Totò all'inferno
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"Totò all'inferno" 1955 di Camillo Mastrocinque. Soggetto Antonio De Curtis, Sceneggiatura Vincenzo Metz, Francesco Nelli, Mario Mangini, Italo De Tuddo. Produttore Carlo Ponti e Dino De Laurentiis per Carlo Ponti Cinematografica Excelsa Film in ferraniacolor, Direttore della fotografia Aldo Tonti, Musiche Pippo Barzizza, Montaggio Gisa Radicchi Levi, Sceneggiatore Alberto Boccianti, Direttore di produzione Alfredo De Laurentiis, Aiuto regista Leopoldo Savona. Interpreti: Totò (Antonio Marchi), Franca Faldini (Maria), Maria Frau (Cleopatra), Dante Maggio (Pacifico), Mario Castellani (Cri Cri), Ubaldo Lay (Belfagor), Fulvia Franco (la dirimpettaia), Nerio Bernardi (Satana), Galeazzo Benti (il cantante), Maja Jusanova (miss Angoscia), Mario Pisu (Tolomeo), Vincent Barbi (Al Capone), Erica Sendecher (Luisa), Aldo Giuffrè (Minosse), Gustavo Giorgi (Mustafà), Giulio Calì (Caronte), Ignazio Balsamo (l'infermiere). Trama: Dopo una serie di tentati suicidi il ladro Totò annega e si ritrova all'inferno, dove incontra Cleopatra da lui amata in una precedente vita quando era Marcantonio. Per la gelosia di Satana è costretto a fuggire sulla terra ma viene ripreso dai diavoli. Alla fine Totò si sveglia e si accorge che era solo un incubo. |
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Critica: Questa farsa si giustifica soltanto con il favore che gode presso il pubblico il popolare mimo, il quale qui dispiega tutte le risorse del suo repertorio comico, costituito da ridolinate, fumisterie, battute e situazioni sono sempre inedite, alcune delle quali capace di strappare qualche risata, all'insaputa della noia. Maurizio Liverani "Paese sera" Roma 28 maggio 1955.
"Totò
all'inferno", è il primo degli undici diretti da Camillo
Mastrocinque; un film a metà strada tra la farsa e la parodia,
nel quale il personaggio centrale, appunto Totò, viene
considerato all'interno della maschera universale, del tipo "Charlot"
e della serie "Totò al giro d'Italia", "Tototarzan"
ecc. Ciò ha ridimensionato le immense qualità recitative di Totò riconducendolo alla marionetta, al tipo, alla maschera:
un pretesto per catapultare il personaggio in scenari
straordinari, facendogli recitare tutto il repertorio della
rivista di teatro, ivi compresi gli sketch di sempre. La
sceneggiatura risulta nell'insieme sconclusionata e non trova
giustificazioni nel fatto che, trattandosi di un sogno
raccontato, si possa scomporre la trama senza raccordi
narrativi. La presenza di Metz tra gli sceneggiatori ha poi
enfatizzato tutti quegli aspetti surreali insiti già nella trama
e motivati, solo alla fine, come prodotti dell'attività onirica
del protagonista; la didascalia iniziale, infatti, avverte il
pubblico che sta per assistere ad una vicenda che "si svolge tra
realtà e surrealismo". Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione |
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