Letto a tre piazze
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"Letto a tre piazze" 1960 di Steno. Soggetto Lucio Fulci, Bruno Baratti, Vittorio Vighi, Sceneggiatura Alessandro Continenza, Steno. Produttore Cineriz, Direttore della fotografia Alvaro Mancori, Musiche Carlo Rustichelli dirette da Pir Luigi Urbini, Montaggio Giuliana Attenni, Sceneggiatore Ottavio Scotti, Direttore di produzione Oscar Brazzi, Aiuto regista Mariano Laurenti, Fonico Ovidio Del Grande e Oscar Di Santo. Interpreti: Totò (Antonio Di Cosimo), Peppino De Filippo (prof. Castagnano), Nadia Gray (Amalia), Maria Cristina Gajoni (la domestica), Aroldo Tieri (l'avvocato), Mario Castellani (il preside), Angela Luce (una ballerina), Gabriele Tinti (fidanzato della domestica), Luciano Bonanni (il tassinaro), Nico Pepe (il direttore dell'albergo), Cesare Fantoni (don Ignazio), Paolo Ferrari (il commissario).
Trama: Amelia e Peppino, mentre festeggiano il decimo
anniversario del loro matrimonio hanno la sgradita sorpresa del ritorno del primo
marito Antonio (Totò) di lei dato per morto in Russia.
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Critica: Una delle più classiche farse, adattata da Steno senza gran fantasia. Ci sono pur sempre Totò e Peppino. Totò e Peppino De Filippo sono sistematicamente adoperati dai produttori del più usuale film comico italiano come accade alle coppie brillanti dell'avanspettacolo. Buttati allo sbaraglio, senza copione e con molto mestiere, ad arrangiarsi in scena alla bell'e meglio. Tanto si sa che il pubblico tollerante ride in ogni caso. E si diverte. Claudio G. Fava, "Il corriere della mercantile", Genova 15 settembre 1960.
Questo film di Steno trae certamente lo spunto dalla commedia di
Eduardo
"Napoli milionaria", divenuta film nel 1950, e da un
fatto di cronaca effettivamente avvenuto a Napoli. Il problema dei reduci e dei
dispersi della guerra di Russia era all'epoca molto sentito, tant'è che ha
prodotto anche film "seri", come "Italiani brava gente" di Giuseppe De Santis (1962) e "I girasoli" di Vittorio De Sica (1969). In questo "Letto a tre piazze" la cornice realistica è tutta giocata e
bruciata sul piano della farsa e della pochade, dove si sprigiona l'apparente
dramma, che Steno vorrebbe trasformare in commedia, ma che diventa, alla fine,
una mediocre passerella di sketches da teatro di rivista. Il pretesto del film è
quello di porre in primo piano il duo clownesco, de Curtis-De Filippo,
esaltandone i contrasti. Il film purtroppo, soprattutto nella seconda parte,
scivola verso la barzelletta sceneggiata, infarcita di luoghi comuni e banalità
e il duo riesce solo in parte a riscattarne la mediocrità. |
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