per l' epoca) audaci, originati da "Europa di notte" di Alessandro Blasetti (1959). L'esperimento non dette gli effetti sperati (l'incasso fu molto basso) e fu ritentato l'anno seguente una seconda ed ultima volta, sempre per la regia di Mario Amendola, con "Totò sexy", che incassò ancora meno. Evidentemente il pubblico preferiva separare la comicità di Totò dall'erotismo sia pure casereccio e posticcio degli spogliarelli ricostruiti in studio.

Tuttavia, questo film con l'esile intreccio (il vagabondare di due sassofonisti senza talento) serve a mostrare allo stato puro la coppia, nella quale è ben visibile l'aspetto del clown Augusto in Totò e quello del clown bianco in Macario. Non mancano squarci e momenti nei quali la maschera comica di Totò, ottimamente sostenuto da una spalla nobile come Macario, si stempera in tratti più realistici e viceversa, mettendo in piena luce la natura di un volto che si adatta perfettamente ad esprimere i due mondi che non solo non sono separati, ma addirittura risultano intrecciati in modo indissolubile.

Così tra un numero e l'altro, nell'artificio documentaristico fin troppo scoperto, Totò dice chiaramente "paparazzi" e allude (ancora una volta!) a "La dolce vita", balla il twist in anteprima, contorcendosi secondo il repertorio della prima maniera, afferma (ancora una volta!) questa è la svolta a sinistra e si esibisce in numeri di grande forza comica in senso clownesco, quali la scena dell'audizione con Gianni Agus, con le galline nel contrabbasso e la bacchetta che si imbriglia alle bretelle, in una esuberanza recitativa liberatoria e priva di rimandi, che è una delle scene più clownesche di tutta la sua filmografia.

Questo film riproduce quel tipo di comicità teatrale o da circo della prima maniera, ma arricchita di tutta l'esperienza accumulata nel corso degli anni, de Curtis, infatti, quando non deve rispondere ad un intreccio organico, ad una storia "forte", sprigiona al massimo la sua genuina comicità clownesca ricollegandola all'habitat per lui ideale, cioè il palcoscenico del teatro. L'optimum sarebbe rimontare il film depurandolo dei noiosi numeri pseudoerotici, lasciando solo le sequenze dei due comici.

L'inizio del film richiama fortemente l'inizio di "'Totò a colori", mentre le scene nel tabarin sono dei chiari calchi da "Totò, Peppino e i fuorilegge". Ritroviamo il solito giochetto-imbroglio, questa volta con la penna stilografica di un turista, mentre i tentativi di parlare un'altra lingua sono di repertorio, ma sempre divertenti. Molti i bisticci nella traduzione dal francese, dall'inglese o dallo spagnolo, tra cui comprend pas tradotto con non compra pane, George Bacon con Giorgio il becco, I don't understand con c' è un indostano, ecc.

Ritorna, in versione ristretta, il famoso sketch del wagon-lit di "Totò a colori" e "Totò a Parigi", nell'aereo, che ha per vittima il presidente del festival di Edimburgo. Il film è un'ulteriore conferma che nella comicità di coppia si definisce bene la maschera di Totò, che è quella del clown augusto, ma anche quella di un cinico, autoritario, confusionario, saccente e qualunquista, che rivela in realtà la sua natura più profonda, che è fragile e generosa.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione

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