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Io sono uno
di quei registi trattati male dalla critica. lo non ho inventato Totò, come non ho
inventato mai nessuno; ho lavorato tanto ma non ho inventato mai nessuno. Ho diretto
sedici film di Totò. Era un formidabile attore, discendente dalla famosa scuola del
teatro dell'arte, come dicono tutti quelli che se ne intendono. Noi, in quel periodo, nel
periodo del grande boom di Totò subito dopo la guerra, non facevamo altro che
regolamentare un po questo torrente di comicità che entusiasmava il pubblico dei
nostri film. Film che avevano, modestia a parte, una caratteristica: che incassavano molto
di più di quello che costavano.
Ed erano film che facevano ridere, che sapevano
utilizzare Totò. Le altre caratteristiche? Prima di tutto, avevano uno scopo industriale,
erano fatti con pochi mezzi, in pochissimi giorni, girando poche ore nel pomeriggio
secondo gli usi di Totò. Naturalmente il risultato non era sempre perfetto. Quando la
spalla era buona, quando il testo, pur nella sua ignominia, era meno ignominioso, il
risultato era migliore. Quello che però era interessante era questo: la comicità di
Totò, alla quale noi registi commerciali " spregevoli " non davamo che un
apporto di collaborazione tecnica, era sempre molto onesta, molto buona. La rapidità
della realizzazione era aiutata anche da una delle forme assolutamente miracolose di
Totò, come del resto di molti grandi attori dialettali, e cioè la sua enorme prontezza
nei risultati, perché Totò era
bravo immediatamente, alla prima ripresa. Le riprese si
ripetevano una volta o due, raramente tre. Mi fanno ridere quelli che fanno quaranta volte
la stessa inquadratura. Realizzare un film in venticinque giorni soltanto, dal primo ciak
alla proiezione privata dopo il montaggio, sonoro compreso, non è da tutti, io ero noto
per le capacità, diciamo "sportive" nelle realizzazioni, ma con Totò sceicco superai me stesso. È chiaro che la
cosa mi fu possibile perché il protagonista era Totò, cioè un attore che non aveva
bisogno di particolari condizioni per rendere valida una interpretazione, un attore sempre
pieno di trovate, di talento puro, di inventiva. Con lui tutto diventava facile e
divertente. Dire oggi queste cose, proprio quando la critica cerca di addossare ai registi
la colpa della tardiva valorizzazione di Totò, potrebbe essere controproducente. Eppure
io sono tutt'altro che dispiaciuto dei risultati che Totò e io raggiungemmo insieme.
Quando
Totò è scomparso, hanno chiesto a tanti di ricordare Totò e io dissi: " Totò era
una cosa formidabile. Io ho viaggiato il mondo, credo di conoscere tutto, ma in questo
momento in tutto il mondo ci saranno venticinquemila attori comici, e ci saranno
quattro-cinque veri comici che possono reggere una storia, Cantinflas, uno o due
inglesi... e basta. Totò era di quelli rarissimi ". Totò sapeva di valere molto e
di fare incassare molto, e allora sperava che il produttore facesse qualsiasi sacrificio
per lui. E i produttori niente. Totò aveva questa continua preoccupazione di non essere
valorizzato. Ma lui non ne aveva bisogno. In uno dei film suoi,
Il
turco napoletano, c'era una discesa da una scala con una battuta di una
banalità enorme, un'inquadratura che non poteva avere nessun risultato, e lui ci aggiunge
improvvisamente, nella ripresa (ed è poi rimasta nel film), parlando di un altro
personaggio, la battuta della " lavatura, stiratura ecc. ", che era un effetto
comico verbale formidabile, in quel punto del film.
Di
Totò ricordo moltissime cose positive. Il negativo era che non sapeva scegliere tra
quelli che lo circondavano, non sapeva distinguere gli adulatori dagli amici veri. Non
sapeva resistere all'adulazione, a quella cosa che era difficile da resistere, di quella
gente che per mangiargli addosso lo spingeva a fare cose non degne di lui. Io avevo
individuato un tipo di film perfetto. Una volta, uno mi aveva detto: " I film di
Totò vanno bene quando nel titolo c'è Totò ". Perché la gente che va al cinema
vuole sapere quello che va a vedere. Totò nel titolo era una garanzia. Quelli che
volevano fargli fare il cerebrale erano in fin dei conti quelli che lo aiutavano di meno.
Totò aveva una cosa tipica del teatro, derivata dal suo tipo di vita anti-igienica
(lavoro di sera, cena notturna, pettegolezzi sugli altri attori, a letto tardi, sonno la
mattina), e non era attore da esterni, faceva cattiverie atroci in esterni. Mi sono
trovato una volta in cima a un monte con tutti i ciclisti (Totò
al giro d'Italia) più celebri di quel momento
(Coppi, Bartali, Magni...) e lui che stava in un albergo non si è alzato e non è venuto,
e noi lì ad aspettarlo tutto il giorno. Lui voleva arrivare alle due, non voleva
truccarsi, a una certa ora si metteva a fare un fischio tutto suo che voleva dire che era
stanco.
Non
aveva forse la possibilità di poter giudicare la bontà delle cose che proponeva. Molte
volte mi sono trovato a dirgli sottovoce: " Totò, per favore, non strisciare i piedi
per terra " perché in questo film l'aveva già fatto più volte. E lui se ne aveva
amale. Ma aveva ormai una personalità tale di attore comico! Eccezionale in teatro,
perché aveva bisogno della rispondenza del pubblico ed è allora che diventava geniale, e
allora il regista aveva l'obbligo di farlo figurare, perlomeno quasi come a teatro. Io
facevo molte inquadrature " a teatrino ". Un giorno mi accorsi che lui rendeva
in quanto si montava, grazie alle spalle soprattutto, e allora ho messo tre macchine; o,
facendo una scena due volte di seguito con tre macchine hai un sacco di inquadrature e non
costringi l'attore a ripetere. L'attore dialettale quasi mai può ripetere bene una cosa
che gli è venuta bene la prima volta.
Dei
film di Totò credo che siano piaciuti (grazie anche a certe gag di sceneggiatori) Totò sceicco,
Fifa e arena, per
questo film ho un rimorso: avevo trovato un finale molto bello, in Spagna, dove avevo
cercato materiale di corrida, tra cui una plaza de toros sotto la pioggia. M'era venuta
un'idea, quando abbiamo girato in dettagli qui con una specie di vacca invece di un toro
furente, tutta legata su un carrello. Il finale previsto da me era che Totò stesse con un
ombrello vicino al toro, e mentre trascinavano il toro sotto la pioggia, gli faceva:
" Ma chi ce lo fa fare, ma chi te lo fa fare a te di morire per questi quattro
disgraziati, ma non pensi come sarebbe bello tornartene ai tuoi campi. .." La scena
fu girata e venne benissimo, perché io ho notato che molte volte gli animali ricevono una
suggestione enorme dall'attore che gli sta vicino, e questa specie di vacca, a queste
parole, dette a Totò una grande leccata sulla faccia. Poi invece non piaceva al
produttore, che non era una persona intelligente, e lui voleva un finale diverso perché
aveva paura che non funzionasse.
L
'idea della serie scarpettiana di Totò fu di Talarico. Ce la disse i nello studio di
Ponti: " Perché non fate questo? ". L'idea era ottima, perché i soggetti
soliti per Totò, con la trovatina banale, non erano più sufficienti, mentre lì c'era un
contenuto, una trama, dei personaggi. Tutte le volte che il teatro ha potuto collaudare
una cosa, questa cosa si valorizza enormemente. Tant'è vero che nei film di Totò quelli
che sono un po' meno riusciti sono quelli dove l'idea iniziale è un po' troppo banale o
troppo elevata. Totò esercitava un certo potere su Libassi, Broggi, questo tipo di
produttori, e allora i giornalisti dicevano di lui che era un attore sciupato, rovinato, e
lui: " Qui bisogna fare per forza un bel film ", e si fece una commedia
francese, con attori importanti, e si fece
Sua eccellenza si
fermò a mangiare, che era una cosa rodata, buona.
È
per questo che Scarpetta andava benissimo. Quando si faceva per esempio un Totò Tarzan, non c'era una vera costruzione, c'era
solo un'idea, che si logorava velocemente.
Miseria e nobiltà
è nato in un momento felice. Totò non sempre era dello stesso tipo di sentimenti nei
miei confronti. Si irritava con me quando proponeva una cosa che io non mi sentivo, in
buona fede, di accettare, perché lui ogni tanto si metteva in testa (non so se era
qualcuno della corte che aveva intorno che glielo suggeriva) delle cose costosissime,
difficoltosissime, e che io sapevo per esperienza che non avrebbero funzionato. C'era il
clan Bragaglia che per esempio gli suggeriva cose in polemica con me. La scena lunghissima
degli spaghetti è nata in una giornata di grazia, il merito credo che era suo ma, non lo
dico per falsa modestia, anche un po' mio, perché c'erano in quei tempi difficoltà
tecniche incredibili. lo avevo fatto per esempio, per via del colore, un " fine del
primo tempo " su un pezzettino di un quadro che sale.
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