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Perché Totò non perdesse ne
La
mandragola nemmeno un grammo della sua comicità, bisognava lasciarlo parlare
come parla di solito. Abbiamo dovuto perciò giungere a un compromesso: nel film fra'
Timoteo è un fiorentino d'adozione, un monaco " che venne dal napoletano, dov'ha
fatto lunga pratica ", come dice una battuta aggiunta al copione. D'altra parte, non
è stato un grave attentato alla veridicità della storia. Un frate è un po' come un
soldato, può essere reclutato anche fuori regione. Per il resto, Totò è un fra' Timoteo
perfetto, con la sua capacità di convincere e quel l'aria furbesca piena di sottintesi.
Non
era facile trovare ne
La mandragola, un episodio
in cui Totò potesse scatenarsi utilizzando tutte le sue risorse espressive. Nel copione
non era prevista una parentesi di follia medianica, come quella che Totò crea di sua
iniziativa sulla scena o nei film. È stato necessario inventarla apposta per lui: alla
fine della commedia, quando Callimaco e Lucrezia passano la notte insieme, e Machiavelli
canta il trionfo dell'amore, il turpe fra' Timoteo ha un dialogo con la morte; o meglio
c'è un agitato monologo di Totò con questa realtà invisibile, o visibile solo per lui.
Da solo, Totò fa una rappresentazione comico-macabra, una specie di danza degli scheletri
come se ne vedono tante nell'iconografia medioevale.
Abbiamo
avuto l'idea di introdurre fra' Timoteo che ipocritamente confessava il suo errore.
L'amore per il denaro, le corruzioni subite e fatte, l'inganno che stava elaborando doveva
in qualche modo sfogarli, ma non dicendolo a nessun vivente, bensì in un chiostro pieno
di mummie, ai morti: " Forse ho sbagliato, ma ho fatto a fin di bene " eccetera
eccetera, davanti alle mummie, accendendo una candela in più, una candela in più in modo
da illuminare tutto l'ambiente, e creare coi morti una specie di solidarietà, per poi
allontanarsi dicendo: " A presto! " Un dialogo con la morte che riuscì
benissimo. Mentre giravo, un prete vero protestava bloccato da uno della troupe perché
facevamo sacrilegio, e io a Totò: " Vada avanti! Vada avanti! " Tutto girato in
fretta, con un risultato bellissimo. Poi, visto e rivisto, Bini mi convinse, dicendo:
" Bada che siamo già quasi al finale, questa pausa rallenta ", e mi convinse
purtroppo a tagliare il pezzo. Totò aveva un grandissimo rispetto per il regista, ci fu
solo qualche difficoltà tecnica perché già non poteva vedere molto bene, e io gli
preparavo dei percorsi che facevamo prima insieme e questo 10 rendeva molto sciolto nei
movimenti quando giravamo. E quanto al personaggio, era capace di concentrare e
rappresentare tutta la corruzione della chiesa in una sola smorfia!
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