Gambe d'oro
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"Gambe d'oro" 1958 di Turi Vasile. Soggetto e Sceneggiatura Antonio Margheriti, Turi Vasile. Produttore Gilberto Carbone per Film del Centauro Compagnia Cinematografica S.p.A. TITANUS, Direttore della fotografia Carlo Bellero, Musiche Lelio Luttazzi e Mario Bacilieri, Montaggio Mario Serandrei, Sceneggiatore Piero Filippone, Direttore di produzione Danilo Marciani, Aiuto regista Roberto Pariante, Fonico Kurt Doubraswsky. Interpreti: Totò (barone Luigi Fontana), Elsa Merlini (sua moglie), Rossella Como (sua figlia), Paolo Ferrari (Aldo), Scilla Gabel (Gianna), Memmo Carotenuto (Armando), Dolores Palumbo (moglie di Armando), Rosario Borelli (Franco), Turi Pandolfini (il sindaco), Giampiero Littera (Riccardo), Luigi Pavese (commendator Renzoni). Trama: Il barone Fontana presidente della squadra di calcio di Cerignola, è molto avaro e lesina ad Armando, l'allenatore, i soldi per la squadra. Per colmare la misura un industriale milanese, Renzoni, offre una grossa cifra al barone per comperare i due giocatori più bravi, Aldo e Franco. Armando si dispera. Quando la nazionale azzurra viene a Cerignola, a disputare una partita di allenamento, la piccola squadra gioca con entusiasmo e impegno riportando una bella vittoria che spinge i due giocatori a rimanere, convinti che insieme formeranno una forte squadra. Anche il Barone li sostiene, finalmente con generosità. |
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Critica: È un film di Totò, ma con poco Totò. Conseguentemente anche il divertimento del pubblico diminuisce. Non è più come una volta, quando il comico napoletano era presente dal principio alla fine: oggi il suo nome è preceduto sui titoli di presentazione dalla frase "con la partecipazione straordinaria di Totò". Peccato, perchè il suo humor, da quel non molto che si vede, è ancora quello di una volta, capace di entusiasmare l'intera platea. "Corriere Lombardo", Milano, 28 agosto 1958.
In un ruolo di non protagonista, Totò dà vita ad un personaggio che appartiene alla serie dei ritratti
"duri", come in "47 morto che parla", "Totò
terzo uomo" e "I due colonnelli", nei
quali alla maschera bonaria si sovrappone un ghigno risoluto, che vuole
essere cinico e spietato, senza mai riuscirvi. Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione |
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