Totò visto da:   Nino Manfredi

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Nino ManfrediTotò, il principe in ogni senso, ha insegnato a ciascuno di noi qualcosa. Personalmente l'ho studiato a lungo e ho cercato di tradurre nel mio umorismo certi tempi, certi ritmi di questo straordinario attore che nel suo paese non è stato capito fino in fondo (un paese che pure deve la sua fortuna comica alle maschere), che ha - diciamo la verità - sprecato il suo straordinario talento.

Ripensare a lui significa recuperare per me una condizione di gioia (e credo che questo non capiti solo a me, vorrei dire anzi che in questo c'è la forza universale della sua maschera), ma anche rigustare il piacere del rapporto umano.

Ho avuto, per esempio, con Totò, una storia di cani che vorrei raccontarvi. C'era un randagio brutto e zozzo che mi seguiva sempre quando uscivo da una sala di doppiaggio al centro di Roma: mi aspettava sulla porta e mi faceva festa, mi veniva dietro fino alla macchina, puntualmente tutti i giorni.

Io ho molta passione per i cani e una mattina mi decisi di farlo salire in macchina. Lo portai a casa e me lo tenni con me. Purtroppo il randagio era malato e per evitare che passasse l'infezione ai miei figli il veterinario mi consigliò di darlo via.

 

Ma a chi?, pensavo. L'ho raccolto dalla strada e adesso lo ributto sulla strada? Mi pareva una canagliata. Finché qualcuno mi disse di rivolgermi a Totò: lo sai che Totò mantiene un canile? Gli telefonai, "me lo porti", disse. Andai col mio bastardo: "Principe, grazie, però vorrei provvedere io al mantenimento". "Dove mangiano 150" rispose "mangiano anche 151".

Avevamo girato insieme qualche film, Totò, Peppino e la malafemmina e Operazione San Gennaro.

Dopo quando un certo tempo ci rincontrammo su un set gli chiesi notizie del mio bastardo che lui aveva battezzato col mio nome. "Manfredi è morto" mi comunicò serio serio. Poi aggiunse: "quello bravo, per fortuna è ancora vivo".

Totò era una persona meravigliosa. Mi voleva un gran bene.

Una volta, molti anni fa, quando io non avevo nessuna fama, mi mandò un telegramma che mi sbalordì per la nobiltà delle sue espressioni, sebbene io avessi una stima incondizionata di lui. Era un nobile personaggio. Totò, indipendentemente dal suo titolo nobiliare.

Il titolo non conta. Il titolo titolo più appropriato per il grande attore scomparso è quello di uomo.

 

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