Operazione San Gennaro
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"Operazione San Gennaro" 1966 di Dino Risi. Soggetto Dino Risi, Ennio De Concini; sceneggiatura Adriano Baracco, Dino Risi, Nino Manfredi; Produttore Turi Vasile per Ultra Film (Roma), Lyre Film (Parigi), Roxy Film (Monaco) in eastmacolor, Direttore della Fotografia Aldo Tonti, Musiche Armando Trovajoli, Montaggio Franco Fraticelli, Sceneggiatore Luigi Scaccianoce, Direttore di Produzione Danilo Marciani, Aiuto Regista Nanni Fabbri e Tony Tounsy. Interpreti: Totò (Don Vincenzo 'o Fenomeno), Nino Manfredi (Dudù), Senta Berger (Maggie), Mario Adorf (Sciascillo), Harry Guardino (Jack), Pinuccio Ardia (il barone), Vittoria Crispo (madre di Dudù), Claudine Auger (Assuntina), Ugo Fangareggi (Agonia), Dante Maggio (il capitano), Ralph Wolter (Frank), Giovanni Druti (il cardinale), Solvi Stubing (una suora) Trama: Tre furfanti, Jack, Maggie, Frank, vengono a Napoli con il proposito di rubare il tesoro di San Gennaro. Tramite Dudù, un piccolo guappo, si rivolgono a don Vincenzo (Totò), riverito ed ammirato carcerato chiamato 'O fenomeno, il quale suggerisce di domandarlo direttamente al Santo. Il guappo si reca in Duomo e promette al Santo che il tesoro resterà a Napoli e servirà a rendere migliore la vita ai poveracci. La banda prepara il colpo e quando finalmente riescono a mettere le mani sul tesoro, interviene Maggie, che travestita da suora, fugge a prendere l'aereo. Dudù la raggiunge all'aeroporto, riesce a recuperare il tesoro e senza volerlo lo depone nella macchina dell'arcivescovo di Napoli. Quando torna in città è accolto come il salvatore dei gioielli che vengono restituiti al Santo. |
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Critica: Il regista Dino Risi si esprime con spontanea freschezza. Tale, benché milanese, da mostrare d'aver assorbito i valori di una Napoli dove il colore e lo strepito esaltano la verità umana. Gli attori sono spassosi e più ancora le macchiette fra le quali giganteggia ovviamente Totò. Il Corriere della Sera, Milano 26 novembre 1966. Le canzoni presentate al festival di Napoli dell'anno cui si riferisce il film (1966) che è possibile ascoltare come sottofondo in alcune scene sono: Ma pecché, cantata da Iva Zanicchi; Ce vo' tiempo, cantata da Peppino Di Capri; 'A pizza, cantata da Aurelio Fierro.
Il film è un'evidente
parodia di "Sette uomini d'oro", di Marco Vicario, uscito nel 1965 e si
lega anche con "I soliti ignoti" (nello
scenario di una Napoli pittoresca e un po' di maniera al posto di una
Roma pacioccona e sonnolenta), non solo per il catalogo pressoché
identico dei componenti della sgangherata banda, ma anche proprio per
l'utilizzazione di Totò in un ruolo marginale in entrambi i film (Dante
Cruciani nel primo e Don Vincenzo 'o fenomeno in questo. Il tutto in una
Napoli fotografata nelle sue innumerevoli e variopinte caratteristiche,
che la rendono gustosa e divertente, anche se un po' di maniera, ma
volutamente di maniera,
come il tassista che manipola il tassametro e recupera il sigaro buttato
via acceso dall'americano, lo sconosciuto che offre alla bellissima
Senta Berger il suo biglietto da visita con su scritto "amatore", Dudù
che fa fumare il Vesuvio per truffare i turisti, il funerale che si
ferma perché il becchino deve scendere improvvisamente, l'interruzione
del colpo perché Dudù deve andare a un matrimonio, il sole che entra
nella cattedrale, subito interpretato come un segno d'assenso di San
Gennaro, la zeppa al contatore per truffare la compagnia elettrica, i
poveri diavoli che si presentano all'organizzatore del colpo per essere
assunti in qualche modo, e mille e mille altre situazioni analoghe, ivi
comprese le battute che hanno dietro un mondo, una filosofia, un modo di
vivere che affonda le sue radici nei secoli. |
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