Totò Biografia:   La stagione dell'avanspettacolo

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Diana RoglianiIn tournée alle Follie d'estate di Firenze Totò conosce una ragazza giovanissima, dolce, che diventerà sua moglie. E' Diana Bandini Rogliani Serena di Santa Croce si trova in città ospite di parenti.

Il trentatreenne Totò comincia a corteggiarla. Se nonché Diana si è innamorata di lui e non vuole lasciarlo.  Si sposano con il solo rito civile a Roma nella primavera del 1932.

Totò continua le tournée con la sua compagnia di riviste di cui è anche capocomico.

Ne fanno parte Adriana Edelweiss, Gemmy Morroni, Dea Bella, Steffy O’Ville, Guido Tei, Armando Furlai, Maria Braccari, il tenore Mario Panchetti, le girls del Klariston Ballet. Il repertorio comprende le novità Fra dive, stelle e un pazzo, Stasera vedrai, Al Pappagallo, Era lei? Sì...sì..tutte e quattro di Antonio De Curtis e Il mondo è tuo, scritto da Totò con Cliquette, pseudonimo dietro cui si nasconde Diana.

Vengono ripresi anche successi come La vile seduttrice, in cartellone al teatro Eliseo di Roma il 2 gennaio 1932.

La rivista, come molte altre del periodo fino al 1939, è messa in scena con mezzi modesti e in edizione ridotta perché è un completamento dello spettacolo cinematografico che prende il nome di avanspettacolo.

L’avanspettacolo, nato negli Stati Uniti e diffusosi in Francia, dove si chiama avant-cinéma, trionfa nei cinematografi Ciel, Paramount e Gaumont di Parigi.

In Italia si diffonde all’inizio degli anni Trenta e continua fino al 1940 quando, con autori come Michele Galdieri, confluisce nella grande rivista. Le compagnie danno due rappresentazioni al giorno (nei festivi tre) che durano al massimo cinquanta minuti.

C’è uno sketch centrale con battute molto pesanti infarcite di doppi sensi, esibizioni di ballerine, siparietti canori. Sull’esile traccia di copioni spesso approssimativi, il comico principale ha modo di mostrare tutta la sua bravura facendo sfoggio delle doti naturali e delle particolari risorse della sua comicità, fino ad arrivare a travestirsi da soubrette.

 

Totò è uno dei protagonisti della grande stagione dell’avanspettacolo che ha agito profondamente sulla memoria di più di una generazione di spettatori, per i quali le “luci del varietà” hanno coinciso con questo mondo sgangherato e un po’ guitto, punteggiato di golose apparizioni carnali e di risate irrefrenabili.

Totò vi si afferma in tutta la sua genialità di attore dalle straordinarie possibilità. Negli anni Trenta ad accorgersene sono anzitutto due personalità d’eccezione, Umberto Barbaro e Cesare Zavattini, che tra gli intellettuali intuiscono per primi e si accostano senza pregiudizi al grande mimo, cercando di rendersi conto del suo enorme successo popolare e di cogliere i motivi essenziali della sua arte. Ormai Totò è entrato pienamente nella simpatia del pubblico e si avvia decisamente a conquistare una sua originale personalità artistica.

Prima da solo e poi accompagnato da Diana, il comico si trasforma in un girovago a pieno ritmo percorrendo la penisola da nord a sud e viceversa con un ritmo frenetico. Un giorno è a Milano, uno a Bergamo, un giorno a Caserta, uno a Campobasso, un giorno a Messina, uno a Palermo. Il 14 gennaio 1933 la compagnia Totò è a Napoli con la rivista Era lei? Sì... sì..., suddivisa in due tempi e otto quadri, che già dal titolo suggerisce le possibili trasformazioni dell’attore. Tentazione, Seduzione, Serafìno bambino lattante, Nel piccolo caffè, La trovata, L’educandato, Tra i selvaggi, Tempio di Budda sono altrettanti spunti utili a Totò per confrontarsi con la sua inarrestabile comicità.

Il 22 gennaio nell’intervallo dello spettacolo si elegge la reginetta della serata tra le venti girls del corpo di ballo. Il pubblico, composto nella maggior parte da maschi, deve esprimersi con un voto segreto dopo aver ammirato da vicino l’oggetto del desiderio. La compagnia si esibisce anche in provincia a Salerno, Battipaglia, Potenza per spostarsi dalla metà di aprile a Roma. Naturalmente l’abitazione di Totò sono gli alberghi, le pensioni, la camere d’affitto in cui soggiorna a seconda delle differenti condizioni economiche in cui si trova.

 

E così che sua figlia Liliana nasce il 10 maggio 1933 in una stanza dell’albergo Ginevra di Roma. Suo padre è al teatro Eliseo dove sta recitando nella rivista Al Pappagallo. Quando gli viene annunciato il lieto evento, lascia il palcoscenico scusandosi con il pubblico e annunciando che va a conoscere sua figlia ma che sarà di ritorno tra pochi minuti. Al Pappagallo segna un nuovo grande successo della compagnia Totò e richiama ogni giorno una folla imponente di spettatori che non si stancano di applaudire l’irresistibile attore, che profonde comicità a piene mani e suscita ininterrottamente le più schiette risate.

Il 2 giugno la compagnia dal teatro Eliseo passa al Principe alternandosi nella stessa giornata con le commedie dialettali di Checco Durante. Nel 1934 Totò realizza finalmente una sua grande aspirazione mettendo su casa a Roma in via Tibullo 10. Ormai si sente arrivato.

Ha una famiglia, un appartamento in cui rifugiarsi dopo le faticose tournées, un lavoro che gli dà molte soddisfazioni anche se i guadagni non sono sempre all’altezza delle aspettative. Ma lo tormenta per la giovane moglie una gelosia ossessiva e immotivata che comincerà a minare la loro unione. Anche perché Totò, tipico maschio latino, usa invece verso se stesso molta indulgenza quando si tratta di concedersi brevi avventure con compagne di lavoro o ammiratrici che affollano i teatri in cui recita.

 

Totò con Gugliemo IngleseGli basta lo sguardo di un pompiere di servizio rivolto a Diana che lo aspetta tra le quinte per decidere di relegarla in camerino chiudendola dentro a chiave. Arriva persino a mettere del borotalco sulla soglia di casa quando esce da solo per controllare al suo ritorno che non ci siano impronte di sconosciuti. Nella nuova stagione gli sono al fianco Gioconda De Vinci come soubrette e Guglielmo Inglese come spalla. Caratterista tra i più dotati della ribalta minore d’anteguerra, Inglese firma con Totò alcune riviste d’avanspettacolo e negli anni Cinquanta arriverà al cinema tratteggiando numerosi tipi meridionali di immediata comicità.

Il nuovo repertorio comprende La banda delle gialle, Questo non è sonoro, Dalla calza al dollaro di Paolo Tramonti (pseudonimo di Paolo Rampezzotti), La vergine indiana firmata da Tramonti e Totò, Se quell’evaso io fossi di Bel Ami. Vengono poi riprese Messalina e I tre moschettieri  diventate spettacoli cult per i fan dell’attore.

Dopo la nascita della figlia, Totò cerca di restare di più a Roma. Gli piace trascorrere i periodi liberi con lei. Acquistata una Balilla di seconda mano, scorrazza la neonata per le strade mostrandole Roma. Dall’Eliseo passa all’Excelsior e al Principe. Solo in aprile lo troviamo al teatro Augusteo di Napoli. Stagione dopo stagione cambia compagnie e repertorio. Nel 1934-35 è accanto a Clely Fiamma, Guglielmo Sinaz, e ha sempre Guglielmo Inglese come spalla.

I balletti sono quelli di Fiammetta Hildegarde e Vicki Meran. Numerose le novità in cartellone. Tra queste Belle o brutte mi piaccion tutte di Paolo Tramonti e Italo Inglese. Il 18 gennaio 1935, al teatro Eliseo, Totò interpreta per la prima volta il memorabile sketch del manichino. E un continuo scroscio di risate da parte del pubblico che gremisce l’elegante sala. Totò impersona l’innamorato che ne combina di tutti i colori pur di avvicinare la donna amata.

L’oggetto del suo desiderio è la moglie di un sarto, così lui si improvvisa manichino tra i manichini veri, riesce a liberarsi con paradossale comicità dalla pericolosa situazione. Sempre seguendo la donna amata, deve poi improvvisarsi dentista ai danni di un malcapitato che di notte ha bussato alla casa di un odontoiatra assente. Il 1° febbraio presenta, Una terribile notte, una divertente parodia gialla di Mario Mangini.

Durante una seduta spiritica, approfittando del buio, qualcuno uccide la moglie del padrone di casa. A rendere ancora più misteriosa la faccenda, il cadavere non si trova. Per venire a capo dell’enigma Totò e Guglielmo Inglese si offrono come poliziotti improvvisati. La storia assume subito un andamento paradossale e grottesco con un susseguirsi di scene comiche divertentissime, di equivoci, di misteriosi trabocchetti che inghiottono persone per restituire cadaveri, con danze di scheletri e fantasmi che vagano sul palcoscenico. Il 15 febbraio va in scena Don Chisciotte, ambiziosa parodia del capolavoro di Cervantes.

Totò è naturalmente Don Chisciotte e mai parte si è adattata meglio al comico. Come cavaliere dalla triste figura sempre in cerca di avventure per mettere in mostra il suo valore agli occhi dell’amata Dulcinea, deve combattere contro i mulini a vento, misurarsi in un’osteria con i briganti, affrontare due sanguinari cavadenti. Il 15 aprile 1935 l’attore sposa Diana con cerimonia religiosa nella chiesa romana di San Lorenzo in Lucina. Con loro c’è anche Liliana in braccio alla bambinaia.

Totò continua con successo il suo lavoro con la compagnia di avanspettacolo, ma, molto scrupoloso nei rapporti economici con gli attori che scrittura, spesso guadagna molto meno di loro e deve accontentarsi qualche volta di mangiare un panino con la mortadella quando loro vanno al ristorante. All’inizio del 1936 al teatro Principe di Roma presenta 50 milioni: c’è da impazzire di Paolo Tramonti e Guglielmo Inglese, quasi a voler liberarsi, almeno sulla scena, delle sue frustrazioni economiche.

In settembre all’Olimpia di Milano ottiene un successo ancora maggiore in Don Giovanni sono io... di O. Regoli. Totò, che è l’usciere Tobia, spacciandosi per Don Giovanni deve difendersi dalla foga delle sue ammiratrici inventando ogni volta uno stratagemma diverso per la focosa spagnola o per la celebre diva. Naturalmente mette a frutto le sue migliori capacità comiche, le invenzioni linguistiche e la mimica grottesca. >articolo correlato: Totò in Sicilia<

"Il principe Totò" Orio Caldiron (Gremese editore)

 

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