Il comandante

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Film in B/N durata 100 min.  -  Incasso lire 194.650.000  (valore attuale € 3.538.223,14)  Spettatori 986.114   Video-clip 45 sec.

"Il comandante" 1964 di Paolo Heusch. Soggetto e sceneggiatura Rodolfo Sonego, Produttore Alberto Pugliese e Luciano Ercoli per Cinematografica Mediterranea, Oreste Coltellacci per Incei, Direttore della fotografia Alessandro D'Eva, Musiche Piero Umiliani, Montaggio Licia Quaglia, Sceneggiatore Nedo Azzini, Direttore di produzione Antonio Negri, Aiuto regista Albino Cocco, Fonico Enzo Silvestri.

Interpreti: Totò (colonnello Antonio Cavalli), Andreina Pagnani (Francesca sua moglie), Luciano Marin (Franco figlio di Cavalli), Carlotta Barilli (moglie di Franco), Britt Eklund (Iris), Franco Fabrizi (Sandrelli), Linda Sini (la contessa), Isa Crescenzi (un'inquilina), Alberto De Amicis (il socio di Sandrelli), Mario Castellani (un capitano), Piero Morgia (autista), Peter Martell (un ufficiale), Lina Alberti (una giocatrice), Marcella Valeri (cassiera).

Trama: Il Colonnello Cavalli viene messo a riposo dopo essere stato promosso generale. Purtroppo le sue abitudini militari, che non riesce a dimenticare, finiscono per dare fastidio a tutti, familiari compresi. Inutilmente cerca di colmare il vuoto di interessi e di amicizia cercando di scrivere le sue memorie che, peraltro, nessuno vuol pubblicare. Non gli resta che aiutare la moglie andando a fare la spesa, rinunciando al suo orgoglio. La moglie comprende la sua situazione e gli procura un impiego presso un'agenzia immobiliare, pagando con i suoi soldi, all'insaputa del marito, lo stipendio. L'agenzia è diretta da due furfanti, che lo fanno presidente quando si accorgono che la sua firma di generale è tenuta di gran conto dalle banche, e anche per servirsi del suo nome per commettere truffe di ogni genere. Il poveretto, disperato tenta il suicidio, e la sua disperazione aumenta quando scopre di essere stato ingannato anche dalla moglie che, ancora una volta, risolve la scabrosa situazione.  Deve rassegnarsi a fare la vita del pensionato, andando a passeggiare a Villa Borghese con altri pensionati come lui.

Film completo: Il comandante

Critica: Il film viene girato tra settembre e ottobre del 1963, otto settimane, più del doppio rispetto ai normali film di Totò, viene annunciato come il suo primo film interamente drammatico e come la centesima pellicola da lui interpretata. Anche se questo non corrisponde al vero , si tratta in realtà dell'ottantesimo film, la notizia dà luogo a festeggiamenti e riconoscimenti: Totò riceve la "Sirena d'Oro" agli Incontri Internazionale del Cinema e al suo ingresso al Teatro Mediterraneo viene accolto con un applauso interminabile che lo fa commuovere non poco; alcuni giorni dopo il giornalista Lello Bersani lo va a intervistare per TV Sette e Oriana Fallaci gli fa una lunga intervista per l'"Europeo". Ma nonostante questo il film si rivela un insuccesso non certo per colpa del Principe.

Scriveva Giulio Cattivelli: " [..] Totò si cimenta in un film costruito esclusivamente per lui , in chiave più crepuscolare che umoristica , e con assoluta esclusione di quei spassosi lazzi e ammiccamenti buffoneschi che costituivano il suo tradizionale e personalissimo repertorio.[..] Se il film fosse all'altezza del protagonista non potremmo dirne che bene. Purtroppo è un raccontino convenzionale e bozzettistico, un pò impacciato e incerto nella ricerca del tono giusto [..] ".
E Gian Luigi Rondi:" [..] Nonostante la schietta umanità dello spunto e la presenza di Totò in una parte più amara che non comica , l'effetto è scarsamente convincente, e alla lunga, finisce per lasciare perplessi. [..] Il film, così, si impone all'attenzione del pubblico ( al suo riso e ai suoi sospiri ) quasi esclusivamente per merito di Totò [..] ".

Il più importante di tutta la carriera cinematografica di Totò, ideato e sceneggiato su misura per lui, diretto con mano sicura e felice sensibilità da Paolo Heusch La storia è compatta e si articola attraverso sequenze e scene di indubbio spessori, drammatico, mettendo in luce la psicologia del protagonista, fino ad elevarlo verso una conflittualità tragica. È la più intensa interpretazione di de Curtis, che riesce a costruire un personaggio preciso, compatto e sempre coerente con la sua psicologia di fondo. Gian Luigi Rondi, pur apprezzando l'impianto recitativo di de Curtis, lamentava sul "Tempo" che i due autori non sarebbero mai riusciti ad "armonizzare la mestizia con l'allegria. l'amarezza con l'umorismo (qua e là anzi svolgendo addirittura in chiave comica i temi tristi e in chiave triste quelli comici)".

Quello che a Rondi appare un limite e un difetto è invece il punto forza del film: il clown Totò, per merito di Heusch, esprime nella malinconia il sorriso e nel sorriso la malinconia. Pertanto si incorre in un errore quando si liquida il fenomeno Totò considerandolo come un Pulcinella, una marionetta o un attore comico.

Unico momento satirico, tratteggiato con garbo, è lo squarcio di vita militare, che deve dare il senso dell'autorità del protagonista, poi dissolta e violentata col suo pensionamento. L'unica sequenza in cui esplode la comicità è l'incendio della toiletta, provocato da un fulmine, durante il quale il generale in pensione torna ad essere l'uomo che "comanda: arringa la folla, sposta le persone, dirige persino i pompieri.

Di straordinaria intelligenza è la scena in cui l'autopompa comunale devia lo schizzo d'acqua al passaggio del generale e che lo investe con totale indifferenza nel momento in cui questi è diventato un semplice pensionato. In questo gesto minimo si concentra non solo il penoso cambiamento di "status" sociale del protagonista, ma anche tutta la cattiveria della società, che metabolizza i vecchi considerandoli delle scorie.

Molto ben tratteggiati i primi giorni del pensionato Cavalli: il ritratto di un uomo improvvisamente divenuto solo e inascoltato, che vorrebbe continuare ad esercitare la sua autorità, ma si rende conto di essere arrivato al capolinea della vita.

Delicatissimi e veri, umani e teneri i rapporti con la moglie, un'Andreina Pagnani straordinaria, capace di esprimere tutto l'amore ma anche la lucida diagnosi sul marito ormai per così dire uscito irreversibilmente dal "gioco" della vita. Di notevole intensità la scena in cui il vecchio pensionato si aggira come un estraneo nel salotto della sua casa, letteralmente trasformato in una bisca, con numerosi tavoli da gioco, dove sono sedute le amiche della moglie e l'antiquario Torquato, per il quale nutre un'incontenibile gelosia.

Poi l'illusione di aver trovato un lavoro, che qualcuno gli ha proposto, con le varie umiliazioni: subire prepotenze al self-service; andare a comprare le sigarette per il capufticio e poi scoprire che è la moglie a pagargli 10 stipendio e tentare i] suicidio stendendosi sul binario di un treno che però devia negli ultimi centimetri. Il film descrive la società italiana degli anni '60, al cui interno la figura del protagonista acquista i suoi precisi contorni e le esatte connotazioni sociali. <<articolo correlato: Totò visto da Paolo Heusch>>

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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